CORO DELL'ALBA
V
AGNUS DEI
1 - Casa - Interno.
=) Le desolate e buie immagini di sempre; corridoi, camere, pareti assurdamente dipinte; una finestra chiusa, la stanza centrale, un'altra stanza, vuota; e intanto dall'esterno proviene il rumore assordante di una pioggia torrenziale, violentissima.
2 - Un corridoio - Interno.
-) Clio corre, presa da una forte agitazione.
{La macchina da presa carrella velocemente all'indietro}
Clio: Sta piovendo! Sta piovendo!
(Dissolvenza\)
3 - Luogo imprecisato - Interno.
-) Appare nella semioscurità, in dettaglio, un angolo di una camera non meglio identificabile. L'intonaco è grigio, screpolato, gonfio di umidità. Dall'esterno irrompe senza interruzione lo scrosciare violento e ostinato dell'acqua sui vetri, sui muri, sui lastricati, sui tetti.
Corifeo: (Fuori campo) Piove da più di quaranta ore e da quando ha cominciato sono tutti agitatissimi. Si è formata in loro l'assurda convinzione che la pioggia possa far dissolvere la Nebbia. Mi preoccupa. Brutte cose le speranze nel momento in cui svaniscono.
4 - Fra la Nebbia - Esterno.
-) Il muro di Nebbia fittamente rigato dalla pioggia.
5 - Stanza centrale - Interno.
-) Totale: Clio, Michael e Adrian, in vari angoli della stanza, sono immobili; lontano, ciascuno, dagli altri e dalla macchina da presa. Nel centro dell'immagine c'è una finestra i cui battenti interni, incredibilmente, sono spalancati. Di là dai vetri, Nebbia e pioggia fitta. Il debole chiarore lattiginoso che domina l'esterno inonda anche la stanza mentre l'acqua continua a scrosciare, insistente e martellante.
{La macchina da presa comincia ad avanzare adagio verso la finestra}
Clio: (Sottovoce) Adesso cambia tutto. Vedrete che adesso cambia tutto.
{La macchina da presa esclude una a una, avanzando, le tre figure umane}
(Dissolvenza\)
Si continua a udire, forte e ininterrotto, il rumore della pioggia.
(Dissolvenza/)
La finestra.
{La macchina da presa adesso è ferma}
Lo scrosciare dell'acqua sembra non dover più cessare; invece a un certo punto comincia a diminuire, dapprima impercettibilmente, poi sempre di più. Poco a poco smette di piovere.
Prima Adrian, poi Michael, poi Clio, da varie direzioni, entrano in campo e restano fermi a guardare la finestra, la Nebbia intatta e pesante oltre essa. Adrian si avvicina, apre anche i battenti esterni. Clio comincia a tremare ma non fugge.
Un gocciolio rado e intermittente ha preso il posto del violento scrosciare.
Michael si accosta anche lui alla finestra, dopo una breve esitazione sporge fuori la mano con la palma aperta verso l'alto. La ritrae bagnata dalle ultime, deboli gocce che ancora inutilmente cadono.
C'è un lungo, impotente silenzio, poi Adrian dice:
Adrian: Non ricordo più su cosa dava questa finestra.
Clio si inginocchia sul pavimento. Ancora un silenzio, poi:
Clio: (Facendo un movimento circolare con la mano sinistra:) Guardate, si sta aprendo un buco nel pavimento.
E dopo un lungo momento di sospensione, con voce assolutamente inespressiva:
Clio: Ci inghiottirà.
Adrian e Michael si voltano, osservano il pavimento sul quale ovviamente non accade nulla, poi Clio che dopo qualche istante, assurdamente, sfrenatamente, comincia a ridere. La fissano per qualche momento, senza interesse, quindi, ignorandola, Michael prima, poi Adrian, si allontanano uscendo fuori campo da direzioni opposte.
Clio resta sola a ridere senza motivo davanti alla finestra aperta sulla Nebbia che ha già cominciato, lenta, a penetrare nella stanza.
{La macchina da presa riprende ad avanzare, escludendo Clio, fino a un dettaglio della finestra}
Il davanzale è bagnato di pioggia e velato di Nebbia. Rare gocce cadono ancora.
La risata di Clio si esaurisce poco a poco.
Silenzio e Nebbia.
Forme di vita prosperano nell'ombra e nell'umido; fra esse il muschio, e ne è pieno il davanzale infatti. Sono macchie spesse e gonfie, di un verde sbiadito, quasi bianco, che hanno già imparato a essere tutt'uno con la pietra.
La Nebbia, quasi un liquido denso e vischioso, continua intanto ad avanzare verso l'interno, continua a ricoprire, a sommergere, lenta e gigantesca, come sempre.
6 - Camera di Michael - Interno.
-) Una cristalliera contenente parecchi cocci di vetro, insieme a due boccali ancora interi. Su un'anta, attaccata con un pezzo di nastro adesivo, c'è una pagina coperta di scrittura.
{Comincia una lenta carrellata laterale}
Michael è lì accanto, spettinato e sporco. Non guarda nulla; poi gira gli occhi, solo gli occhi, verso la cristalliera.
{Prosegue la carrellata, escludendo Michael}
La finestra della camera, chiusa.
{La macchina da presa si ferma su di essa}
(Dissolvenza\)
Passa del tempo...
(Dissolvenza/)
...poi Michael entra in campo, si ferma, di spalle, di fronte alla finestra. Per un po' non fa nulla, poi, con un gesto che sarebbe brusco e improvviso se non fosse del tutto privo di energia, la spalanca.
(L'immagine diventa di colpo in bianco e nero, poi, gradualmente, tornano i colori)
Michael fissa, del tutto immobile, la Nebbia a un passo da lui. Un rumore sordo giunge da lontano.
7 - Stanza centrale - Interno.
-) Adrian, sbattendo forte le imposte, ha appena chiuso la finestra rimasta aperta ed ora si allontana. La stanza è interamente invasa dalla Nebbia.
{E sulla Nebbia, a lungo la macchina da presa si sofferma esplorandone i filamenti, le ondulazioni, l'essere sempre, infinitamente, uguale a se stessa}
8 - Studio di Adrian - Interno.
-) {La macchina da presa carrella lentamente lungo le riproduzioni di dipinti medievali appese alle pareti, ...}
Qualcuno entra nella stanza.
{... dai dipinti passa alle macchine elettroniche, dalle macchine a Adrian}
Sul coperchio chiuso del clavicembalo c'è una cuffia stereofonica; attorno a essa sono sparse alcune dozzine di fogli di partitura. Su uno di questi Adrian sta scrivendo, riscrivendo, correggendo la sua ultima musica; in fretta, sempre più in fretta.
9 - Luogo imprecisato - Interno.
-) Buio.
Corifeo: (Fuori campo) Corifeo a Coro. Penultima giornata. Oggi è accaduto un fatto che non mi aspettavo. Michael è scomparso. Non è più nella casa e Adrian lo ha cercato inutilmente per tutto il paese. Nessun commento; perché sono stanco di inventarmi interpretazioni, impressioni, di fare ipotesi su una realtà che ormai, irreversibilmente, non è più nostra: racconto quel che accade e basta.
Michael è scomparso dunque. E c'è un'altra cosa: ieri, poco prima di andar via immagino, è venuto da me. Nella stanza di Atthis ha trovato un foglio. Me lo ha portato chiedendomi di leggerlo. E' un racconto, o qualcosa del genere. Mi ha anche rivolto una richiesta che, proveniente da lui, considero incomprensibile: mi ha chiesto di leggerlo a voi.
|
9a - Camera di Atthis - Interno. -) Sul Pierrot Lunaire di Atthis, rimasto sopra il comodino, cammina un insetto, una via di mezzo fra una farfalla e una mosca, con delle lunghe antenne ricurve. |
Voce del Corifeo: Il circo è piccolo, un po' scalcinato; sa di paese, di periferia, di cose da pochi soldi. Fuori, poco fa, una strage di cui domani i giornali non parleranno, e sarà anche per nasconderci dall'universo che siamo venuti qui stasera, chissà. |
|
9b - Boschi, Stagni, Acque, Paludi, Deserti - Esterno. =) Piccole
forme
di
vita.
-) (Sull'ultima parola del racconto) L'insetto vola via dal Pierrot Lunaire. |
Voce di Atthis: Laggiù nell'arena due leonesse dall'aria mansueta hanno appena finito il loro numero, le solite cose, anche meno, fatte senza fretta, senza chiasso per un pubblico quieto, silenzioso, tristemente rado: saltare attraverso un cerchio, trottare adagio qua e là, fare a comando due o tre capriole sulla pancia, nient'altro quasi; poi, sempre senza fretta, andar via, sparire in un tunnel, iniziare l'attesa del giorno dopo, del nuovo, identico spettacolo. |
10 - Studio di Adrian - Interno.
|
-) Clio è di fronte alla parete buia, ovvero a uno sfondo, a uno spazio, a un universo di vuoto. {Dopo alcuni istanti di immobilità la macchina da presa effettua lentamente una panoramica semicircolare, fino a ottenere il controcampo} In un altro punto della stanza c'è Adrian, ha in mano la sua partitura, la guarda, ne fa scorrere le pagine, poi la ripone sul tavolo accanto a quattro bobine di nastro magnetico. Una quinta la toglie dal registratore, la inserisce nella custodia e la mette insieme alle altre. Va infine all'interruttore generale; comincia a spegnere tutte le apparecchiature elettroniche. {La macchina da presa, mantenendo sempre in campo Adrian, effettua una lenta carrellata allindietro, tale da riportare in campo anche Clio; non peró la parete buia, che ora si trova alle spalle della macchina da presa stessa} Clio si volta verso Adrian, mentre egli preme un ultimo interruttore. La luce che in quell'istante, fuori dall'inquadratura, inonda la parete buia, illumina di riflesso anche lei. Clio guarda la parete, poi va via uscendo fuori campo. Adrian va a sedersi sulla poltrona girevole nel centro della stanza; resta lì, senza guardare nulla e comincia a dondolarsi leggermente. {La macchina da presa effettua una carrellata semicircolare attorno a Adrian fino a ottenere nuovamente il controcampo, tornando cioé allinquadratura iniziale} Adrian è una sagoma nera e oscillante nel buio; sullo sfondo c'è la parete, ora illuminata da una luce vivida, intensa e fredda. Su di essa, quasi a grandezza naturale, una riproduzione del Trionfo della Morte di Palermo. {La macchina da presa si immobilizza per alcuni istanti su questo totale.} Lunga sequenza dei particolari dell'affresco, pensando agli ultimi otto minuti di Andrej Rublev ma più "polifonicamente", come a contraddire la monodia della musica che scorre insieme a queste immagini.. (Dissolvenza\)
|
Si sente, come attraverso la mente di Adrian, la musica del suo Agnus Dei. |
11 - Cantina - Interno.
-) Si sente il rumore cupo, costante, monotono del gruppo elettrogeno in funzione.
{Lenta panoramica sulla stanza, vuota}
La lampadina senza schermature che illumina, o tenta di illuminare, il locale pende, immobile, dal soffitto. Sotto di essa, nel centro della stanza sosta, isolata, la massiccia figura metallica dell'apparato generatore.
{Continua la panoramica; il gruppo elettrogeno esce fuori campo}
Pochi bidoni di benzina vuoti sono sparsi sul pavimento insieme a cavi elettrici e parti metalliche di irriconoscibili macchine scomparse.
(Dissolvenza \)
Sull'immagine buia si continua a udire il rumore del gruppo elettrogeno. Rumore che in un primo tempo prosegue regolare ma poi s'interrompe, riprende, esita, infine cessa del tutto.
12 - Finestra - Interno.
(Dissolvenza /)
-) In primo piano, su una tavola di legno, tremolano due candele accese. Sullo sfondo, una finestra sbarrata attraverso le cui fessure il solito chiarore lattiginoso inonda debolmente e tenacemente la stanza.
Da lontano viene, cessa, ricomincia, un rumore di passi leggeri.
Fuori si fa buio. Le fessure del legno si oscurano e così la stanza.
I passi cominciano ad avvicinarsi. Clio entra in campo da sinistra, rivolge, passando, un lento sguardo alla finestra, esce fuori campo dalla parte opposta.
Il rumore dei passi torna ad allontanarsi, risuona come fra le navate di una chiesa, sempre più debolmente, infine impercettibilmente svanisce.
(Dissolvenza \)
(Dissolvenza /)
E' trascorso del tempo; adesso le fessure della finestra tornano a rischiararsi, fuori è di nuovo crepuscolo.
13 - Casa - Interno.
|
-) Candele accese e perfino alcuni piccoli falò sparsi negli angoli hanno preso il posto delle lampade elettriche. La luce ora è rossastra e irregolare, ricca di ombre in movimento e contrasti violenti. {La macchina da presa avanza, ondeggiando leggermente, fra le stanze ormai in completo abbandono. E' un moto lento, quasi di deriva, che dura molto a lungo. A un certo istante, e inizialmente per un solo istante, incrocia il vagare di Adrian} Adrian si muove senza scopo da una stanza all'altra. {La macchina da presa lo accompagna, ma come per caso; frequentemente il suo moto ondeggiante non coincide con gli spostamenti di lui, che dunque esce fuori campo, scompare, finché la macchina da presa non lo incrocia di nuovo ricominciando a seguirlo, sempre però con assoluta casualità, tanto che da un momento all'altro essa potrebbe prendere definitivamente un'altra direzione, tornando a inquadrare solo stanze vuote e ombre in movimento} Infine Adrian capita nell'ingresso; qui, senza che nulla nei suoi gesti lasci supporre una decisione preordinata, indossa il cappotto pesante, prende il fucile ed esce chiudendo la porta alle sue spalle. {Anche per queste ultime azioni di Adrian la macchina da presa mostra la stessa casuale indifferenza, poi continua, sola, la sua deriva fra le stanze disabitate} |
Corifeo: (Fuori campo) Corifeo a Coro; ultima giornata, rapporto conclusivo. |
14 - Cimitero - Esterno.
a) (Dissolvenza /)
Adrian, col fucile in mano, vaga fra le tombe. Capita, per caso o forse no, davanti al monticello di terra che costituisce quella di Atthis. Si ferma. Qualcuno ci ha piantato sopra una approssimativa croce di legno. Adrian fissa la croce con una certa sorpresa.
Si sente un rumore alle sue spalle, un lento scalpiccio. Adrian si volta, sollevando il fucile.
Adrian: (Riabbassando il fucile) Ah, è lei.
b) Soggettiva del Corifeo: Adrian è fermo in mezzo alle tombe avvolte dalla Nebbia.
Il Corifeo si avvicina. Guarda anche lui la croce, due stecche inchiodate precariamente insieme e piantate nel terreno umido.
Corifeo: (Fuori campo) Lì ha sotterrato Atthis?
Adrian annuisce.
Corifeo: (Fuori campo) Anche la croce. Tutto mi aspettavo ma non una croce.
Adrian: Non l'ho messa io. Sarà stato Michael prima di andare via. Era nel suo stile agire incoerentemente.
Corifeo: (Fuori campo) Perché incoerentemente? C'è chi ha detto che è segno di saggezza fare ogni tanto qualcosa di contrario al proprio modo di essere.
Adrian: (Sorridendo un po' ironicamente) Chi?
Corifeo: (Fuori campo) Non ricordo. Io forse, adesso. (Pausa) Ha fatto in tempo a finire la sua musica?
Adrian annuisce. Restano entrambi per alcuni istanti in silenzio.
Corifeo: (Fuori campo) Sto per andarmene anch'io; ho lasciato nella casa parte dell'equipaggiamento; anche la radio. Può buttare via tutto se crede.
Adrian: Sì.
(Dissolvenza \)
(Dissolvenza /)
a) Il Corifeo è andato via. Adrian si volta verso le tombe. Si era chiesto spesso da bambino, per gioco, cosa si potesse provare nel sentirsi l'ultimo uomo sulla Terra. Adesso lo sa.
15 - Strade del Paese - Esterno.
|
-) Adrian cammina lentamente, assorto; trascina dietro di sé il fucile tenendolo per le canne. Non si sente nessun rumore tranne quello dei suoi passi e del calcio del fucile che striscia sul selciato. Tutto è immobile. La Nebbia forma dei piccoli, provvisori mulinelli dove Adrian passa, ma subito s'immobilizza di nuovo. Adrian raccoglie un sasso, lo lancia debolmente contro una finestra; il rumore del vetro che s'infrange risuona fortissimo, quasi assordante in quel vuoto quasi cosmico, in quel silenzio assoluto. Ma anche il rumore subito viene assorbito, scompare. Adrian riprende a camminare. -) Urta col piede una lattina vuota, che rotola per qualche metro. Il rumore metallico riverbera questa volta più a lungo sui muri delle case.
|
Base Orbitale: (Fuori campo) Coro a Corifeo; non abbiamo compreso il senso del tuo ultimo messaggio. Cosa significa, vuoi cercare la tua casa? Sai benissimo che le probabilità di sopravvivenza a oltranza nella Nebbia sono nulle, né noi siamo in grado di aiutarti; dunque, pur ammesso che tu riesca a trovarla, non riusciamo a comprendere lo scopo di questa tua decisione.
In ogni caso la missione che ti è stata affidata è conclusa e noi autorizziamo il tuo ritorno alla base orbitale. Attendiamo conferma. Ripeto, attendiamo conferma. Passo. |
16 - Porta d'ingresso - Esterno.
-) La porta della casa, vista attraverso il denso muro della Nebbia, sembra un fantasma di pietra. Una figura indistinta con un fucile in mano, nella quale solo per abitudine si può riconoscere Adrian, entra in campo da sinistra, sale quasi con fatica i gradini, apre la porta, entra; richiude la porta, ancora una volta, dietro di sé.
(Lenta dissolvenza \)
ITE, MISSA EST
Studio di Adrian - Interno.
-) Adrian entra in campo, col fucile in una mano e una lampada a gas nell'altra. Posa la lampada accanto alla tastiera del calcolatore e il fucile vicino alla lampada. Più oltre, appoggiato adesso sul leggio, sta il grosso pacco di fogli della partitura, ormai ultimata. Adrian lo prende e lo ripone su uno scaffale. Quindi prende le cinque bobine di nastro magnetico che aveva lasciate sul tavolo, e ripone anche queste.
Si guarda intorno: a differenza delle altre stanze tutto qui è a posto e in ordine. Fa scorrere lo sguardo sugli oscillatori, i sequencer, gli equalizzatori; ed è come se pensasse che no, non sono morti, stanno solo dormendo, che un giorno tornerà l'elettricità e allora si sveglieranno per riprendere il lavoro; sono le macchine dell'immortalità, della necessaria, irrinunciabile menzogna, e stanno solo dormendo; non c'è da aver paura.
Adrian si siede davanti allo schermo spento del calcolatore. Si versa dell'acqua, comincia a sollevare il bicchiere come per un brindisi, verso il clavicembalo ma poi dirotta il gesto verso la parete del Trionfo della Morte. Avvicina quindi il bicchiere a sé come per bere e invece con un gesto brusco getta l'acqua sulla più vicina delle macchine che gli stanno intorno. Con calma appoggia poi il bicchiere sul monitor del calcolatore.
Si mette il fucile sulle ginocchia, estrae lentamente le cartucce, le posa davanti a sé. Fissa a lungo lo schermo vuoto del calcolatore, poi le cartucce; le rimette stancamente nelle canne del fucile. Resta così, col fucile in grembo, immobile, a lungo, fissando lo schermo spento.
(Inizia una lentissima dissolvenza in chiusura)
Adrian: (Sommessamente) Andate in pace... Missa est.
Molto lentamente solleva il fucile, mentre comincia a essere scosso dai singhiozzi di un riso senza gioia, spasmodico, prolungato, che cresce fino a diventare una risata ossessiva, sfrenata.
Appoggia le canne del fucile contro il mento, le preme con forza, avvicina entrambe le mani al grilletto.
(Si completa la dissolvenza; lo schermo torna definitivamente buio)
Si sente ancora la risata di Adrian, isterica, disperata, infinita.