PRIMA DELL'AUTUNNO

 

 

 

 

 

 

1990

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Prima dell'autunno, prima dell'estate, prima di ogni stagione, quando il sole è fioccoso, e scende e incontra ancora la Terra, tutto è bianco e opalino in quel momento che può a volte durare a lungo. Non sono nebbie, né rugiade, ma ceneri."

Iannis Xenakis.

 







1 - Autostrada - Esterno - Giorno.

-) Racchiusa ancora nel buio che precede ogni principio, una voce di basso, forse da un'autoradio, forse semplicemente nei ricordi di qualcuno, canta una melodia monodica su un testo in lingua greca.
Passano istanti; viene, fatta di sola luce, la prima immagine: un succedersi di nebulose gialle che scorrono con uniformità sullo schermo buio mutando poco a poco fino a concretizzarsi, ma con estrema lentezza, nei riflettori della galleria di un'autostrada.

-) Un'automobile corre nella galleria deserta.

-) Il guidatore è un uomo sui trentacinque anni del quale, più che il nome, la provenienza, la professione, ci interessa sapere che il luogo attraverso cui si svolge il suo viaggio ha ormai da tempo perso ogni contatto, se non con l'interiorità più profonda di lui, col fluire della sua vita, che egli sente su di sé, in questo momento, la silenziosa condizione del forestiero. Il suo volto, illuminato dalle luci gialle della galleria e azzurrine del cruscotto, è da esse, dalla loro innaturalezza, racchiuso in ciò che pare una maschera immateriale, quasi ancora trattenuto a una distanza che, in altro modo - ad esempio, mai volgendo lo sguardo verso la macchina da presa - egli non cesserà di mantenere.

-) Vista dall'interno dell'automobile in corsa appare, lontana, l'uscita della galleria.

Voce di Lighea: Sono tutto perché sono soltanto corrente di vita, priva di accidenti; sono immortale perché tutte le morti confluiscono in me e in me radunate ridiventano vita non più individuale e determinata ma panica e quindi libera.

-) Gli occhi del forestiero.

Voce del Forestiero: A volte quelle parole mi tornavano alla mente, come torna alla mente un mistero, un incanto, o una speranza.

-) L'uscita della galleria si fa più vicina, il suo chiarore bianco più intenso. Infine intorno all'automobile in corsa esplode la luce di un giorno di tarda estate.

Voce del Forestiero: Quelle parole avevano il fascino di un orizzonte, la gioia di una eternità, di un sole; per cos'altro sarei mai tornato qui?

-) A un casello di cui non vediamo il nome, forse a un casello che non ha nome, l'automobile esce dall'autostrada.

 

2 - Albergo sul Mare (Sala da pranzo) - Esterno - Giorno.

-) La sala da pranzo è un locale ampio, reso luminoso da lunghe vetrate rivolte verso il mare e occupato, secondo una distribuzione che non pare seguire alcuna regola visibile se non quella del puro caso, da numerosi tavoli, su ciascuno dei quali è distesa con cura una grande tovaglia bianca. Nell'angolo più lontano dalla porta c'è un pianoforte circondato da alcune piante, da dietro le quali appare una giovane donna delle pulizie intenta a spazzare il pavimento. Entra il barista dell'albergo seguito da un'altra giovane donna, piuttosto magra e dai capelli neri e corti. Il barista indica a quest'ultima l'angolo del pianoforte.

Barista: Ecco, il piano è laggiù. Sa suonarlo davvero?

Donna del pianoforte: Ho fatto il conservatorio.

Il barista va via emettendo uno scettico grugnito di assenso. La donna si accosta alle vetrate, guarda fuori; si avvicina poi al pianoforte, lo fissa per un po' senza un'espressione particolare; vaga quindi fra i tavoli vuoti, dall'uno all'altro, facendo scivolare una mano sulle tovaglie bianche.

Donna delle pulizie: Buongiorno.

Donna del pianoforte: Buongiorno.

La donna torna verso le vetrate, si appoggia a una di esse guardando nuovamente in direzione del mare.

 

3 - Strada statale - Esterno - Giorno.

-) È pomeriggio avanzato. L'automobile del forestiero viaggia ora su una strada che costeggia il mare.

 

4 - Piazzale antistante l'Albergo sul mare - Esterno - Giorno.

-) L'automobile si ferma sul piazzale, il forestiero scende, estrae dal portabagagli una valigia, entra nell'albergo.

 

5 - Hall dell'Albergo sul mare - Interno - Giorno.

-) Attraverso una porta a vetri vediamo il forestiero avvicinarsi alla portineria, scambiare qualche parola col portiere, poi ricevere una chiave, consegnare un documento e infine allontanarsi verso la sua camera.

 

6 - Albergo sul mare (Camera del Forestiero) - Interno - Giorno.

-) Il forestiero entra e posa la borsa da viaggio sul letto. Dà solo un'occhiata alla camera, quanto basta per rendersi conto della sua prevedibile anonimità. Si accorge, nel far ciò, della presenza di un crocifisso appeso al muro sopra il letto. Lo prende e lo ripone fuori dalla vista, poi va alla finestra, la apre, vi si affaccia. I suoi gesti sono lenti e quieti, senza a causa di ciò avere nulla dell'indolenza di chi esegue controvoglia azioni anonime, a lui estranee o sgradite, ma apparendo piuttosto guidati dalla connaturata esigenza di ascoltare fino in fondo ogni istante del tempo prima che esso si aggiunga al passato.
Trascorsi alcuni secondi al davanzale, egli torna alla borsa da viaggio, ne estrae un quaderno e un sottile libro dalla copertina rossa; li posa sul letto; prende, sempre dalla borsa, un asciugamano e va nel bagno a lavarsi.

-) Mentre si sente lo scrosciare dell'acqua la macchina da presa si sofferma sul libro e sul quaderno. Il libro è I Racconti di Tomasi di Lampedusa.

-) È inquadrata ora una porzione della camera, occupata dal letto e da poche altre cose. Non si sente più lo scrosciare dell'acqua, l'asciugamano è appoggiato alla spalliera di una sedia e la borsa da viaggio è sul pavimento.
Il forestiero entra in campo e si sdraia sul letto; prende il quaderno e comincia a scrivervi qualcosa.

Voce del Forestiero: Quinto giorno. Albergo sul mare in un posto senza nome. Questa è l'ultima sosta prima della fine del viaggio; l'albergo è semivuoto, o così sembra, e c'è su tutto un silenzio immenso, ma un silenzio che non evoca nulla, nemmeno la banale idea di una attesa.

Si interrompe, chiude il quaderno lasciando un dito fra le pagine.

Voce del Forestiero: Un silenzio che pare l'opposto ma è in realtà l'uguale d'un frastuono inutile e vuoto.

Un istante dopo, lentamente, riapre il quaderno, sfoglia parecchie pagine all'indietro. Si ferma su una, legge.

 

7 - Rada di Naxos - Esterno - Tardo pomeriggio.

(Sequenza in bianco e nero virato giallo)

-) L'abitato moderno è un centro turistico affollato di insegne al neon all'americana, di rumori di autoradio, di macchine, di gente.

-) La rada di Naxos è ricoperta di ombrelloni. Un piccolo aereo passa a bassa quota sventolando la pubblicità di una discoteca poche decine di metri al di sopra della folla dei bagnanti, dei turisti; un pullulare di volti umani in movimento, in atteggiamenti distratti, chiassosi o indifferenti.
Su queste immagini continua a udirsi la voce del forestiero:

Voce del Forestiero: Secondo giorno. Naxos. La rada è ricoperta di alberghi, discoteche, barche. Il mare stesso è immobile; non calmo, immobile. E vuoto. L'unico filo sottile che inutilmente tenta di unire tutto questo a un passato così estraneo a quanti, dalla distanza del presente, lo vedono attraverso la coltre opaca d'una folla di secoli, così estraneo a loro da essere ormai solo strumento e alibi d'una altrettanto grande estraneità, quella fra essi e il diverso, il futuro...

-) In riva al mare, accanto alla strada, c'è una scultura moderna, una Nike di metallo su un basamento di pietra.

Voce del Forestiero: ...è una Nike collocata sul ciglio della strada, forse solo per caso in riva al mare, un po' patetica, un po' ipocrita.

Il forestiero entra in campo, si ferma di fronte alla scultura, la guarda.

-) La Nike, vista dal basso in alto, contro il cielo. Poco a poco la macchina da presa la esclude, seguendo i disegni di alcune nuvole sottili e sfilacciate. Gradualmente il viraggio giallo scompare.

 

8 - Cielo - Esterno - Tardo pomeriggio.

(Sequenza in bianco e nero)

-) L'immagine astratta di un'altra nuvola, dai complicati arabeschi bianchi. A lungo.

 

9 - Rovine di Naxos - Esterno - Tardo pomeriggio.

(Sequenza in bianco e nero)

-) Totale della zona archeologica, deserta.

-) Un viale corre accanto ai bassi resti di un muro megalitico, costeggiando le rovine in tutta la loro lunghezza.

=) Seguono immagini delle rovine deserte.

Voce del Forestiero: Cominciò qui ventisette secoli fa. Vennero dai diluvi di luce, dai paesaggi di rocce e spume dell'Egeo, portarono con sé i miti e gli dèi, la favola inconsapevole di un'armonia che non fecero in tempo a conoscere e che nessuno ha conosciuto ancora.

-) (Viraggio blu)

Il forestiero è ora seduto sul bordo di quel che rimane del Temenos di Afrodite. Per molto tempo si ode solo il silenzio, poi un leggero rumore di passi sulle pietre.
Entra in campo una bambina sugli undici anni, si siede anche lei sul bordo del Temenos, lungo il lato opposto a quello su cui è seduto il forestiero. I due si guardano per un po' in silenzio, poi la bambina agita la mano in segno di saluto. Il forestiero sorride e, con un gesto più lento, ricambia. La bambina, dopo qualche istante, si alza e va a sederglisi vicino.

Bambina: Ciao. Abiti qui?

Il forestiero ride, indica con la mano le rovine.

Forestiero: Qui? No.

Bambina: Peccato. (Pausa) Non capisco perché stiano tutti là fuori e nessuno più viva qui.

Forestiero: Ogni tempo ha le sue città.

Bambina: Sì. Può darsi.

Pausa. Entrambi lentamente si voltano a guardare fuori campo, in direzioni opposte; si immobilizzano così, a lungo, tornano poi, come per caso, a rivolgere lo sguardo l'uno verso l'altra.

Bambina: Sei appena arrivato tu?

Forestiero: Sì.

Bambina: E ci sarai ancora stanotte?

Forestiero: No; sto per ripartire.

Bambina: Buon viaggio allora. (Pausa) Io adesso devo andare.

Forestiero: Buon viaggio anche a te.

La bambina si alza e va via ripetendo il gesto di saluto fatto poco prima, che nuovamente il forestiero ricambia. Il silenzio torna completo.

 

10 - Albergo sul Mare (Sala da pranzo) - Interno - Giorno.

-) La donna del pianoforte sta sfogliando una partitura appoggiata sulla tastiera dello strumento.
La donna delle pulizie, non più in abiti da lavoro, le si siede accanto.

Donna delle pulizie: È proprio vero che lo sai suonare?

La donna del pianoforte sorride e annuisce.

Donna del Pianoforte: Vuoi sentire?

Donna delle Pulizie: Sì.

La donna del pianoforte mette via la partitura e comincia a suonare: note isolate, pause, lunghi arpeggi, poi di nuovo note isolate e silenzi.
Per un po' l'altra donna ascolta senza dir nulla, poi domanda:

Donna delle pulizie: Cos'è?

Donna del pianoforte: Non so. Una cosa che ho fatto io quando ero al conservatorio. Ti piace?

La donna delle pulizie annuisce, poi guarda le mani dell'altra che si muovono sulla tastiera.

Donna delle pulizie: Dev'essere difficilissimo imparare. Tutti quei tasti...!

La donna del pianoforte smette di suonare. Tutte e due si mettono a ridere.

 

11 - Albergo sul Mare (Camera del Forestiero) - Interno - Buio.

-) La camera è ora in penombra. Il forestiero, sdraiato sul letto, dorme.
Tutto è in principio assolutamente immobile. Poi qualcosa, impercettibilmente, comincia a muoversi; non nell'immagine ma nella profondità dei suoni. Iniziando debolissimi, tanto da non esser quasi distinguibili, e facendosi poi lentamente più chiari pur conservando in chi ascolta una sensazione di lontananza, appaiono, simili a sirene di navi nascoste, quelle vibrazioni lunghe, antiche, qualcuno ha detto tristi, che sono i canti delle balene. Un fortissimo cluster di pianoforte si sovrappone a esse, preludendo al loro rapido dissolversi.

-) Tutto si oscura. Lo spazio è invaso, saturato dalla primigenia asprezza di una musica scabra e spoglia, e da onde che si frantumano in rose di spuma bianca circondate dal buio.
Riappare brevemente la stanza, in cui un cielo d'acqua in tempesta ha preso il posto del soffitto.

-) Foschie bianche, quasi fosforescenti, si muovono velocissime sul mare. Altre foschie, sospinte da un forte vento, risalgono il pendio di un monte.

=) Getti incandescenti di lava proiettati verso il cielo notturno. Fiumi infuocati precipitanti verso valle. Lave solidificate. Rocce. Terra. Ceneri. Mentre il paesaggio sonoro si quieta in un fruscio di risacca.

-) È di nuovo buio. Ora la macchina da presa scorre lungo curve bianche, scivola lungo le armonie di un corpo femminile, che è quello della Venere Anadiomene di Siracusa, mentre continua a udirsi il calmo rumore del mare.
Infine anche la risacca dissolve nel silenzio. La luce muta, spariscono i resti del sogno, appare un chiarore sempre più intenso, che chiude la notte.

 

12 - Spiaggia - Esterno - Alba.

-) La donna del pianoforte entra in campo camminando con le mani nelle tasche dei jeans; si avvicina al mare passando accanto ai resti di un fuoco, guarda in direzione di un promontorio che, lontanissimo, delimita la spiaggia a sud, poi rivolge gli occhi verso il mare davanti a sé. Chiude gli occhi, piega la testa all'indietro.

-) Un gruppo di ragazzi, lontani sulla spiaggia. Uno si separa dal gruppo, una ragazza gli corre dietro e ridendo lo trattiene. Poi tutti insieme vanno via scherzando fra loro. Giungono, attutite, le loro voci.

-) La donna del pianoforte si siede sulla sabbia; resta alcuni istanti immobile, poi vi si sdraia. Il mare è calmo; le voci lontane dei ragazzi scompaiono poco a poco.

 

13 - Albergo sul Mare (Camera del Forestiero) - Interno - Giorno.

-) Sul balcone, in pieno sole, si disegna l'ombra ondeggiante di una tenda.

-) Disteso su una sedia a sdraio, il forestiero ne osserva i movimenti.

-) Di nuovo l'ondeggiare monotono e silenzioso della tenda.

Voce del Forestiero: Racconta Tomasi di Lampedusa di un piccolo golfo sopra punta Izzo, dove il mare scintilla d'estate come cristallo e il sole arde senza ferire. Qui, racconta, un uomo incontrò Lighea, figlia di Calliope, la Sirena Lighea, creatura divina e primordiale, madre antichissima e bambina, donna e immortale.

-) Primo piano della testa del forestiero, dall'alto.

 

14 - Capo Peloro - Esterno - Crepuscolo.

(Sequenza in bianco e nero)

-) Paesaggi dello Stretto, ricoperti di luce diffusa. Piccole barche da pesca stanno immobili, sospese sulla superficie dell'acqua. Un'altra, più vicina, si muove lasciandosi dietro una lucida scia bianca.

-) Un faro comincia a emettere lampi di luce verso il mare.

-) Il forestiero, sulla spiaggia, si avvicina a quel che resta di un vecchio cantiere navale abbandonato: due capannoni in rovina addossati l'uno all'altro, accanto ai quali, certamente da lungo tempo, stanno issati su una impalcatura due aliscafi in disarmo ormai mezzo arrugginiti.

 

15 - Capannoni abbandonati - Esterno/Interno - Crepuscolo.

(Sequenza in bianco e nero)

-) Il forestiero entra in uno dei due capannoni.

-) Lo circonda un enorme spazio vuoto costellato da intense macchie di luce penetranti da alte finestre o, più spesso, da aperture informi che mostrano il mare, la spiaggia o il cielo lì dove visibile è stato solo, in altri tempi, il buio di una parete o di un soffitto. Ovunque fra le macchie di luce gli ultimi residui di una recente pioggia gocciolano ancora dal soffitto sconnesso, radunandosi, sul pavimento irregolare, in larghe pozzanghere scure che un riverbero di luce macchia qua e là di riflessi metallici.
In questo nuovo paesaggio il forestiero avanza un po' a caso, senza guardarsi intorno, fissando anzi gli occhi sul solo pavimento, sull'acqua e sui detriti che lo ricoprono, finché qualcosa sembra attrarre la sua attenzione; si avvia verso un ampio vano rettangolare tramite il quale i due capannoni sono intercomunicanti e ne attraversa la soglia.

-) Il secondo capannone è in parte occupato dalla chiglia completamente arrugginita di una imbarcazione la cui costruzione è stata lasciata, chissà quando, incompiuta. Tutto attorno sono disseminati specchi di diverse forme geometriche, variamente inclinati, fra i quali si muove un uomo con una macchina fotografica in mano. Ogni tanto egli si ferma, punta l'obiettivo verso uno di essi, o più d'uno insieme, in cui si riflettono le strutture del capannone, le pozzanghere, la luce che penetra dalle innumerevoli fessure, e fa scattare l'otturatore.
Il forestiero entra in campo.

Forestiero: Cosa fai tu qui?

L'uomo si volta, mostra una certa sorpresa nel vederlo.

Fotografo: (Rivolto al capannone, o all'acqua, o agli specchi, o a chissà chi) Ma guarda chi è tornato! (Poi, rivolto più semplicemente al forestiero) Cosa ci faccio qui? Il fotografo delle macerie, non si vede? (Indica il capannone e gli specchi) Bello, eh?

Il forestiero si avvicina a uno degli specchi e ci guarda dentro.

Forestiero: I riflessi. Sono belli i riflessi.

Fotografo: Tu piuttosto, come mai sei qui?

Il forestiero smette di fissare lo specchio.

Forestiero: Di passaggio. Sto cercando un posto. Sono tornato per cercare un posto.

Fotografo: Dove?

Forestiero: Vicino Augusta. Pare che sia molto bello.

Fotografo: Perché proprio lì? Ci sono mille posti belli da queste parti; e anche altrove. Ce ne sono ovunque di posti belli.

Forestiero: Quello è un po' diverso.

Fotografo: Ovvero?

Forestiero: (Fuori campo) Si parla di esso in un libro, in un racconto di Tomasi di Lampedusa; Lighea, lo conosci?

Fotografo: Lighea... Si che lo conosco. Fammi capire, stai cercando il posto in cui quell'uomo... come si chiamava?

Forestiero: Rosario La Ciura.

Fotografo: Sì..., dove quell'uomo da giovane incontrò la Sirena? Devi proprio averne di tempo da buttar via.

Forestiero: Perché? L'hai cercato anche tu?

Fotografo: No, ma non è necessario. Quel posto non esiste. Lighea non esiste. Niente esiste.

Riprende a fotografare. Il forestiero lo osserva a lungo, in silenzio, con una specie di mezzo sorriso. La macchina da presa approfitta di questa pausa per passare dai due uomini all'ambiente che li circonda, dal quale trae adesso immagini che sostano a metà strada fra la figuratività e l'astrazione, e in cui si contrappongono le strutture metalliche del capannone riflesse negli specchi e la luce solare che filtra dalle fessure del tetto e delle pareti riflessa nelle pozzanghere d'acqua. Queste immagini scorrono inizialmente in silenzio, poi contrappuntano il seguito del dialogo fra i due uomini.

Forestiero: (Fuori Campo) Perché non vieni con me?

Fotografo: (Fuori Campo) Con te? Che fesseria! Intanto perché so che non stai dicendo sul serio: tu certe cose vuoi farle da solo. E poi, te l'ho detto, perché non serve a niente. E infine perché ho altro da fare che correre dietro a parole scritte da un morto.

Forestiero: (Fuori Campo, ironico) Fotografare capannoni in sfacelo, ad esempio?

Fotografo: (Fuori campo) Tu invece... me lo ricordo come sei fatto e a cosa corri dietro tu. La chiamate armonia, felicità, bellezza; è solo il basso soddisfacimento di un desiderio estetico, una egoistica voglia di dormire. Tutta roba che appartiene al mondo delle fandonie comunque, credimi.

Forestiero: (Fuori Campo) Dei miti se mai, e mi basta.

Fotografo: (Fuori Campo) Fa come credi. Va ad Augusta, va dove ti pare: male non ti farà... o forse sì, e sarà meglio.

-) L'inquadratura scende, in una panoramica verticale, dalle capriate del tetto a un totale del capannone, vuoto. Nemmeno gli specchi adesso ci sono più.

 

16 - Albergo sul mare (Camera del Forestiero) - Interno - Giorno.

-) Primo piano del forestiero, immobile come prima.

-) La tenda, cessato il vento, si è fermata.

 

17 - Albergo sul Mare (Sala da pranzo) - Interno - Giorno.

-) È l'ora del pranzo ma la sala è quasi vuota; l'estate, e con essa, per l'albergo, l'alta stagione, è ormai praticamente finita. Solo qualche tavolo è occupato da radi clienti che hanno appena, pacatamente, cominciato a mangiare. Nell'angolo più lontano dalla porta, circondata dalle piante, la donna del pianoforte sta suonando le Gimnopedie di Erik Satie, alle quali si sovrappongono con discrezione i deboli rumori delle stoviglie. Appare un cameriere, apparecchia un tavolo vuoto, poi va via. Entra il forestiero, si avvicina a esso, vi si siede. Attende.

-) I rari tavoli occupati sono distanti l'uno dall'altro, come se i pochi ospiti dell'albergo tengano a mantenere un atteggiamento di reciproco, distaccato riserbo. Anche il forestiero non fa eccezione, limitandosi inoltre a gettare solo casuali e passeggere occhiate intorno a sé. Le vetrate, il silenzio rotto solo dalla musica e dai deboli rumori del pranzo, i gesti quieti e dunque lenti di ciascuno, danno la sensazione d'essere immersi in un mondo sospeso, in ciò che apparirebbe all'estraneo, e forse non solo a lui, un punto congelato e immutabile del tempo, di cui soltanto esseri desueti, dalla minima, appena accennata gestualità paiono esser stati ammessi a fare parte;

-) come un uomo e una donna piuttosto anziani, che occupano uno dei tavoli vicino al pianoforte e che mangiano adagio, scambiandosi ogni tanto, sottovoce, brevi frasi separate da lunghe pause;

-) o un uomo di mezz'età, solo, seduto a un altro tavolo sul lato opposto della sala, che mangia senza mai guardare il piatto, con gli occhi spalancati rivolti in direzione delle vetrate che danno sul mare;

-) o, a un tavolo prossimo alla porta, una piccola e silenziosa famiglia: lui, lei, una bambina sugli otto, nove anni.

-) Il forestiero sta seduto per conto suo, in attesa, partecipe del generale silenzio, della stasi perfetta che governa quell'arcipelago di scorrelate individualità. Ben presto è la musica ad attrarre la sua attenzione, o forse la donna che la suona.
Passa del tempo, poi il cameriere torna portandogli il pranzo. Il forestiero comincia a mangiare.

 

18 - Mare - Esterno - Giorno.

=) Immagini, ormai non più estive, dell'orizzonte marino. Se ne ricava un senso di potenza che sfuma poco a poco in un senso opposto, di lontananza.

 

19 - Albergo sul Mare (Bar) - Interno - Giorno.

-) Il pranzo è finito. Il forestiero entra, si avvicina al bancone. Trova il barista affaccendato nella lettura di un giornale.

Forestiero: Mi dà un bicchiere di latte?

Barista: Freddo?

Forestiero: Sì.

Giungono intanto dalla sala da pranzo le note del pianoforte: su un tono ancora sommesso e rarefatto, nuovamente dando forma a una musica di eccezionale levità, ma giocata su maggiori livelli di astrazione e geometria di quella di Satie: una sorta di equivalente sonoro, si direbbe, del trasfigurarsi di una olimpica luce, una luce fredda e calma, attraverso le facce di un cristallo.
Il barista, messo svogliatamente da parte il giornale, versa il latte in un bicchiere. Il forestiero comincia a berlo.

Barista: Ma non sa suonare niente di più orecchiabile quella lì?

Forestiero: È la prima variazione dall'opera 27 di Anton Webern; basta avercele le orecchie.

Il forestiero torna verso l'ingresso della sala da pranzo, ascolta sorseggiando il latte, poi si volta verso il barista, rimasto un po' contrariato dalla risposta ricevuta, ma forse soprattutto dal tono di essa, in cui non vi era alcuna irritazione, alcun fastidio, ma solo una pacata, distante indifferenza. Senza uscire dalla quale il forestiero comincia a fissarlo sempre più insistentemente, fino a metterlo in imbarazzo; poi domanda:

Forestiero: Lei ha mai visto una Sirena?

A questo punto il barista abbandona ogni residuo dubbio che l'uomo che chi gli sta davanti sia matto.

Barista: Be', no ovviamente.

Forestiero: Non ne dubito.

Il forestiero finisce di bere il latte e si avvia verso la sua camera. Rimasto solo, il barista riprende la lettura del giornale mentre continuano a udirsi le note sommesse e attutite del pianoforte.

 

20 - Strada lungo la spiaggia - Esterno - Tardo pomeriggio.

-) Un uomo cammina, diretto verso la spiaggia, portando fra le braccia un fascio di legna.

 

21 - Spiaggia - Esterno - Tardo pomeriggio.

-) In primo piano, nel centro della spiaggia, c'è una sedia a sdraio vuota. Qualche decina di metri più oltre, sulla sinistra, sono visibili i resti di un falò. Sulla destra è il mare.

Sullo sfondo la spiaggia si estende fino all'orizzonte ed è completamente deserta fatta eccezione per due figure umane che, camminando lungo la linea del bagnasciuga, si avvicinano lentamente.

Entra in campo l'uomo con la legna, si avvicina ai resti del falò, butta la legna sulla sabbia e comincia, con gesti abitudinari, a prepararne uno nuovo sulla cenere del precedente.

Le due figure in lontananza continuano ad avvicinarsi. Sono un uomo e una donna. L'uomo ha con sé un bastone che porta al braccio senza mai appoggiarlo.

Entra in campo il forestiero con in mano il libro dei racconti di Lampedusa, si siede sulla sedia a sdraio e comincia a leggere.

Le due persone che camminano lungo la spiaggia sono ora meglio distinguibili: sono l'uomo e la donna anziani già visti nella sala da pranzo dell'albergo; si fermano, l'uomo dice qualcosa alla donna, indica il mare col bastone; poi entrambi riprendono a camminare. Giunti in prossimità del forestiero sostano un istante guardando nella sua direzione, poi gli si avvicinano.

L'uomo del falò continua intanto a costruire la sua catasta di legna.

Il forestiero solleva gli occhi dal libro e fissa in silenzio i nuovi arrivati. L'uomo e la donna si guardano, poi guardano lui.

Donna Anziana: Buona sera.

Forestiero: Buona sera.

Donna Anziana: Ha visto? Che tristezza questa spiaggia così deserta, non le pare?

Forestiero: No. A me non piacciono i luoghi affollati.

Uomo Anziano: Oh, nemmeno a noi. Ma così...

Forestiero: (Indicando l'uomo del falò) Be', qualcuno c'è.

Donna Anziana: (Guardando per un momento l'uomo) Lui?

Uomo Anziano: (Ridendo adagio) Si vede che lei è appena arrivato.

Forestiero: Perché?

Uomo Anziano: Sa, quell'uomo è un po'...

Donna Anziana: Strano.

Uomo Anziano: Sì. Introverso, per così dire.

Donna Anziana: Un po' fissato... in certe cose.

Forestiero: Quali cose?

Uomo Anziano: Ad esempio, vede cosa sta facendo?

Forestiero: (Guardandolo) Si prepara ad accendere un fuoco, direi.

Uomo Anziano: Lo fa tutti i giorni. Viene ogni pomeriggio a quest'ora e prepara la legna, poi torna dopo il tramonto e le dà fuoco.

Forestiero: (Guardando nuovamente l'uomo del falò) Capisco.

Uomo Anziano: Una volta mi sono avvicinato e gliene ho chiesto il motivo. Mi ha guardato, ha indicato il mare e ha detto: ´Per loroª. ´Chi sono loro?ª, ho domandato. ´Esseri del mareª, ha risposto, e poi nient'altro.

Forestiero: Davvero?

Uomo Anziano: Sì. ´Esseri del mareª. Boh!

Pausa. Tutti e tre guardano in silenzio l'uomo del falò.

Donna Anziana: Sarà meglio andare adesso. (Al forestiero) Buona sera.

Uomo Anziano: Buona sera.

Forestiero: Buona sera.

Donna Anziana: (All'uomo anziano, mentre vanno via) Fa un po' fresco oggi, vero?

Il forestiero riprende a leggere. La macchina da presa lentamente gli si avvicina.

 

22 - Spiaggia e Mare - Esterno - Crepuscolo.

-) La macchina da presa compie una lenta e profonda zoomata verso l'orizzonte marino che una lontana foschia rende indefinito, più che una linea retta un trasformarsi senza soluzione di continuità dell'aria in acqua.

Voce di Lighea: Dovresti seguirmi adesso nel mare e scamperesti ai dolori, alla vecchiaia; verresti nella mia dimora, sotto gli altissimi monti di acque immote e oscure, dove tutto è silenziosa quiete, tanto connaturata che chi la possiede non la avverte neppure. Io ti ho amato e, ricordalo, quando sarai stanco, quando non ne potrai proprio più, non avrai che da sporgerti sul mare e chiamarmi: io sarò sempre lì, perché sono ovunque, e la tua sete di sonno sarà saziata.

-) La spiaggia con il falò acceso. La macchina da presa compie ora una lenta zoomata verso le fiamme.

Voce del Forestiero: Racconta Lampedusa che Rosario La Ciura, l'uomo che incontrò Lighea, che per un irreversibile istante la conobbe e l'amò, scomparve in mare molti anni dopo, cadendo dalla coperta della motonave che lo portava verso Napoli. Dice, senza dire, che egli raccolse, come già altri, l'offerta di Lighea, quella sorta di grazia pagana, quel sogno di quiete e di luce, e silenzio, che solo a lei, in domini che non sono del tempo, appartiene.

-) Un lungo primo piano del forestiero sul cui viso il riverbero del fuoco aumenta poco a poco.

 

23 - Albergo sul mare (Sala da pranzo) - Interno - Sera.

-) È l'ora della cena; fra i tavoli in gran parte vuoti si ripete, in maniera forse ancor più rarefatta, il rituale del mezzogiorno: il forestiero, l'uomo e la donna anziani, i pochi altri ospiti sparsi qua e là nella sala formano nuovamente il loro arcipelago di isolate individualità, dall'una all'altra delle quali scorre silenzioso il cameriere, mentre il suono ovattato del pianoforte si diffonde debolmente entro il recinto delle vetrate. Al di là delle quali il buio, un buio lucido, terso, uniforme, ha già assunto la sua compattezza notturna.

 

24 - Albergo sul mare (Camera del forestiero) - Interno - Sera.

-) Il forestiero, seduto a un tavolino, scrive sul suo quaderno:

Voce del forestiero: Quinto giorno. Posto senza nome; albergo sul mare.
È importante il viaggio, non il viaggiatore; pensavo questo quando, appena giunto in Sicilia, ho aperto per la prima volta questo quaderno, decidendo così di non scrivervi nulla su di me ma solo sui luoghi e sul respiro del tempo che li attraversa. Che sia importante il viaggio e non chi lo compie lo penso ancora, tuttavia è vero che a volte l'uno e l'altro si intersecano, diventano la stessa cosa.
Come quando il viaggiatore cerca del viaggio la causa e la meta, facendo sì che il paesaggio cessi d'esser fatto di autostrade e spiagge, sostituendosi a esse una invisibile distesa di pensieri: lo spazio interiore, e solo esso, prende così il posto d'ogni altro.
Interrogarsi dunque ora sulla pensabilità di quei mondi glauchi, adagiati su pilastri di serenità sconosciute, sulle memorie perse o forse mai appartenuteci di cui essi sono levigata, suadente metafora, su tutto ciò che Lampedusa chiama nelle sue frasi col nome di Lighea; o domandarsi se non sia invece nel giusto quel fotografo matto, se non sia tutto questo solo una povera sete di sogno; porsi queste domande, ora, significa in realtà che domande porsi, che oracoli rincorrere?
Non esistono risposte irraggiungibili, solo risposte che non si sanno raggiungere, però non fa molta differenza. Una cosa, una, è certa, contro ogni mia intenzione: che chi leggesse queste pagine leggerebbe non di luoghi, di soste o distanze, leggerebbe del tendere di uno sguardo verso un limite di cui tutto è ignoto, compresa l'esistenza.

La macchina da presa intanto carrella lentamente in avanti, si lascia alle spalle il forestiero e il tavolino, si avvicina alla finestra al di là della quale si distende l'uniformità perfetta del buio.

 

25 - Spiaggia - Esterno - Alba.

-) La donna del pianoforte passeggia lungo la spiaggia deserta, passa accanto al falò, ormai consumato, senza guardarlo, si ferma in prossimità del bagnasciuga, comincia a spogliarsi.

Si immerge poi lentamente nell'acqua, ma senza nuotare.

-) L'acqua, il corpo della donna sospeso in essa. Una lunga immobilità; silenzio.

-) Intanto sorge il sole, comincia a incastonare diamanti nel mare.

 

26 - Albergo sul mare (Sala da pranzo) - Interno - Mattino.

-) Il forestiero è immobile accanto alle vetrate e guarda fuori.

 

27 - Vari luoghi, nell'albergo e intorno a esso - Interno / Esterno - Giorno.

=) Una giornata senza movimenti né suoni, completamente vuota di avvenimenti esteriori. Protagonista di queste immagini è il tempo. Un tempo astratto, impercettibile, fermo. Pensare a Nono, agli inascoltati silenzi di Prometeo; a Tarkovskij, alla sua macchina da presa quasi ferma su una stanza in cui non accade quasi nulla, alla assoluta densità di questi due "quasi".

 

28 - Spiaggia - Esterno - Pomeriggio.

-) L'uomo del falò sta preparando la legna per il fuoco della notte ventura.

Voce del Forestiero: Questo viaggio, fra Messina e Augusta, sarebbe potuto durare due ore; ho voluto che durasse giorni. Giunto in Sicilia avrei potuto percorrere l'autostrada senza tappe, non fermarmi a Naxos, Akrai, Lentini, Megara o qui, in questo luogo estremo e senza nome, ma avrei perso qualcosa.

Il tempo, il fluire del tempo attraverso il viaggio non sarebbe stato lo stesso, non lo avrebbero dilatato quei vuoti, le sospensioni di cui l'ho cosparso perché non fosse più il tempo ma il "mio" tempo.

 

29 - Teatro Greco di Akrai - Esterno - Giorno.

(Sequenza in bianco e nero)

=) Di quel che è stato il teatro rimane la cavea spoglia d'ogni cosa, o poco più. Tutto attorno il paesaggio è vasto e pietroso, cosparso d'una vegetazione rada, bassa e secca, che sta immobile sotto il sole, come le pietre delle rovine. L'ombra di una nuvola che impercettibilmente scorre su una lontana altura è l'unica forma in movimento.

-) Il forestiero entra in campo, si siede su uno dei gradini nella parte alta della cavea.

-) Altre immobilità, solitudini, distanze.

Un frammento vocale dell'antica Grecia si mescola ai suoni dell'op. 27 di Anton Webern...

 

30 - Albergo sul mare (Terrazza) - Esterno - Pomeriggio.

-) ...la cui partitura la donna del pianoforte sta leggendo, seduta sulla balaustra della terrazza, dinanzi alla distesa del mare.

Nel silenzio più assoluto la macchina da presa si avvicina adagio alla partitura fino a un dettaglio di essa, una pausa fra due note, poi, sempre molto lentamente, si solleva tendendo astrattamente, in un progressivo smaterializzarsi dell'immagine, verso quell'ulteriore silenzio che è l'orizzonte marino.

 

31 - Mare - Esterno - Poco prima della sera.

-) Il sole è prossimo al tramonto. I colori dell'orizzonte sono adesso un azzurro che muta lentamente in rosa, in rosso; il rosso si fa più lieve, si appresta, in ultimo, a evolvere verso il buio.

 

32 - Albergo sul mare (Corridoio) - Interno - Inizio della sera.

-) Il forestiero incontra l'uomo e la donna anziani.

Donna Anziana: Buona sera. Non la si è vista poco fa a cena.

Forestiero: No, non avevo fame.

Uomo Anziano: Non ha perso molto comunque. Buona serata; a domani.

Forestiero: A domani.

Si allontanano in direzioni opposte.

Donna Anziana: Alla sua età dovrebbe nutrirsi meglio, non ti pare?

 

33 - Albergo sul mare (Bar) - Interno - Inizio della sera.

-) Il forestiero si avvicina al bancone. Dalla vicina sala da pranzo proviene il suono del pianoforte.

Forestiero: Un bicchiere di latte.

Barista: Freddo, vero?

Forestiero: Sì. (Pausa) Chi è la donna che suona il piano?

Barista: Una cliente pure lei. Suona per pagarsi la camera; (Breve pausa) e anche perché ci si diverte, come adesso.

Mette il latte sul bancone e comincia rumorosamente a lavare dei bicchieri.

Barista: Sa, è una di quelle tipe furbe che viaggiano in autostop per mezza Europa senza una lira.

Il forestiero sorseggia il latte, annuisce, ma già da alcuni istanti ha smesso di ascoltare; si avvia verso il salone da pranzo col bicchiere in mano.

Barista: Suona il piano anche lei?

Forestiero: (Distrattamente) Il piano? Ah no..., no.

 

34 - Albergo sul mare (Sala da Pranzo) - Interno - Inizio della sera.

-) Il forestiero entra nel salone, ora vuoto di clienti, del recente passaggio dei quali rimane traccia, su non più d'un paio di tavoli, nei resti della cena appena consumata. Al di là delle vetrate sta ancora una volta calando il buio, mentre una fitta cappa di nubi che pesa sul mare dà al paesaggio esterno, pur senza spingerlo fino alla cupezza, un aspetto greve, già estraneo alla levità dei crepuscoli estivi. Il forestiero si sofferma a guardare attraverso le vetrate, ogni tanto porta il bicchiere alle labbra, guarda ancora fuori.

In fondo al salone c'è la donna del pianoforte, seduta davanti allo strumento e parzialmente nascosta dalle piante che lo attorniano. Suona adesso, per se stessa e per i tavoli vuoti, una delle sue architetture di silenzi in cui chi ascolta è chiamato a muoversi fra i radi suoni che da essi emergono, come fra isole reciprocamente invisibili per la distanza ma legate da echi, affinità, rimandi, e dall'errare, infine, dell'ascolto stesso dall'una all'altra, lungo rotte che il procedere della composizione identifica come mai rettilinee, mai univocamente determinate, mai certe.

Il forestiero si siede a un tavolo. Beve il suo latte apparentemente senza pensare a nulla. La donna continua a suonare il piano.

 

35 - Spiaggia - Esterno - Estremo crepuscolo.

-) È quasi completamente buio adesso. Il forestiero e la donna del pianoforte sono insieme sulla spiaggia. Lui lancia un sasso nell'acqua e lo guarda affondare, lei tenta di coprirsi le spalle con uno scialle leggero; c'è un po' di vento che le impaccia i movimenti.

Donna del Pianoforte: Ha cominciato a far freddo presto quest'anno.

Si siedono sulla sabbia. Restano un po' senza dirsi nulla, poi la donna comincia a domandare.

Donna del Pianoforte: Non mi hai detto da dove vieni.

Forestiero: Da lontano.

Donna del Pianoforte: E vai?

Forestiero: Qui vicino.

Pausa.

Donna del Pianoforte: Odio quelli che danno sempre risposte precise.

Accennano tutti e due un sorriso. La donna cambia leggermente posizione.

Donna del Pianoforte: Non sei dell'isola?

Forestiero: Dell'isola...

La donna annuisce.

Forestiero: Sì invece.

Pausa. Il forestiero non guarda la donna ma, con gli occhi rivolti in basso, la sabbia davanti a sé.

Forestiero: O meglio no, non più.

Donna del Pianoforte: Nemmeno io. O meglio, non ancora.

Forestiero: Cioé?

Donna del Pianoforte: Non so. A volte penso di restare qui, poi non ci penso più, poi ci penso di nuovo...; avrei bisogno di qualcosa o qualcuno che mi desse un motivo per farlo... o per non farlo. Non ti pare?

Il forestiero non risponde, torna a guardare in direzione del mare. La donna lo fissa con attenzione.

Donna del Pianoforte: Tu perché sei qui? Non sei il solito turista. E nemmeno il solito turista solitario. (Fa una faccia semiseria e gli passa scherzosamente una mano fra i capelli, arruffandoglieli un po') Hai l'aria assente di quelli che cercano chissà che.

Il forestiero sorride per un momento, poi torna serio. Che appaia assente è vero, e senza aver l'aria di farlo apposta accentua questa assenza con ciò che ora risponde e col tono in cui lo fa: a voce bassa e lentamente, come se non parlasse a un'altra persona ma, semplicemente, stesse riflettendo fra sé.

Forestiero: Cerco qualcuno. (Pausa) No, qualcosa. (Altra pausa).

A sea change in something rich and strange.
Whath potion have I drunck of the Siren tears?

Breve pausa.

Donna del Pianoforte: Odio anche quelli che non sanno mai fare i misteriosi.

Il forestiero ride. Un crepitio di legna che brucia si è intanto fatto via via più distinto ed è ora chiaramente udibile: alle spalle dei due il falò è stato acceso.

La donna si alza, si mette in piedi fra il forestiero e il mare; lo scialle le vola via e si posa sulla sabbia qualche metro più in là. Lei guarda inizialmente il mare poi si volta verso il forestiero.

Donna del Pianoforte: Mi hai detto che quando viaggi non parli mai a nessuno.

Forestiero: A volte accade, mai però per mia scelta.

Donna del Pianoforte: Perché?

Forestiero: Non voglio.

Donna del Pianoforte: E io allora?

Forestiero: Tu sei un'eccezione.

-) Inizia una melodia arcaica di citara. La donna va a raccogliere lo scialle, lo lascia svolazzare un po' per liberarlo dalla sabbia.

Donna del Pianoforte: Ti va di far l'amore?

Forestiero: (Fuori campo) Sì.

La donna comincia ad allontanarsi; il forestiero entra in campo, le si avvicina. Entrambi vanno via, l'uno accanto all'altra.

La macchina da presa si sofferma sul mare, che si avvia ormai verso la notte. Alla citara si è intanto aggiunta una voce femminile, avvolta d'echi, attutita da lontananze estreme.

-) Il falò acceso. Accanto a esso, seduta sulla sabbia, c'è una ragazza bionda sui quindici anni che guarda con fissità nel mare.

=) Lentamente si susseguono paesaggi notturni d'acqua marina.

 

36 - Albergo sul mare (Camera del forestiero) - Interno - Notte.

-) Da dietro la finestra la donna del pianoforte guarda fuori attraverso le tende. Il forestiero entra in campo, la bacia sul collo. La donna si volta.

-) Ancora la finestra e le tende. Dove prima erano l'uomo e la donna si proiettano ora le ombre dei loro corpi; si riflette, con esse, l'eco del loro toccarsi, baciarsi.

 

37 - Albergo sul mare (Camera del Forestiero) - Interno - Notte.

-) Sono sul letto adesso, fanno l'amore senza dirsi nulla. Appartengono ad altri istanti le loro voci.

Voce della Donna: Anch'io conosco dei versi.

Voce del Forestiero: Dimmeli.

La donna si inginocchia sul forestiero, lo bacia in vari punti del corpo, con sensualità, metodo, dolcezza.

Voce della Donna: Che i cieli tacciano, e la terra, il mare, i venti.

 

38 - Spiaggia - Esterno - Notte.

-) Seduta sulla sabbia accanto al falò, la ragazza bionda, con gli occhi fissi sul mare.

Voce della Donna: Montagne, vallate, echi e canzoni d'uccelli, silenzio.

 

39 - Albergo sul Mare (Camera del Forestiero) - Interno - Notte.

-) Distesi sul letto, l'uno accanto all'altra, il forestiero e la donna sono immobili, forse ancora svegli.

-) L'attesa, perché un'attesa pare essere, si fonde con l'abituale immobilità del tempo, si prolunga, dimentica della percezione del divenire...

-) Sullo scrittoio, il libro rosso e il quaderno del forestiero.

Voce della Donna: (Pianissimo, qui e nella sequenza successiva) Cosa scrivi su quel quaderno?

 

40 - Albergo sul Mare - Interno - Notte.

=) Corridoi e luoghi dell'albergo. Bui, vuoti. Pareti d'ombra e raggelate luci di gesso.

Voce del Forestiero: (Pianissimo, qui e nel seguito) Cose, sul mio viaggio.

Pausa.

Voce della Donna: Me lo fai leggere?

Pausa.

Voce del Forestiero: Dopo...

Pausa.

Voce della donna: Vorrò scriverci anch'io qualcosa.

Le voci scompaiono. Restano le ombre che rubano le forme alle cose, i frammenti di luce lividi e innaturali della notte.

 

41 - Spiaggia - Esterno - Notte.

-) Partendo dalla spiaggia la macchina da presa avanza verso il mare e, sul mare, verso il buio.

-) Di nuovo sulla spiaggia: il forestiero, molto distante, cammina lungo la linea di confine fra sabbia e acqua, avvicinandosi.

-) In primo piano, sulla sinistra, il falò, sullo sfondo il mare. Il forestiero attraversa lentamente il campo visivo da sinistra a destra, si ferma voltandosi un istante a guardare da lontano il divampare del fuoco, poi raccoglie dei ciottoli e gioca a lanciarli in acqua.

La ragazza bionda è sempre seduta sulla sabbia accanto al falò; in principio guarda anche lei le fiamme, poi nuovamente il mare. Il forestiero smette di lanciare i ciottoli, resta fermo, anch'egli con lo sguardo rivolto verso l'acqua; dopo alcuni istanti si volta, sembra accorgersi solo adesso di colei che sta seduta sulla sabbia; torna sui suoi passi percorrendo però questa volta in diagonale la spiaggia. Giunto all'altezza del fuoco devia verso la ragazza, le si ferma accanto.

-) Il forestiero e la ragazza sono illuminati dalla luce rossa del fuoco. Il volto, il corpo di lei sono di una bellezza innaturale, in cui coesistono gli elementi primordiali, inesprimibili perché preesistenti a ogni lingua, a ogni forma, a ogni segno, del selvaggio e del divino.

Forestiero: Aspetti qualcosa?

Ragazza: (Guardando il mare) Sì, che il sole tramonti.

Il forestiero segue con gli occhi lo sguardo della ragazza, poi si volta nuovamente verso di lei.

Forestiero: Ma è già tramontato, e da parecchio. È notte fonda adesso.

Ragazza: (Alzando gli occhi verso il forestiero) Davvero? Non me n'ero accorta. Vorrà dire che aspetterò qualcos'altro.

Forestiero: Ad esempio?

Ragazza: (Tornando a guardare il mare) L'estate, ad esempio.

Forestiero: Anche l'estate è già passata, o quasi.

Ragazza: Tornerà.

Forestiero: Sei paziente.

Ragazza: Ho tanto tempo.

Il forestiero si sofferma, con lo sguardo rivolto alla ragazza.

Ragazza: (Non cessando di guardare il mare) E tu aspetti qualcosa?

Forestiero: No. Mi pareva di averti già vista.

Ragazza: Può darsi. Io vado in tanti posti.

Forestiero: Sì. Può darsi.

Il forestiero si allontana. Restano il fuoco e la ragazza che guarda il mare.

 

42 - Mare - Esterno - Momenti imprecisati.

-) Torna a udirsi la musica del sogno fatto dal forestiero durante il primo giorno all'albergo; e tornano i canti delle balene, in sincronica polifonia con essa questa volta, come un sommesso cantus firmus; poi la voce narrante del vecchio Rosario La Ciura.

Le immagini esprimono intanto possenti universi marini, gigantesche masse d'acqua si sollevano, vorticano, precipitano senza produrre alcun suono.

Voce del sen. La Ciura: In ragione della sua violenza stessa, quell'estate fu breve. Un po' dopo il venti Agosto si riunirono le prime timide nuvole, piovve qualche goccia isolata tiepida come sangue. Le notti fu tutto un concatenarsi, sul lontano orizzonte, di lenti, muti lampeggiamenti che si deducevano l'uno dall'altro come le cogitazioni di un dio. Al mattino il mare color di tortora come una tortora si doleva per sue arcane irrequietudini ed alla sera si increspava, senza che si percepisse brezza, in un digradare di grigi-fumo, grigi-acciaio, grigi-perla, soavissimi tutti e più affettuosi dello splendore di prima. Lontanissimi brandelli di nebbia sfioravano le acque: forse sulle coste greche pioveva di già. Anche l'umore di Lighea trascolorava dallo splendore all'affettuosità del grigio. Taceva di più, passava ore distesa su uno scoglio a guardare l'orizzonte non più immobile, si allontanava poco.

Voce di Lighea: Voglio restare ancora con te; se adesso andassi al largo i miei compagni del mare mi tratterrebbero. Li senti? Mi chiamano.

Voce del sen. La Ciura: Talvolta mi sembrava davvero di udire una nota differente, più bassa fra lo squittio acuto dei gabbiani, intravedere scapigliature fulminee fra scoglio e scoglio.

Voce di Lighea: Suonano le loro conche, mi chiamano per le feste della bufera.

Voce del sen. La Ciura: Questa ci assalì all'alba del giorno ventisei. Dallo scoglio vedemmo l'avvicinarsi del vento che sconvolgeva le acque lontane, vicino a noi i flutti plumbei si rigonfiavano vasti e pigri. Presto la raffica ci raggiunse, fischiò nelle orecchie, piegò i rosmarini disseccati. Il mare al di sotto di noi si ruppe, la prima ondata avanzò coronata di biancore.

Voce di Lighea: Addio. Non dimenticherai.

Voce del sen. La Ciura: Il cavallone si spezzò sullo scoglio, la Sirena si buttò nello zampillare iridato; non la vidi ricadere; sembrò che si disfacesse nella spuma.

 

43 - Promontorio e Spiaggia - Esterno - Primo mattino.

-) Un improvviso silenzio e un'improvvisa quiete: nella distesa color seppia della spiaggia e, sullo sfondo, lontano, nell'ergersi, attutito dalla distanza, del promontorio. La luce è ancora quella di un'alba non del tutto dissoltasi nella vividezza del giorno.

-) Il falò sulla sabbia è consumato e spento. La macchina da presa si avvicina alle sue ceneri.

Voce del Forestiero: Ho incontrato una donna qui, una ragazza che suonava il piano e conosceva - chissà come mai? - l'Inno al Sole.

 

44 - Camera del Forestiero - Interno - Mattino.

-) Seduto al tavolino il forestiero scrive sul suo quaderno:

Voce del Forestiero: Quello che sta iniziando sarà probabilmente l'ultimo giorno; sono sul punto di lasciare l'albergo nel luogo senza nome inoltrandomi con ciò nell'ultimo frammento del mio viaggio verso il posto di Lighea. Qualunque cosa dovessi trovare laggiù, oltre il promontorio, non riaprirò più il quaderno su cui sto ora, per l'ultima volta, scrivendo. Questo diario dunque, quali che ne siano state l'utilità e la ragione, è finito.

-) Si volta, guarda il letto vuoto.

-) Il quaderno rimane aperto sul tavolo. Lenta zoomata verso alcune frasi scritte da un'altra mano, in greco antico, sopra le ultime del forestiero: sono i versi greci recitati in italiano dalla donna.

 

45 - Strada Statale - Esterno - Giorno.

-) L'automobile del forestiero, in viaggio.

-) Il promontorio, visto più da vicino di come appariva dalla spiaggia di fronte all'albergo. L'immagine diventa poco a poco in bianco e nero virato giallo.

 

46 - Oltre il Promontorio - Esterno - Giorno.

(Bianco e nero virato giallo)

=) Si susseguono, avvolte da un assoluto vuoto acustico, immagini fisse e rigide di villaggi turistici sul mare, imbarcazioni da diporto alla fonda, insegne al neon lampeggianti, ombrelloni militarescamente allineati sulla spiaggia...

 

47 - Paesaggio d'alta Collina - Esterno - Imbrunire.

-) Nel buio si ode il crepitio di un fuoco.

(Lenta dissolvenza)

Un accenno di fuga prospettica è creato, in due pareti di legno parallele, da altrettante aperture rettangolari affacciate, appena più alte di un uomo, che conducono chi osserva all'idea della porta, del passaggio. Le pareti vengono lentamente consumate da quiete lingue di fuoco mentre, tutto intorno a esse, il terreno è nudo e bagnato, ricoperto qua e là da grosse e lucide pozzanghere. Oltre la seconda apertura si vede un paesaggio dell'interno siciliano, vasto e spoglio.

Davanti alla prima apertura, rispettivamente al di qua e al di là della soglia, ci sono il forestiero e colei che è stata la donna del pianoforte. Il forestiero è fermo, appoggiato con una mano a uno degli stipiti, fra i quali la donna si sposta lentamente dicendo:

Donna: Quel che cerchi non esiste. Non qui o non ancora; non in questo luogo dell'universo o in questo luogo del tempo. È la meta invisibile, aleatoria d'un viaggio di cui nessuno saprà indicarti la fine.

La macchina da presa avanza oltre la prima soglia escludendo l'uomo e la donna; giunge a un dettaglio delle fiamme sul legno della seconda parete, poi si abbassa fino a una pozzanghera scura sul terreno, oltre la seconda soglia.

Nella pozzanghera appare poco a poco l'immagine riflessa di un teatro greco di notte.

 

48 - Teatro Greco di Akrai - Esterno - Notte.

-) Totale della cavea, dell'orchestra, della scena: centinaia di fiammelle bruciano al suolo, sparse per l'intero teatro.

-) Poco oltre le rovine della scena brillano, più rare, altre fiammelle. Ancora oltre, dove le pietre squadrate lasciano il posto al terreno, ha inizio il territorio illimitato della piena oscurità notturna, verso il quale la macchina da presa comincia ora una lenta e profonda zoomata, fino a raggiungerlo, a immergersi in esso. Qualcuno si muove in quel buio, avanzando verso le rovine: una figura esile, dalle movenze lente, vestita con un lungo abito di tela bianca, il cui volto è quello artificiale, dall'immutabile espressione, di una maschera della tragedia greca.

-) L'essere in abito bianco, superate le rovine della scena, si ferma; solleva le mani fino al viso, si toglie la maschera di terracotta e la posa al suolo. È la ragazza bionda incontrata dal forestiero sulla spiaggia, vicino al fuoco, la ragazza dai lineamenti inesprimibili perché più antichi delle parole, dei nomi.

Ella guarda per un istante la maschera ai suoi piedi, poi accenna, ma senza completare il movimento, a volgere il viso verso le rovine della scena alle sue spalle.

-) In primo piano un dettaglio dell'abito di tela bianca, sullo sfondo una parte della cavea, ovunque le fiammelle. Molto lentamente l'abito si affloscia al suolo. Un lembo di esso cade su una delle piccole lingue di fuoco.

-) L'abito comincia a bruciare.

-) Il forestiero scende i gradini della cavea, attraversa l'orchestra.

-) Dell'essere in abito bianco restano solo la maschera di terracotta e l'abito ormai completamente bruciato, nulla più, quest'ultimo, d'una traccia di cenere sulla terra.

Il forestiero si inginocchia, passa lentamente una mano sulla cenere...

 

 

 

FINE

 

 

 

 

 

 

 

 

SPARSE ROVINE D'UN MONOLOGO DI KASSANDRA NELLA NOTTE

DELL'INCENDIO DI TROIA

(A Iannis Xenakis.)

 

 

 

 

 

1990 - 91

 

Rovina. Lutti, delitti. Pianti di donne, paesaggi dell'Ade.

Dieci anni che l'urlo infinito, rabbioso d'un dio ha attraversato. Ed ora il buio che sfavilla di fuochi, di sangue. Che sfavilla d'urla e di lame.

Ora pietre che sciamano in frantumi. Tenebre che avvampano negli occhi.

Così brucia la città, così crolla. Cola su noi un caldo vomito d'inganno.

Sopra la polvere e il cielo corre la furia achea, la distruzione. Brandelli di fuga si disfano contro muraglie di bronzo acuminato.

E morte, schianto di dimore, di vani pensieri.

I tre volti dell'eterno del tempo. Del sempre degli dèi. Il passato, l'adesso, il futuro. Tempesta e follia li hanno disgiunti. Separati da strazianti distanze.

La rocca di Priamo mio padre.

Una nube di scintille di fuoco.

Uno strato di cenere; sull'universo devastato.

Mio padre. Mio padre?

Mio padre è un cadavere sventrato. Sparso, disfatto, sulle pietre nella sala del trono. E la reggia lo è, e la città.

(Una pausa. Nei pensieri di Kassandra un infinito istante di gelido vuoto.)

Poi si spengono i suoni. Muore la vibrazione dell'aria.

Quella vergine distesa, le cui vesti due guerrieri achei frugano in cerca del sesso inesplorato: le sue labbra sono aperte, il suo volto parla di urla, ma qui non giungono. Né toccano, provocando scricchiolii, i ciottoli del selciato gli innumerevoli passi affrettati. Né rombano i fuochi dell'incendio di Troia. C'è una lenta e aerea levità ora nella tragedia. Una calma colossale, scolpita in ogni cosa.

Gli dèi m'udrebbero adesso, e non sono d'un mendicante le preghiere di Kassandra. Ma chi vuole invocare ancora gli dèi del silenzio? Gli dèi deboli, assenti, distratti; gli dèi dell'indifferenza, gli dèi dell'inesistenza; che non Zeus padre governa ma Nemesis gelida e nemica.

Non sento più suoni né scorrere di istanti. Come i grigi prati dell'Ade questa notte di deformi bagliori, di luci mostruose, di feroci e spettrali chiarori, questa notte illuminata di morte dura da sempre e non avrà mai fine.

Non sento più suoni. E poi uno tremendo, improvviso. È mio l'urlo di bestia ferita. O dei muri in frantumi? O dell'aria velenosa di fiamme?

Giungono infine anche qui. Mani straniere rosse d'orrori. Giungono infine anche a me. Per la reggia di Agamennone. Per la rabbia della sua sposa. Giungono attorniati da lampi. In un cosmo di stridori convulsi. Di macerie e mutevoli luci.

Avanzano e stringono, fra i lamenti d'un coro di sangue.

E finalmente io m'immergo. Io cosa altrui e volontà disfatta. Resto inanimato e liquefatto. Io m'immergo in gorghi neri. Di stupore. Insensibile nulla.