Una piuma per Filippo
Author: Angelo blu - 28/09/2000 (10:41)
Non si può tornare indietro da questo mondo economico, non esiste la
volonta, ormai è sepolta. Forse una catastrofe mondiale potrebbe
farci riflettere ma noi siamo come un bimbo.... dagli una caramella e poi
togliglilela di bocca, capirai che ne vorrà ancora in modo più
insistente, anche se gli zuccheri e i prodotti chimici saranno nocivi... ma
lui non lo sa. La salvezza sarebbe di creare piccole comunità
con un'ordine diverso e poi lentamente diventare sempre pił grandi.
Potrebbe essere utopistica ma è forse l'unica soluzione che io
conosca. Oramai anche nel biologico sono entrate le multinazionale, la
Nestlé, una macchina terribile per gli OGM ha acquistato la
"Lima" e altre case del biologico.... ma che senso ha? Il senso del
guadagno su tutto, su noi stessi e sulla nostra vita. Siamo
autodistruttivi, credo che ormai la nostra generazione abbia posto un fine.
Scusa il pessimismo, non è certamente a te che la lettera è
indirizzata, ma a chiunque voglia prendere una svolta radicale nella vita.
Deve prima capire se vuole continuare a vivere o decidere di
morire.
Angelo blu
... e per te, due nuove ali
Author: Filippo Schillaci - 29/09/2000 (17:22)
Caro amico, ma tu non eri quello che finalmente poteva volare? [alludo a
una frase di un suo precedente messaggio] Cosa e' successo? Hai
incontrato la contraerea berlusconiana? Bene,
rimbocchiamoci le maniche e vediamo se riusciamo a rammendare le tue ali.
Innanzi tutto cosa vuol dire "non si puo'...". Cosa non si
puo'? Se io dico che "non si puo'" andare su Marte su un razzo a pedali
possiamo essere tutti d'accordo. Se dico che "non si puo'"
attraversare l'oceano Pacifico a nuoto anche qui in molti potremmo essere
d'accordo, ma gia' la cerchia comincia a restringersi. Un
delfino o una balena ad esempio avrebbero seri dubbi sul valore di questa
affermazione. Tu dici che "non si puo'" uscire dal
meccanismo di tipo economico che governa le nostre vite. E io non dubito
che una piccola, piccolissima parte degli esseri viventi della
Terra (6 miliardi di individui, piu' o meno) sarebbe d'accordo con te. Ma
tutti gli altri riderebbero di gusto nell'udire questa tua frase.
Perche' loro, al di fuori di quel meccanismo ci vivono da sempre,
nonostante la perturbante, chiassosa, infestante, forsennata
invasivita' dei 6 miliardi di cui sopra. E' proprio questo il punto:
riuscire a capire che le regole sociali del branco in cui viviamo
immersi non sono le regole del mondo, che il branco non e' il mondo,
riuscire a vedere tutti gli "altri spazi, altri cieli" (le parole non
sono mie, ma ci stanno benissimo) che esistono al di fuori e al di la'
delle menzogne (virtuali e non) che ci vomitano addosso ogni
giorno e che ci descrivono questo frenetico formicaio, questa "scatola
in cui tutto ha dei confini" (anche queste parole non sono mie,
forse le riconosci [sono della persona a cui mi rivolgo]) come il
miglior mondo possibile, anzi come IL mondo, l'unico, in cui tutto nasce e
tutto si conclude. Al contrario, che vivere diversamente, vivere da essere
vivente e non da "titolare di reddito" sia possibile, e' un fatto. Alcuni
gia' lo fanno da tempo, nella mia idea non c'e' nulla di originale o
innovativo. E un'altra cosa: tu parli di "tornare indietro", ma
l'evoluzione della vita (parlo qui del singolo individuo come dell'intero
ecosistema) non e' una linea retta sulla quale si puo' soltanto andare
avanti o indietro in un'unica direzione, e' una sorta di arborescenza,
un ventaglio di possibilita' in ogni punto del quale ci si trova di
fronte a una molteplicita' di vie possibili. Fare la mia scelta non
significa tornare indietro ma svoltare verso una via diversa che costeggia
paesaggi ben diversi da quelli in cui e verso cui si muove la gran massa
dell'umanita'. Un'altro punto ancora del tuo messaggio non mi trova
d'accordo, li' dove parli di "svolta radicale". Io credo che non vi sia
nulla di piu' "normale" del fare una scelta che mi porta a vivere da
essere vivente quale sono, e nulla di piu' radicale del vivere in
giganteschi agglomerati di cemento, in uno spazio sempre piu' claustrofobico,
privi ormai della consapevolezza del mondo reale e perfino della capacita'
di acquisirla, capaci ormai di una sola cosa: vendere il tempo della
propria vita a un tale chiamato datore di lavoro dal quale si riceve in
cambio dei pezzi di carta chiamati denaro che saranno usati per comprare
il tempo della vita di altri affinche' costoro ci forniscano tutto
l'indispensabile (vero o presunto che sia) per continuare a (soprav)vivere;
tutto, perche' nulla si sa piu' procurarsi da soli. Sai immaginare un modo
di (soprav)vivere piu' radicale di questo? Sai immaginare un grado di
schiavitu' piu' grande e desolante? Tu concludi infine dicendo che bisogna
"capire se si vuole continuare a vivere o decidere di morire". Molto
giusto; io infatti credo di averlo capito e di aver preso la mia decisione: di
continuare, ovviamente, a vivere. Anzi, di iniziare a vivere. Altri, molti
altri, vedo che invece hanno scelto di continuare a morire. A proposito, tu
cosa hai scelto?
Un caro saluto,
Filippo Schillaci
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Ho letto i tuoi due messaggi, e in particolare il primo, mi ha colpito
non tanto per il contenuto, quanto per lo scrivente, alias il Filippo
tutto teoria che improvvisamente decide che e' giunto il momento di
raccattare nella cacca delle mucche il senso della vita.
Il sogno di una fattoria, comunque autosufficiente, in grado di dare le
soddisfazione che a quanto pare la vita di tutti i giorni non ne
proprina abbastanza e' gia' stato piu' volte sperimentato, alcune volte con
successo altre con dei flop.
Cosa dire?
Ti vuoi cimentare in una vita che credo tu non conosca affatto?
Vuoi alzarti all'alba e andare a dormire poco dopo il tramonto?
Vuoi cercare nella rugiada su una foglia di lattuga il senso
dell'esistenza?
E in piu' con tutto questo fare anche dei soldi?
Non so....
Ti consiglierei di leggere prima alcuni libri medievali, sulla vita
all'interno dei conventi, lì troverai , se non altro, alcuni
suggerimenti su come e quando annaffiare il cavolo, i carciofi ecc, poi
dovrai vincere il probabile disgusto che si prova ad ammazzare una
gallina per successivamente cucinarla, quindi imparare a fare il
formaggio, a barattare il sale necessario con delle fascine di scarola,
tagliare e immagazzinare il fieno, rendere accoglienti le camere
riservate agli ospiti, pulire le stalle, servire la cena agli ospiti
entro le 19,30, accudire ai maiali, fare le marmellate in casa,
combattere con l'USL (si, anche in quella vita, l'USL e' sempre
presente, permessi, certificati, corsi HACCP; legge 155 ecc), senza
contare tutti gli aspetti fiscali, ricevute, fatture, corrispettivi,
prime note, e ancora denuncia ai carabinieri sulle presenze degli
ospiti, quindi aspettarsi una visitina dei NAS, e ancora combattere con
le quote del latte della comunita` europea, richiedere i bollini, DOC,
DOP ecc ecc. Ah dimenticavo, frequentare le fiere e le mostre sugli
animali, i prodotti agricoli, i metodi di conservazione, e ancora
vangare, zappare, diserbare, seminare, raccogliere, annaffiare, e poi
avere ancora la forza di intrattenere gli ospiti con il sorriso e
interesse. Perche' non dovrei prenderti sul serio? Vuoi fare tutto
questo?
Si d'accordo ho un po esagerato, ma l'uomo tecnologicus, puo' ritornare
ad essere quello splendido esemplare che era l'uomo post-Neandertal? Si
puo' cioe' da una situazione di progresso avanzato passare ad una
condizione di vita piu' semplice e naturale? Siamo ancora in grado di
riuscire ad apprezzare quanto il tempo ci ha inesorabilmente tolto?
A te l'ardua risposta.
La mia "ardua" risposta.
(...)
Andiamo con ordine: innanzi tutto tu scrivi se ben ricordo addirittura due
volte la frase "il senso della vita"; ma caro ***, la vita NON ha
senso. E' proprio questo il punto: e' nata per caso, si e' evoluta sulla
base del piu' esecrabile dei meccanismi: la selezione naturale attraverso
la competizione, che vede nella forza e solo in essa l'unico elemento di
ragione, e per caso sparira'. Quanto all'uomo, non ha mai saputo elevarsi
al di sopra di tutto questo, ovvero della sua pura e semplice condizione
di animale. Parli in un altro punto del tuo messaggio di "condizione di
progresso avanzato", ma a quale progresso ti riferisci? Quello dei
computer multimediali e dei pacchetti azionari? Ho avuto il "piacere" nel
corso degli ultimi due anni di veder usare gli uni e gli altri secondo gli
stessi principi etici con cui lo scimmione di Neandertal usava la sua
clava e ho imparato che la civilta' e' ben altra cosa: qualcosa che non
coinvolge non solo l'ambito tecnologico ma nemmeno l'ambito culturale, ma
che ha a che fare soltanto con l'ambito morale ed etico.
Una mia amica a questo proposito mi ha raccontato la seguente storiella:
una antropologa australiana, si e' trovata, durante un viaggio con alcuni
aborigeni, a dover fare una lunga sosta forzata in una stazione. Per far
passare il tempo ha proposto un gioco come una corsa o qualcosa del
genere, accorgendosi pero' ben presto di un certo imbarazzo che c'era fra
gli aborigeni. Infine uno di loro e' andato da lei e le ha detto: ci scusi
ma noi non riusciamo a capirlo questo gioco: non capiamo come ci si possa
divertire in un gioco in cui uno solo vince ed e' contento e tutti gli
altri perdono e sono scontenti. Ecco cosa e' una condizione di progresso
avanzato: una condizione etica da cui e' completamente assente ogni idea
di competizione. Non a caso questa ed altre civilta' evolutissime, che non
erano passate attraverso la tecnologia perche' non ne avevano bisogno,
sono state spazzate via da quell'orda di barbari tecnologicamente avanzati
che sono sempre stati e continuano a essere gli europei. Tutto questo per
dirti che non si tratta di "regredire" a uno stato preistorico ma di
sostituire a una idea aggressiva dello sviluppo un insieme di conoscenze e
un modo di vita non aggressivo, non competitivo, non invasivo eccetera.
Questo per quanto riguarda le obiezioni di principio. Veniamo ora a quelle
pratiche.
E' vero che la mia idea non e' originale, anzi ti diro' di piu', e'
vecchissima, perche' tutte le fattorie funzionavano cosi' fino a qualche
decennio fa, quando orde di agronomi in camice bianco hanno cominciato a
scorrazzare per le campagne dicendo ai contadini che no, cosi' non andava
bene, che ciascuno doveva specializzarsi, produrre una sola cosa e tutto
il resto, naturalmente, comprarlo dalle industrie chimiche. E' proprio la
non originalita' della mia idea che mi da' la convinzione che funzionera':
perche' cio' che ha funzionato per secoli non puo' non funzionare ancora.
Poi ancora dici:
> ti vuoi cimentare in una vita che credo tu non conosca affatto?
Ma non e' vero che non la conosco: non dimenticare che da quasi 3 anni
ormai vivo in campagna e da 2 coltivo, sia pure su scala per adesso molto
piccola. Tutto questo, dirai tu, non basta. Vero: infatti non mi basta
ancora!
> Vuoi alzarti all'alba e andare a dormire poco dopo il tramonto?
Perche' no? Non vedo nulla di cosi' orribile nell'anticipare di qualche
ora il proprio ciclo quotidiano per farlo coincidere con quello del sole.
> E in piu' con tutto questo fare anche dei soldi?
Non necessariamente. Il punto e' proprio questo: che esista un nucleo
produttivo composito che produca tutto cio' che e' indispensabile senza
alcuna mediazione economica. Attorno a esso si puo' poi pensare di
costruire qualcosa che sia rivolto verso l'esterno in senso economico ma
cio', ripeto, non e' necessario. E' vero che realisticamente dovro'
prevedere un minimo introito per quelle (poche) cose che non sara'
possibile produrre sul posto (esempio: il sale) ma non vedo oggi questo
come il maggiore dei problemi da risolvere. La disponibilita' di acqua, ad
esempio, mi pare una questione ben piu' importante.
> Ti consiglierei di leggere prima alcuni libri medievali, sulla vita
> all'interno dei conventi, li troverai , se non altro, alcuni
> suggerimenti su come e quando annaffiare il cavolo, i carciofi ecc,
Ti confesso che ci avevo gia' pensato: credo che avessero accumulato non
poche conoscenze in quei tempi e forse sarebbe davvero il caso di dare
un'annusata nelle antiche biblioteche, oltre che negli attuali manuali di
agricoltura biologica, biodinamica eccetera.
> dovrai vincere il probabile disgusto che si prova ad ammazzare una
> gallina per successivamente cucinarla,
Ovviamente non ci penso nemmeno visto che sono vegetariano
> quindi imparare a fare il
> formaggio, a barattare il sale necessario con delle fascine di scarola,
> tagliare e immagazzinare il fieno, rendere accoglienti le camere
> riservate agli ospiti, pulire le stalle, servire la cena agli ospiti
> entro le 19,30, accudire ai maiali, fare le marmellate in casa,
> ...frequentare le fiere e le mostre sugli
> animali, i prodotti agricolo, i metodi di conservazione, e ancora
> vangare, zappare, disserbare, seminare, raccogliere, annaffiare, e poi
Alcune di queste cose le faccio gia' e ti diro' di piu', preferirei non
dover dedicare a esse null'altro che le poche ore che ho disponibili al
mattino. Inoltre, non credere che la vita del contadino sia un vangare,
diserbare, seminare a tempo pieno: ad alcuni periodi dell'anno di intensa
attivita' ne corrispondono altri in cui non c'e' nulla o quasi da fare.
Inoltre esistono dei metodi di coltivazione (esempio: la cosiddetta
permacoltura) che mirano a realizzare un agroecosistema stabile nel tempo,
con un numero ridotto di interventi umani.
Non so ancora fare il formaggio ne' so se imparero' (del resto ne consumo
pochissimo) ma sto imparando a fare il vino, l'olio, il pane e a
realizzare cesti di verghe e canne intrecciate (che, te lo garantisco,
sono di una solidita' e durevolezza di gran lunga superiori agli attuali
contenitori di plastica). Trovo tutte queste attivita' interessanti e
perfino divertenti. Proprio domenica scorsa ho sfornato, non senza
soddisfazione, la mia prima, e perfino ben riuscita, pagnotta.
> combattere con l'USL ( e si anche in quella vita, l'USL è sempre
> presente, permessi, certificati, corsi HACCP; legge 155 ecc), senza
> contare tutti gli aspetti fiscali, ricevute, fatture, corrispettivi,
> prime note, e ancora denuncia ai carabinieri sulle presenze degli
> ospiti, quindi aspettarsi una visitina dei NAS, e ancora combattere con
> le quote el latte della comunita` europea, richiedere i bollini, DOC,
> DOP ecc ecc.
Questo gruppo di obiezioni lo trovo solidissimo. Gia': una visitina dei
NAS venuti ad accertare che nei miei prodotti ci sia la prescritta dose di
conservanti&coloranti cancerogeni, e guai se non ce li ho messi; e poi
tutto il resto. Qui io credo che non esageri affatto. Ma vedi, tutto
questo appartiene proprio alla parte "non necessaria" dell'idea; da tutto
questo posso, a un certo punto, tirarmi indietro, dire basta ai bollini
alle USL e a tutto il resto, chiudere il cancello della fattoria e
tornarmene nella mia quiete. Un elenco ancor piu' lungo ed esasperante di
rogne assortite potrei farti io a proposito della vita di un tecnico
informatico di una universita' (l'ultima mi e' capitata sulla scrivania
proprio ieri mattina), ma adesso non posso dire basta, perche' la mia
sopravvivenza e' appesa a un tale chiamato datore di lavoro e a certi
foglietti filigranati che egli mi da' in cambio del suo sterco da
ingoiare, e questo e' uno sterco che non ha nessuna capacita' di
trasformarsi in patate e cipolle: rimane sterco e basta.
> avere ancora la forza di intrattenere gli ospiti con il sorriso e
> interesse.
La difficolta' maggiore che vedo nel sorridere agli ospiti sta negli
ospiti stessi, che probabilmente verrebbero, la maggior parte, come a una
sorta di parco di divertimenti, o con lo stesso atteggiamento da pubblico
di circo equestre con cui vanno a vedere gli ultimi brandelli di
cio' che sono stati i pellerossa ripetere per loro una danza della
pioggia di cui non ricordano piu' il significato.
Probabilmente verrebbero, con i loro pantaloncini e le loro scarpe da
tennis, a divertirsi un po', magari con aria di sufficienza, davanti a
qualcosa di "pittoresco", di cui continuerebbero a non capire nulla.
> Siamo ancora in grado di
> riuscire ad apprezzare quanto il tempo ci ha inesorabilmente tolto?
Ho parlato con piu' di un titolare di aziende agrituristiche e ne ho
ricavato, insieme alle unanimi lamentazioni e piagnistei vari su USL,
tasse, autorizzazioni e disastri vari (che come ti ho gia' detto trovo
assolutamente fondate) un dato interessante: molta gente e' disposta a
pagare fino a 100.000 lire al giorno per fare una settimana della vita che
loro fanno gratis tutti i giorni. Il che mi fa pensare che i televisori
berlusconiani, i telefoni cellulari, le lavatrici, le bollette dell'ENEL,
i parcheggi a pagamento, il prendi 2 paghi 3 (o forse il contrario) non
hanno ancora annientato quella parte del nostro cervello animale che ci
dice che forse nei plastificati, cementificati, desertificati formicai
urbani, nei loculi di 2, 4 o 10 stanze con ascensore e riscaldamento
centralizzato, c'e' qualcosa che non va.
Ciao,
Filippo.
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