Le risorse alimentari

Banale affermare che il cibo e' la principale risorsa di cui ha bisogno un essere vivente. La produzione del cibo che si consuma e' dunque il primo problema da affrontare.
Nell'ambito di un'etica che rifiuta lo sfruttamento di esseri viventi dotati di autoconsapevolezza e capaci di soffrire la produzione di cibo si identifica principalmente con l'agricoltura e secondariamente con alcune forme non violente di zootecnia (avicoltura per produzione di uova, apicoltura per produzione di miele, ...).
Premesso ciò, credo che una struttura agraria concepita in funzione di un organismo completamente autosufficiente debba comprendere le seguenti componenti:

1) orto
E' da considerarsi parte integrante della casa poiche' con esso, se si escludono i mesi invernali, si interagisce quasi quotidianamente. E' costituito in gran parte da piante erbacee annuali; in esso trovano posto inoltre le numerose erbe aromatiche, sia annuali che poliennali.

2) Frutteto irriguo
E' costituito da quella parte delle colture arboree e di sottobosco che richiedono una quantitˆ non trascurabile di cure (irrigazioni, concimazioni, potature...), quali ad esempio gli agrumi, le pomacee, molte drupacee, la vigna, i lamponi ecc.

3) terreno arabile non irriguo
E' la zona destinata alle colture erbacee campestri, in particolar modo i cereali. Nel medioevo l'agricoltura si identificava quasi interamente con la coltivazione cerealicola e ancora oggi i derivati dei cereali costituiscono gran parte della nostra alimentazione. Questa componente è dunque da ritenersi di importanza primaria.

4) Frutteto non irriguo
E' costituito da quella parte delle colture arboree e di sottobosco che non richiedono cure costanti, quali olivi, noci, fichi ecc.

5) Bosco e pascolo
E' una zona interamente selvatica, destinata a una attivita' di sola raccolta di prodotti spontanei (pinoli, more, castagne, ghiande, ...).


I metodi.
Su questo argomento è disponibile una ricca bibliografia, nel seguito dunque non mi soffermer˜ sulle tecniche di coltivazione dandole per note. Quanto segue ha solo scopo riassuntivo, nonché di illustrare il mio atteggiamento nei confronti di ciascuna di esse.

1) Agricoltura industriale
Da citarsi qui, ovviamente, solo per prenderne le distanze. Essa rappresenta l'esatto opposto di quel che qui si vuole realizzare essendo totalmente dipendente da elementi esterni ed essendo caratterizzata dunque dal massimo grado di instabilità.
L'atteggiamento di questo tipo di agricoltura è ben esemplificato dal suo modo di intervenire su un particolare elemento dell'agroecosistema, il ciclo dell'azoto. Semplificando molto, l'azoto presente nell'atmosfera e nei composti organici viene fissato da particolari batteri in composti organici. Da essi si forma ammoniaca che, ossidandosi, forma i nitriti, insolubili, dai quali si formano a loro volta i nitrati, solubili e dunque assimilabili dalle piante.
L'agricoltura industriale prescinde da tutto ciò e somministra direttamente dall'esterno dei nitrati di produzione industriale; essa in altre parole anzichè considerare il terreno come un organismo vivo e stimolarne la vitalità lo riduce a puro supporto inerte della pianta e delle sostanze nutritive immesse dall'esterno. Agire così è come pretendere di nutrire a tempo indeterminato un individuo tramite fleboclisi.
Sul piano etico l'agricoltura industriale rispecchia le concezioni dominanti presso la specie umana: essa agisce come se la biosfera non esistesse e sostituisce ai suoi cicli, come gia' detto, processi interamente antropici. Esattamente come avviene in ogni altro aspetto, materiale e non, della vita umana.

2) Agricoltura biologica
Questa forma di agricoltura tiene in piena considerazione i processi vitali che si svolgono nel terreno e la sua strategia è attivarli il più possibile. La concimazione è esclusivamente organica, realizzata tramite processo di compostazione. La lotta antiparassitaria avviene per mezzo di sostanze naturali o anticrittogamici di prima generazione (solfato di rame e zolfo), nonche' attraverso lo sfruttamento artificiale di antagonismi presenti in natura (insetti entomofagi, batteri e nematodi entomoparassiti, ...).
Sul piano etico essa rappresenta un passo avanti rispetto all'agricoltura industriale perche' se non altro nel riconoscere la natura biologica dei processi produttivi del cibo essa riconosce implicitamente all'uomo la natura di essere biologico. Tuttavia non si va al di la' di questo. Il metodo biologico è infatti oggi pienamente attuato da una molteplicità di aziende perfettamente inserite per il resto in un contesto produttivo di tipo tradizionale, cioe' esclusivamente economico.

3) Agricoltura biodinamica
Oltre a far propri i concetti dell'agricoltura biologica utilizza intensivamente le consociazioni, un piano di rotazioni basato sulla suddivisione delle colture in piante da frutti, fiori, foglie e radici, e tiene conto, nello stabilire il calendario delle semine, oltre che del selenetropismo, anche di ulteriori influenze astrali che non so bene per˜ quale attendibilitˆ scientifica abbiano.
Particolare importanza ha in biodinamica la preparazione del composto, del quale entrano a far parte 6 preparati che hanno lo scopo di amplificarne i processi vitali. Altri 2 preparati, cornoletame e cornosilice, vengono usati per la concimazione diretta.
I preparati biodinamici implicano lÕuso di organi animali e sono pertanto, nel nostro contesto, inutilizzabili, almeno nella loro versione originale.
Il metodo delle rotazioni inoltre presuppone una uguale superficie coltivata a piante da foglia, frutto, fiori, ecc. Nella pratica questo raramente avviene.
La biodinamica nasce nell'ambito dell'antroposofia, dottrina filosofica dai connotati fortemente misticheggianti e nettamente antropocentrica, ma che nonostante cio' vede l'universo come un insieme di forze dinamicamente interagenti; l'uso delle consociazioni inoltre va nella direzione di un ecosistema basato sulla reciproca cooperazione, anziche' sull'antagonismo fra le specie. Antagonismo cui invece si continua a far ricorso, come nella agricoltura biologica propriamente detta, nella lotta antiparassitaria.

4) Permacoltura
L'idea di fondo e' quella di realizzare un agroecosistema forestale complesso dotato di caratteristiche di stabilita' e autoregolazione basato su piante perenni. Un organismo di questo genere richiede molto tempo per evolversi, ma, una volta raggiunto lo stadio climax dovrebbe essere in grado di produrre a tempo virtualmente indeterminato con un minimo numero di interventi umani. Presuppone un modello di sviluppo centrato su piccole comunita' che vivano in stretta relazione simbiotica con il proprio luogo, ed e' dunque, sotto questo aspetto, estremamente interessante. Non mi risulta tuttavia che esistano, almeno in Italia, esperienze degne di nota. Credo dunque che essa vada considerata fra i metodi sperimentali, benche' degna del massimo interesse.
Una caratteristica della permacoltura e' che, essendo basata esclusivamente su piante perenni, esclude la cerealicoltura, optando piuttosto per prodotti sostitutivi.
Anche sul piano etico la permacoltura e' di estremo interesse poiche' presuppone una drastica mutazione dell'atteggiameno dell'uomo nei confronti del proprio agire all'interno della bisofera: non soltanto qualcosa da conservare ed ammirare dall'esterno quest'ultima (come per le organizzazioni tipo WWF) ma una rete di relazioni di cui l'uomo e' un nodo interagente. Anche la permacoltura tende, come la biodinamica, ad incoraggiare l'armonia di tali interazioni, riducendo il piu' possibile gli elementi di competizione fra le specie componenti l'agroecosistema.
Naturalmente, una cosa e' la permacoltura, un'altra sono i suoi ideatori. Si veda a tale proposito l'atteggiamento di costoro nei confronti degli animali.


5) Agricoltura naturale
Definibile come l'agricoltura del non fare, consiste semplicemente nel lasciare che ogni cosa, nell'agroecosistema, vada secondo natura: niente potature, concimazioni, lotte antiparassitarie, lavorazioni del terreno: perche' la natura e' perfetta e provvede a tutto da se'.
Se la permacoltura e' da considerarsi da un punto di vista sperimentale, l'agricoltura naturale e' da considerarsi da un punto di vista utopistico, come un ideale di perfezione, uno stato di armonia assoluta a cui tendere, ma quanto di tutto cio' sia attuabile al presente decisamente non saprei, ne' le argomentazioni del suo ideatore sono da ritenersi solidissime. Una sola, fra tutte, merita a mio avviso attenzione: ho fatto così e funziona; che a ben pensarci e' in fondo la piu' solida di tutte. Cio' che si dice tuttavia non sempre coincide con cio' che si fa... Da provare comunque. Anche perche' c'e' in essa un aspetto particolarmente interessante: la coltivazione dei cereali in regime rigorosamente sodivo.
Sul piano etico l'agricoltura naturale rispecchia la visione del mondo del Buddhismo, nonché, a mio avviso, del Taoismo.



Il primo passo
Adesso si è pronti a incominciare. La prima domanda da porsi e': quale e quanto cibo consuma in un anno una persona? Puo' apparire una domanda banale ma da alcuni decenni almeno non lo e'. Si provi a domandarsi: quanti chili di pane ho consumato lo scorso anno? E quanti di pesche? E di pasta? E quanti litri di olio? E di vino? Dubito che siano in molti a saper rispondere. E' piu' probabile che ciascuno sappia quanti soldi spende in un anno per il cibo che quanto cibo consuma. Questo dato di base dunque, che per un contadino del medioevo, o del secolo scorso, o dei primi decenni del '900 era, per cosi' dire, pane quotidiano, e' oggi totalmente da riscoprire (voglio dire: e' sicuramente noto a livello di analisi statistiche, ricerche dietologiche, ma e' del tutto estraneo alla pratica della nostra vita quotidiana). Non volendo andare a tentoni mi sono dunque, con molta, molta pazienza, impegnato a registrare tutte le cibarie prodotte o acquistate in un anno. Probabilmente questi dati sono piuttosto variabili da persona a persona e dunque e' improbabile che sia utile che io li riporti qui per intero. Diciamo che per quanto mi riguarda la mia dieta e' composta dai seguenti 5 alimenti fondamentali (cioe' consumati in maggiore quantita'):


Olio
Pane e pasta
Leguminose (Ceci, fagioli, fave, lenticchie, piselli)
Pomodori
Patate

nonche', ovviamente, da un notevole numero di alimenti secondari.
Concentriamoci per ora sui 5 principali.
Tre di essi (legumi, pomodori e patate) sono ortaggi e dunque implicano la presenza di una coltura irrigua con una elevata quantita' di cure colturali (concimazioni, sarchiature, ecc.).
Il pane e la pasta implicano la coltivazione del grano e dunque un terreno arabile non irriguo.
L'olio implica la presenza di un oliveto. Ciascuna di queste 5 risorse alimentari inoltre implica la padronanza di processi di trasformazione o conservazione, in qualche caso semplici, in altri casi piuttosto complessi. Sempre comunque alla portata del singolo. Ecco dunque gli antichi processi di lavorazione del grano e delle olive.

Ciclo del grano


Ciclo dell'olio


Cui si aggiungono le seguenti utili informazioni su pomodori, legumi e patate:

Conserve di pomodoro

Conservazione delle leguminose

Conservazione delle patate