Note:

(1) A tale proposito rimando il lettore ai miei lavori sulla struttura delle immagini e dei piani-sequenza in A. Tarkovskij:

F. Schillaci, La poetica fotografica nell’opera di Andrej Tarkovskij, su Foto e Dintorni, anno 2 n. 2 e 3, giugno e settembre 1994.

F. Schillaci, Lo spazio e il tempo nell’opera di Andrej Tarkovskij, su Lo Spettacolo, anno XLVI, n. 1, gennaio-marzo 1996,

nei quali giungo a formulare considerazioni sulla interiorità dell’autore esclusivamente sulla base di una analisi delle sue scelte interne al linguaggio cinematografico.

(2) E’ forse solo una analogia casuale, ma credo meriti d’essere citata: una struttura di tale genere presenta anche l’andamento dell’evoluzione biologica della vita sulla Terra, sviluppatasi anch’essa in cinque fasi successive, ognuna delle quali si è poi conclusa con una estinzione in massa. Noi viviamo oggi nella sesta fase.

(3) Gli Hopi sono una tribù Pueblo di lingua uto-azteca stanziata in Arizona, che mantiene tutt'ora saldamente la propria cultura a carattere fortemente religioso e la propria struttura sociale di tipo matriarcale e teocratica. Ecco la traduzione dei cartelli che appaiono nel finale del film:

´Ko-yaa-nis-qatsi (dalla lingua Hopi), 1. Vita folle. 2. vita tumultuosa. 3. vita squilibrata. 4. vita in disintegrazione. 5. uno stato della vita che richiede un altro modo di vivere.ª

´Traduzione dalle profezie Hopi cantate nel film: "Se scaveremo alla ricerca di pietre preziose provocheremo disastri.

In prossimità del giorno della purificazione, ragnatele saranno tessute avanti e indietro nel cielo.

Verrà un giorno scagliato dal cielo un contenitore di ceneri che brucerà la terra e farà bollire gli oceani."ª

Un altro testo significativo ai fini della comprensione dell’opera è il seguente: ´Probabilmente, se c’è una parola che puó mostrare al mondo cosa è la pace Hopi, essa è equilibrio. Il mondo deve crescere, espandersi, ma deve farlo con equilibrio. Altrimenti la natura, il grande regolatore, insorgerà, come adesso, con inondazioni, eruzioni, carestie e terremoti. Questa è natura in guerra, natura che convincerà l’umanità del bisogno di equilibrio, di mettere in movimento energie positive per ristabilire un mondo equilibratoª.

Da Meditations With the Hopi, di Robert Boissiere.

(4) Il primo approccio al paesaggio è dall’alto, a distanza, in una lunga ripresa aerea (1’ 19") di frastagliate formazioni rocciose. Poi, dopo una serie di movimenti di accostamento lungo le rocce nei piani dal 3 al 6, e definitivamente dall’ottavo, la macchina da presa si posa sul suolo.

(5) In uno dei piani di questa Sequenza appare una ruspa su cui è dipinto il numero 6 (messo ben in evidenza dall’inquadratura iniziale del piano), coincidente con il numero di sezioni di cui è composto il film. Non potendo tuttavia escludere che si tratti di una coincidenza fortuita non approfondirò ulteriormente l’analisi di questa analogia.

(6) Qua e là sono presenti nel film vari momenti di sottile ma tagliente ironia. Fra essi, nella Sequenza 16, l’allettante cartellone pubblicitario di una località balneare seguito dall’immagine di una spiaggia affollatissima e, sempre nella Sequenza 16, l’immagine di un gruppo di uomini in camice impegnati in quello che sembra un delicato intervento chirurgico ma che si rivelano infine nient’altro che operai in una fabbrica di wurstel.

(7) Umberto Eco, Opera Aperta, Bompiani, Milano, 1962.

(8) Per l’esattezza la durata complessiva dei 7 piani relativi alle attività "pacifiche" è di 51", quella dei due piani relativi alle attività militari è di 53". Si noti che in tal modo la Sequenza risulta divisa in due parti di durata quasi identica.

(9) Analogamente Marcuse nel suo Saggio sulla liberazione (Einaudi, Torino, 1969, p. 10), a proposito delle merci prodotte ed esportate dagli USA elencava: "cannoni e burro, napalm e TV a colori".

(10) Si noti l’opposta valenza che assume sotto questo aspetto il movimento di macchina nelle Sequenze 3 e 16. Nella prima esso è presente inizialmente come movimento (molto lento) esterno a un’immagine totalmente immobile, nella seconda esso (molto veloce) si aggiunge alla fine al movimento interno all’immagine, che non cessa di sussistere, con il ben diverso risultato di rendere l’osservatore parte di questo movimento, interno appunto a esso.

(11) Vi sono in tutto il film solo quattro eccezioni: 1) nella Sequenza 3, quattro piani consecutivi (dal terzo al sesto) che paiono mostrare 4 momenti strettamente consecutivi di un percorso di discesa fra le rocce; 2) nella Sequenza 9 il campo-controcampo fra un gruppo di persone che guardano verso l’alto e la facciata di un grattacielo ripresa dal basso; 3) nella Sequenza 16 il già citato accostamento ironico fra l’allettante cartellone pubblicitario di una località balneare e l’immagine di una affollata spiaggia; 4) nella Sequenza 18 i due piani della folla di persone di colore e del pompiere in una strada allagata.

(12) Si può vedere questo singolo piano come un crescendo su piccola scala.

(13) Non a caso le musiche sono di Philip Glass, uno dei capiscuola della corrente cosiddetta minimalista, che della ripetizione di pattern sonori elementari (che stanno alla composizione come i mattoni, tutti uguali l’uno all’altro, stanno all’edificio cui appartengono) ha fatto il suo modulo linguistico fondamentale.

(14) La direzione destra-sinistra è quella preferita nella maggior parte dei movimenti, esterni o interni all’immagine che siano. La ritroviamo costantemente, ad esempio, già a partire dalla stessa Sequenza 3, anche nel motivo ricorrente del transito accelerato delle nuvole.