La Casa di Gondrano
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Avrei una storia da raccontare

Cleo, uccisa dai cacciatori, e i suoi tre cuccioli

Mi chiamo Rita e abito in Lombardia in prov. di Bergamo. E questa è la mia storia.

Avevo 11 anni, quando ho trovato una gatta siamese di pura razza, abbandonata perché aspettava dei piccoli bastardini. L'ho portata a casa, adorandola subito perché anch'io sono una "bastarda", o figlia di madre nubile. Non ricevevo affetto da nessuno, mia madre si era sposata ed era andata a vivere a Genova, io abitavo coi nonni materni a Ventimiglia.

La micia che chiamavo Sabbia, mi adorava a sua volta, quando tornavo da scuola, la trovavo incollata al cancello del francobollo di terra, chiamato pomposamente giardino, che mi aspettava. Come mi avvicinavo, cominciava a "danzare", a fare le fusa, a rotolarsi per terra con quel suo pancino sempre più grosso, che mi scioglieva di tenerezza.

Appena entravo nel "giardino", si arrampicava sul grembiule fino ad arrivare alle spalle e accomodarsi intorno al mio collo a mo' di stola di pelliccia vivente, e leccandomi un orecchio, strofinando il suo nasino contro la mia guancia, e ridendo. Sì proprio così!, Tutti i suoi dentini scoperti in un sorriso quasi umano di gioia!

Era l'unico essere vivente che mi amava e che io potevo amare nella mia squallida infanzia. E venne il giorno bellissimo della nascita dei piccoli. Sabbia mi aveva fatto capire che la dovevo seguire. Scendemmo in cantina, dove lei mi guidò ad una cassa piena di stracci dove si accovacciò. La guardavo incuriosita senza capire. Miagolando e allungando la testa, mi fece capire che voleva che la accarezzassi. Come le posai la mano sulla testa, lei posò la sua zampina sulla mia mano, e io rimasi così grattandole dolcemente le orecchie, sotto la gola, fra gli occhi, e Sabbia faceva le fusa come una locomotiva.

Dopo un po' Vidi nascere il primo piccolino, allora Sabbia si mosse e cominciò a leccarlo. Poi venne il secondo, poi il terzo e il quarto. Ero sopraffatta dalla gioia!

Sabbia leccava i suoi piccoli e gongolava. Si vedeva che era al colmo della felicità. Mi guardava con i suoi occhioni blu come dicesse: Visto come sono stata brava?" Io le diedi un sacco di baci sul musino, e Sabbia fece le fusa più forti che abbia mai sentito.

Andai da mia nonna a chiedere un po' di latte per Sabbia, ero talmente felice che non feci caso all'espressione di mia nonna. Mi diede il latte, e fece lo sforzo di andare dal macellaio a chiedere un po' di polmone e di frattaglie.

Passarono dieci giorni di felicità assoluta. Appena uscita da scuola, volavo a casa per andare a vedere la mia Sabbia e i suoi piccoli che diventavano sempre più belli. Potevo prenderli, mettermeli in grembo, e Sabbia saltava sulle mie ginocchia e allattava i piccoli facendo le fusa e guardandomi con i suoi occhioni adoranti.

L'undicesimo giorno, arrivata a casa, mi precipito in cantina per vedere Sabbia, chiamandola come al solito dall'alto delle scale. Lei mi rispondeva sempre, ma quel giorno ai miei richiami rispose il silenzio. Sabbia non c'era e neppure i piccoli. Mi ricordo ancora l'angoscia che mi stringeva il petto. Corsi da mia nonna chiedendo dov'era Sabbia, e lei mi rispose: Mah, sarà scappata!

Scappata una gatta che ha i piccoli di dieci giorni? Ero una bambina, ma francamente questa non me la potevo bere. La cercai per un mese, in tutto il paese, poi un giorno, mio zio, fratello di mia mamma, mi disse: " E piantala con questa gatta! se lo vuoi sapere, tua mamma è venuta apposta una mattina per togliere di mezzo quella bestia! L'ha messa in un sacco con i suoi bastardi e l'ha annegata nel fiume! Adesso piantala, di bastarda basti tu senza metterci anche i gatti!"

Mi sono sentita diventare il cuore di ghiaccio. Adesso ho 56 anni, ma quel dolore non mi è mai passato.

Rita P.

Su Gondrano dal 27 aprile 2004


Dalla mailing list animalista di Peacelink
1 gennaio 2003