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Racconta come se tu fossi lui
(quarta parte) Nuova famiglia per Nik,
legato e gettato in strada Ricordo vagamente di essere stato liberato da quella stretta gabbia del canile comunale. Eccomi poi nelle braccia di una signora alta e magra che mi stringeva a sè a più non posso, dandomi una raffica di bacetti sul mio soffice pelo marrone. Avevo un aspetto un po' macilento rispetto agli altri cuccioli, ma, proprio perchè mi avevano scelto, ero sicuro di essere capitato in una famiglia amante degli animali. Ancora per qualche anno continuai a pensare nello stesso modo, ma poi i miei padroni divennero veri e propri seviziatori; davo fastidio in qualsiasi luogo, mi picchiavano per un niente e alcune volte si dimenticavano anche di darmi il cibo. Oltre a sgridarmi, vigilavano attentamente su qualunque cosa facessi: la mia esistenza in quella casa era motivo di continui richiami e sembrava destinata a proseguire così, quando un giorno il mio padrone mi si avvicinò come non aveva mai fatto fino ad allora: gettò un osso ed io lo presi al volo. Allora lui, con mano sicura, mi afferrò, legandomi insieme tutte e quattro le zampe. Ed ecco che la mia sventura cominciò. Il padrone avanzò con un paio di forbici in mano; mi misi ad abbaiare e la mia voce era sgradevole a me stesso, ma non riuscivo a trattenermi. Dopo un attimo di silenzio, ecco cadere per terra la punta del mio orecchio: il padrone mi aveva tagliato il tatuaggio di riconoscimento per poi abbandonarmi senza problemi. Era quello il solito periodo in cui i miei padroni se ne andavano in vacanza e, non volendo pagare la pensione per cani e avendo litigato con il vicino, avevano deciso di abbandonarmi. Poco dopo il padrone mi lanciò, come se fossi una palla di spugna, sulla sua jeep. Qui rimasi per ore; già mi immaginavo abbandonato lungo una strada senza un padrone nè un amico. Infatti, ad un certo punto, vidi la porta dell'auto aprirsi e io fui scaricato sul ciglio della Statale 494. Avevo freddo, gelavo, non c'era un amico e non avevo neppure la razione di cibo quotidiano; nessuna auto si fermava, mentre io guaivo dolorante. Ma ecco, come caduta dal cielo, una giovane coppia scese da una piccola auto. Mi vennero vicino; io ero talmente diffidente che mi misi a ringhiare, preparandomi al peggio. Invece no, i miei "nuovi" padroni mi comperarono cuccia, guinzaglio e collare nuovi per interminabili passeggiate nel parco. I miei timori iniziali si erano rivelati infondati: quella famiglia voleva dire tanto per me: il bene di due persone, la razione di cibo quotidiano e... tante coccole! Ed ora sono qui dopo una lunga corsa nel parco con i miei padroni davanti al camino, che guardo la TV. Ho finalmente riacquistato la fiducia negli uomini; è proprio vero che non tutti i mali vengono per nuocere. Luca Menassi |