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Gondrano racconta...
numero 4 - Estate 2007

E' finita l'estate e i più attenti fra voi immagino siano già lì pronti a farmi notare che la sosta di Gondrano, iniziata lo scorso autunno, si prolunga più del previsto. Vero. E si prolungherà probabilmente ancora per qualche mese, anche a costo di non mantenere ancora per un po' qualcuna delle promesse che vi avevo fatto negli scorsi numeri, perché credo sia venuto il momento di riflettere sulla funzione e sui contenuti di Gondrano. Insomma, a che serve Gondrano? Fino a oggi è stato una via di mezzo fra un sito web personale e un sito di informazione sul vivere etico e naturale; credo oggi però che manchi di una fisionomia precisa e che, soprattutto, sia affetto da una impostazione che risente di una visione di questi temi ormai da superare.

Nel corso degli ultimi due anni la mia attenzione si è concentrata sulle interazioni fra quattro grandi temi: l'antispecismo, la decrescita, l'ecologia profonda, la nonviolenza. Sottolineo: non su ciascuno di essi in quanto tale ma sui loro legami, o più esattamente sul fatto che siano quattro pezzi di una totalità rimasta fino a oggi invisibile. A questa totalità saranno dedicati i futuri sviluppi di Gondrano che sarà con ciò strutturato in quattro grandi zone corrispondenti a tali temi e, ovviamente, strettamente comunicanti.
A esse se ne aggiungeranno altre due, già esistenti, una bella e una brutta. Sbrighiamo subito quella brutta: sarà la zona dedicata ai danni sociali della caccia, che rimarrà giocoforza per me argomento di impegno specifico. Dico giocoforza perché, a cinque anni di distanza dall'inizio del mio impegno su questo argomento, il vuoto incredibile e totale che aleggia su di esso rimane perfetto, e la manifestazione di Firenze del 15 settembre scorso, cui ho partecipato in veste di… osservatore extraterrestre, lo ha mostrato sonoramente. Ne riparleremo.
Intanto passiamo a quella bella: sarà Con gli occhi dell'immaginazione, la zona dedicata alle espressioni artistiche, ma che vorrei ora indirizzare, sulle orme di alcuni concetti espressi negli scritti di Walter Branchi, verso una riflessione su: quale arte per una società ecocentrica? Lo so, forse non è il più urgente dei problemi, ma visto che mi ci trovo in mezzo…

Sempre i più attenti fra voi avranno notato che nel riquadro L'officina della pagina d'ingresso è scomparso il riferimento al seminario su Decrescita e Antispecismo che era in progetto con l'associazione Oltre la Specie per il prossimo mese di ottobre, sostituito da un riferimento a una riflessione teorica, cui comincerò a lavorare sempre a ottobre. Il motivo di questo nostro ripensamento è che quanto è emerso durante Veganch'io mi ha fatto pensare che ciò che abbiamo fino a oggi percepito erroneamente come movimento antispecista sia in realtà, almeno in Italia, un'altra cosa. Ora, un seminario aveva senso solo in funzione dell'apertura di un dialogo fra i due movimenti, ma se uno dei due non esiste? Allora bisogna ripartire da zero, a cominciare appunto dalla riflessione teorica. E prima di ciò bisogna fare chiarezza, bisogna fare le necessarie distinzioni. Le troverete presto nel laboratorio, sotto il titolo: Antispecismo e specismo speculare: una distinzione sommersa.

Passiamo in ultimo al versante della decrescita. Alcune settimane fa sono incappato sul sito web del Movimento per la Decrescita Felice, il gruppo di Maurizio Pallante, in un articolo contro Maurizio Pallante o meglio contro quella che è la sua tesi principale: il valore centrale dell'autoproduzione dei beni. In quanto persona che da otto anni la pratica con soddisfazione mi sono sentito tirare in causa e ho scritto una risposta dal titolo L'autoproduzione che funziona che ha suscitato l'apprezzamento di Pallante e che sembra sarà pubblicata dal settimanale Carta. Non mi aspettavo cotanto esito, anche perché in fondo cos'è che faccio? Coltivo un orto biologico parzialmente conservativo (cioè con varietà antiche), curo degli alberi da frutto, uso un semplicissimo sistema di raccolta dell'acqua piovana… come molti altri che vivono in campagna. Col tempo aggiungerò dei pannelli solari e poco altro. Tutto qui. Ma questo, che, pannelli a parte, era normalità fino a pochi decenni or sono, oggi a quanto pare è divenuta esperienza da raccontare, evento da pubblicare. Fino a tal punto siamo regrediti?
Bene signori, non rimane che prenderne atto e constatare l'importanza, l'alto valore sociale, sovversivo, evolutivo, alternativo, ecosistemico, insomma rivoluzionario di ciò che faccio qui, nella mia isoletta verde assediata dal desolato far west della degradata provincia romana.
E dunque credo sia giunto, prima ch'io mi monti la testa oltre misura, il momento di rilanciare una vecchia idea: le case della decrescita felice, di cui quella in cui pratico la mia autoproduzione potrebbe certamente essere una.
Ecco in cosa consiste l'idea.
Ho sempre visto con molto favore il proliferare di fattorie didattiche, soprattutto se orientate verso le agricolture alternative. Da qualche tempo però, guardandole dal punto di vista della decrescita, noto che esse hanno un inconveniente: la dimensione aziendale, la grande scala, e questo è un elemento che inevitabilmente pone una distanza fra il visitatore e la realtà che ha di fronte, lo porta a considerarla come non sua, a pensare: sì, bello, se fossi agricoltore... se! Ma non lo sono. Peccato. E a visita conclusa se ne torna in ufficio o a scuola a imparare a muovere bene il suo mouse. Immaginiamo invece che egli si trovi a visitare non una enorme cascina di 2000 mq circondata da ettari di terra ma semplicemente una casa con qualche migliaio di mq di terra intorno, qualcosa che... "ma guarda, sembra proprio la mia seconda casa, proprio lei, quella dove vado si e no tre settimane all'anno. Guarda, a starci un po' più a lungo cosa ci si può fare."
Qualcosa insomma in cui il signor Rossi possa riconoscersi e sentire alla sua portata. E che possa indurlo a trasformare ciò che fino a oggi ha chiamato "seconda" casa in prima casa e il loculo condominiale che finora ha pomposamente chiamato prima "casa" in... boh!... museo della preistoria?

Vorrei che la casa di Zagarolo diventasse un esperimento pilota. E' una promessa, ma anche un invito a collaborare, a portare avanti il lavoro insieme e a pensare a forme di divulgazione. Un invito che rivolgo ovviamente a coloro che abitano a distanza utile ma anche a tutti gli altri, a chiunque non sia un semplice e sterile "attivista da tastiera" ma abbia anche voglia di rimboccarsi le maniche.

Per quanto riguarda la riflessione finale, sarebbe stata mia intenzione dedicarla alla manifestazione di Firenze ma credo di averne così tante da dire che essa merita un articolo a sé, che troverete presto anch'esso su Gondrano. Per questa stagione dunque vi grazio.

Filippo Schillaci
Zagarolo, 19 settembre 2007


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