Il Silenzio

Nell'impossibiltà di concretizzare un "non luogo", nell'impossibilità di raggiungere "un luogo di estremo confine: l'ultimo limite dell'atmosfera, le più remote stelle di una galassia", Il silenzio dovrà essere eseguito in uno dei seguenti luoghi, a esclusione di ogni altro:

La Foresta dei Peloritani (fra i boschi più alti, ad esempio quelli attorno al vivaio forestale Ziriò)
Cava Grande del Cassibile (sul fondo della vallata, una piattaforma rocciosa lambita dall'acqua)
Erice (nel Balio, in presenza della Nebbia)
Gibilmanna (fra le pietre del santuario, in un punto da cui siano visibili il Cigno e la Lira)
Il castello Normanno di Taormina (nel punto più alto e lontano dall'ingresso)
La valle dell'Aniene nei pressi di Subiaco (sulla riva del fiume, in un luogo d'ombra sul margine dell'acqua)
Fra le rocce bianche del monte Sempreviva sui Monti Lepini (davanti a un anfiteatro naturale di roccia nei pressi della cima o nella valletta dei cavalli)
Il chiostro o la chiesa dell'abbazia di Fossanova
Presso la fonte Nocchietta a Bellegra sui monti Prenestini
Il chiostro dell'abbazia di sant'Egidio
La riva dell'Adda a Imbersago (fra il traghetto e il primo ponte)
La spiaggia di Capo Bianco o le rovine di Eraclea Minoa
La spiaggia di Eloro.
I boschi del monte Barro nei pressi di Lecco.
Il chiostro piccolo del convento di Sabbioncello a Merate (solo dopo che i frati avranno smesso di allevare animali per cibarsene)

Dopo la mia uscita dai confini della vita questo limite perderà il suo significato e dunque Il Silenzio potrà essere eseguito anche altrove ma solo in luoghi che in qualsiasi modo, per chi l'esegue, rappresentino un estremo confine, come per me lo rappresentano questi luoghi..

L'esecuzione dovrà avvenire nelle ore più profonde della notte e terminare in tempo per consentire ai partecipanti di non vedere l'alba.

Il Silenzio è l'ultima parte del viaggio: l'uscita dai confini della vita. Una fase in cui ogni parola, ogni linguaggio si è dissolto. Non ci sono spettatori perché nulla avviene che possa essere visto con gli occhi o udito con le orecchie. Ci sono, come nella cerimonia del tè, partecipanti. Vestiti di bianco, essi siedono in silenzio in cerchi concentrici, nella posizione e nell'attitudine mentale del meditante, attorno alla luce di una singola candela che ne è il centro. Le immagini sono anch'esse partecipi del cerchio, adagiate sul suolo senza alcun altro accorgimento che la loro posizione armonica all'interno del cerchio stesso. La prima immagine funge da benvenuto ai partecipanti ed è disposta lungo il percorso che essi fanno per formare il cerchio (non fa parte dunque di esso). L'ultima, la linea di luce nel buio, è disposta accanto alla candela. Ogni immagine è illuminata da una sorgente di luce che illumina essa soltanto, e nient'altro intorno, a eccezione dell'ultima che si affida alla sola luce della candela.
La Viaggiatrice c'è ancora, è uno dei partecipanti. Entra per prima, inizia lei a formare il cerchio, ma da quel momento nulla la differenzia più dagli altri.
Scopo del silenzio non è attendere che lo Spirito giunga fra i partecipanti, come nelle riunioni silenziose dei Quackers, poiché non c'è alcuno Spirito da attendere, ma "lasciare la presa", uscire dai confini del samsara, da ogni confine, entrare in pacato contatto col proprio dissolvimento nell'universo e dell'universo nel nulla. E' questa la meta del viaggio. Se una meta esiste.

Filippo Schillaci
ore 0:23 del 2 agosto 2009


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