Nell'allestimento di Osnago la musica giunse all'ultimo momento e fu soltanto una sorta di sottofondo fatto di brani del repertorio classico che avvolgeva la voce in un'atmosfera ovattata ma non "dialogava" con essa. Fu comunque una presenza preziosa. Ecco perché in questo secondo allestimento le riservammo particolare attenzione. Il percorso che le immagini e le parole dei nuovi testi suggerivano era dall'impeto alla quiete (vedi Metafora di un cammino), e mi domando se è solo casuale il fatto che la scelta dei brani fatta dai membri del quartetto Suoni Antichi sia una sorta di viaggio all'indietro nel tempo, dalla contemporaneità al rinascimento.
Circa la compresenza di musica e voce recitante, risultò impossibile adottare la scelta fatta nel giardino di Osnago perché il parco di villa Gnecchi, molto più ampio, richiedeva volumi sonori maggiori e la musica in molti punti avrebbe coperto la voce che per varie ragioni pratiche non era amplificabile. Questo limite spinse a una soluzione che si rivelò espressivamente positiva: stabilimmo un'alternanza fra musica e voce, ma con due eccezioni, nella prima e nell'ultima Isola. Il risultato è che parole e musica accennano a coesistere nella prima isola, rinunciano nelle due successive e infine lo fanno pienamente nell'ultima, il che trovo che sia in assonanza perfetta con il senso dei testi.
Con queste premesse, ecco dunque quali sono state le scelte musicali, così come sono risultate dalla corrispondenza fra me ed Eleonora Sala e dalle sue discussioni con gli altri membri del gruppo.
Isola del Fuoco. Eleonora propose Klonos di P. Swerts, un brano contemporaneo per piano e sax, strutturato in tre parti: forte (2 minuti), che esprime molto bene l'idea dell'impeto; pianissimo (2 minuti), una sorta di ruvido sussurrio; forte (3 minuti) che riprende il tema iniziale.
Si inizia con l'esecuzione della prima parte, entra poi la "viaggiatrice", si avvia al leggio durante le note iniziali della seconda parte e inizia quindi la recitazione. Per sincronizzare i tempi la seconda parte viene ripetuta due volte, sfumando nel silenzio nel momento in cui la "viaggiatrice" si allontana dal leggio. Essendo tutta in pianissimo non si pone il problema di interferenze con la voce.
La terza parte è stata esclusa perchè quella ripresa dopo le parole finali del testo ("I suoi passi risuonano nel silenzio.") suonerebbe come una sorta di beffarda smentita del loro significato.
Isola dei riflessi. Fu scelta la Barcarola e scherzo op. 4 (1903) per piano e flauto traverso di Alfredo Casella (1903) che, come mi scrisse Eleonora, "gioca molto sull'intreccio tra la melodia del flauto e quella suonata dalla mano sinistra del piano, che a me ricorda un andamento da violoncello. il carattere è meditativo e cangiante (c'è qualcosa che potrebbe ricordare la nebbia) con momenti più 'tristi' ed altri che invece si aprono. Nel finale c'è una modulazione improvvisa che mi sembra in sintonia con l'immagine della luce nella nebbia. Sono abbastanza convinta - e ora, dopo aver letto il testo, ancora di più - che possa andare bene".
La musica viene eseguita da sola. Finita essa, comincia la recitazione che va avanti, da sola, fino alla fine.
Isola della luce. Ci si è affidati al suono della spinetta sola con tre brevi brani del repertorio clavicembalistico: il noto primo preludio in do maggiore di Bach dal Clavicembalo ben temperato, una sonata di Scarlatti e un preludio non misurato di L. Couperin.
Qui il non dialogo fra musica e voce della precedente Isola si stempera: l'una e l'altra occupano ancora ambiti temporali diversi ma non più monolitici: musica-voce-musica-voce si alternano come in un dialogo in campo-controcampo.
Isola dell'acqua. Mi scrisse Eleonora: "Per l'acqua, i salteri. Vorremmo fare un pezzo lento, non una danza. Abbiamo in repertorio un brano intitolato La morte de la ragione, una pavana di autore anonimo del primo ‘500, sempre a carattere meditativo; un brano piuttosto calmo e uniforme nei volumi" che avrebbe oltre tutto reso possibile la contemporaneità con la voce. Musica e voce coesistono così fino all'inizio del racconto conclusivo ("Viaggiatori intanto...") il quale conclude, da solo, il "viaggio".
Era stata anche abbozzata l'ipotesi di un live electronics con il suono dell'acqua in sottofondo, un’idea che, pur non realizzata in questo allestimento, credo sia da prendere in considerazione per il futuro a condizione che il suono non sia naturalistico. Potrebbe, probabilmente, accompagnare l'attrice mentre esce di scena.
La successione degli strumenti risulta dunque essere la seguente:
fuoco-piano e sax
riflessi-piano e flauto
luce-clavicembalo
acqua-clavicembalo,flauti dolci e salterio
Lo schema del rapporto musica-voce risulta dunque essere il seguente:
Fuoco
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Klonos (prima parte, 1’50’’)
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Klonos (seconda parte ripetuta 2 volte, 4’30’’)
[sax, piano, sax, piano, silenzio ecc.] |
Ingresso. Testo (parte “al leggio”)
[iniziare sul silenzio della musica] |
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Testo (parte “allontanandosi”) |
Riflessi
| Barcarola e scherzo op. 4 di Casella |
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Testo. |
Luce
| Primo preludio dal Clavicembalo ben temperato di Bach. |
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Testo (fino al momento in cui prende in mano il foglio) |
| sonata (…) di (…) Scarlatti. |
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Testo (fino a “…verso la propria nostalgia.”) |
| Preludio non misurato di L. Couperin |
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Testo (finale) |
Acqua
| La morte de la ragione |
Testo (fino al racconto conclusivo) |
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Testo (il racconto conclusivo). Uscita. |
Filippo Schillaci
20 maggio 2009