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A Tempo Determinato
(Terza parte) (Non so mai cosa si festeggia
domani: se la Resistenza o la Liberazione. Non è una differenza da poco,
eppure... Mio nonno durante la seconda guerra mondiale era arruolato e il suo unico
figlio - mio padre - era appena nato. La sua personale resistenza è consistita
nel fare la pipì a letto finché non lo hanno rispedito a casa. Non ha mai avuto
problemi di incontinenza, come dimostra ancora oggi trattenendo la pipì per
intere giornate, ma il suo letto a quel tempo si trovava a pochi chilometri
dalle trincee, e questo spiega quasi tutto.) “Come stai oggi?” “Benone. Ho fatto la pipì da
solo.” “Ma la comoda è vuota: sei
andato in bagno?” “Sì. Mi sono preso le
stampelle, è filato tutto liscio.” (Disse il vecchio dopo aver
scalato tutti e due gli scalini maledetti…) “Bravo, sono davvero contento!” “E tu?” “Oggi è capitato un caso
difficile. Un dirigente finito in pensione anticipata. Sai, anche questa è
flessibilità.” “Strana storia. A me sembra che
un uomo che ha voglia di offrire il suo tempo libero sia come un bene
prezioso.” “Proprio per questo è difficile
trovare qualcuno che se lo comperi. Questo è il mercato.” “Allora tu fai come se fosse un
regalo.” (A volte le cose che butta lì
così candidamente mi sembrano dei sogni da interpretare. Ma è come cercare di
decifrare i propri sogni da soli: forse impossibile, tecnicamente errato, e
comunque imperdonabile per uno psicologo. Per come la vedo io un sogno non ha
prezzo; un sogno vero è difficile da trovare, eppure non ha mercato. Non che
manchi la richiesta di sogni già pronti: in pacchetti con l’offerta
promozionale oppure esclusivi e di lusso, freschi oppure in saldi di fine
stagione, di pronto consumo oppure da collezionare… i sogni che dico io si
materializzano imprevedibilmente in un incontro, in uno scenario tipo il bazar
del porto spaziale di Guerre Stellari. Si scambiano per baratto, si perdono per
distrazione, si rubano con destrezza, o si dà loro una sbirciata soltanto,
prima che svaniscano. Sogni difficili da trovare ma riconoscibili a prima
vista, a pelle…) “Tu piuttosto, dovresti avere
un po’ di giorni di ferie adesso.” “Sì, infatti. Voglio
approfittarne per fare una bella spesa. Adesso ci sono le colombe al cioccolato
in offerta speciale…” (così puoi raschiare la
ricopertura, che so che ti piace…) “Sì, buone…. E poi al primo
Maggio è l’epoca delle fave col pecorino, e pure quest’anno je l’avemo fatta a magnalle, possino ammazzà!” (Da bambino credevo che queste
esclamazioni del nonno rispondessero a una specie di segreta scaramanzia
familiare; quando capitava una ricorrenza, il nonno faceva il suo scongiuro e
vedevo mio padre che si commuoveva un po’, impercettibilmente, ma io me ne
accorgevo. Poi, dopo il naufragio, passano i mesi e arriva Capodanno, e ci
ritroviamo noi due da soli. Aspettiamo mezzanotte, io in poltrona e tu a letto,
dopo un piatto di linguine al pomodoro, il primo negli ultimi sessant’anni che non
ti aveva preparato la nonna. La televisione accesa si aumenta il volume da sola
progressivamente man mano che la lancetta dei minuti sul display si avvicina al
vertice e parte il conto alla rovescia; sei mezzo addormentato, per la prima
volta da mesi ti vedo sorridere. Inizio a contare alla rovescia con la
bottiglia in mano per svegliarti e, in perfetta sincronia con la TV, stappo.
Auguri! Auguri! Dopo un cin-cin e un sorso di spumante, tu con gli occhi persi
all’insù brindi ancora: “j’avemo fregato
n’antr’anno!”. Noi soli eravamo ancora qui e, mesi dopo, abbiamo visto
arrivare lo scudetto della Roma insieme all’estate della nostra città. Allora
ho cominciato a capire.) “Però, Robé, le fave vanno
mangiate fuoriporta, in camporella…
insomma, nei prati… hai capito no? Tu comprami le fave e il pecorino a me, e
senti cosa fa quella Rossella per il venticinque, o al primo Maggio…” “Nonno, quella ragazza ha
rifiutato il lavoro proprio per andarsene in Sicilia, sulla spiaggia… altro che
prati, che tra l’altro a me mi fanno pure starnutire!” “E vabbé, ma tu che ne sai?
Intanto chiama.” “Intanto, se fa bel tempo noi
andiamo ad aiutare i platani.” “Sì, ma quanto ci vogliamo
stare? Un’ora o due, io poi mi stanco. Non cercare scuse, tu.” “A proposito: ma che si
festeggia il venticinque?” “La liberazione!” “Allora, da quale cominciamo?” “Ah, già… adesso la parte del
nonno tocca a me… vediamo: tu da quale cominceresti?” (Non so nemmeno se questi
alberi hanno veramente bisogno del nostro aiuto, figurarsi a capire chi di loro
ne ha più bisogno. E nemmeno me ne frega molto. Quello che mi importa è che
siamo usciti; adesso voglio vedere se preferisci il posto al sole o quello
all’ombra, e il primo albero della fila fa al caso nostro perché offre tutte e
due le opzioni.) “Dal primo della fila?” “Bravo Roberto: proprio quello
che avrebbe scelto anche mio nonno!” (Conosco il tono, mi avverte di
pensarci due volte prima di prenderlo come un complimento…) “Se si tratta di liberarsi
della corteccia troppo spessa, immagino che i primi siano stati i più esposti
al freddo dell’inverno, e che saranno anche i più esposti al sole estivo…” (C’è qualcosa di poetico in
questa scusa che mi sono inventato, anche se suona come un ragionamento di
Sherlok Holmes, e per questo il nonno mi coglierà in castagna…) “Sai, Roberto, quando ero
bambino ero convinto che mio nonno sapesse quali alberi aiutare, perché era
(E adesso ci prenderanno per
matti. Un vecchio mezzo paralitico e un giovane capellone che insieme
scorticano un albero sul marciapiede del viale, in mezzo alla strada… lui
canticchia allegro “faccetta nera”, fortunatamente a bassa voce. Chissà se è
stato un rigurgito nelle sue parole di prima ad avergli dato l’incipit, oppure
il film di ieri sera. Nella storia c’erano degli uomini neri che raccoglievano
le mele in America, mi pare anche che a un certo punto cantassero, ma di certo
non canzoni fasciste. Il nonno era a letto e per la maggior parte del tempo ha
russato sommessamente; però, nei momenti più intensi del film si risvegliava
d’improvviso. Dopodiché rimaneva vigile quasi senza battere ciglio per un paio
di minuti prima di richiudere gli occhi e riprendere a russare senza apparente
soluzione di continuità. Il film in effetti parlava del fatto che un uomo deve
essere disposto ad attraversare a piedi la propria vita per sapere qual è il
suo mestiere; ma il nonno avrà percepito questo? Non è probabile, comunque non
lo saprò mai; la mia esperienza col nonno mi diceva con certezza che prima o
poi un frammento di quel film sarebbe emerso sotto una forma imprevedibile dal
quel calderone di sogni che lui introduce dicendo “ho visto in TV…”.) “Non ha mai visto fare questo,
eh signora?” (Che fai nonno, attacchi
bottone?) “Io… ehm… no.” “Lei viene da un paese freddo,
è per questo, vero? Da lei è meglio se gli alberi non prendono freddo. Come si
chiama?” “Jana.” “Sgiana… Sembra Gianna detto in
“Piacere.” (Ma sì, mettiamoci anche ad
attaccare bottone con l’extracomunitaria dell’est…) “Lei ha nipoti?” “Ho due figli, un maschio e un
femmina; loro studiano in università in nostro Paese, Ucraina.” “Ah bene! Mio nipote è
laureato, psicologo, e adesso ha un lavoro. Lei ce l’ha un lavoro?” “Io sì… piccoli lavori. Aiuto.” “Come mio nipote allora! E’
bello, ti fa sentire utile. Lei si sente utile?” (…Ti sembrano domande da fare?
Qui non siamo alla TV, nonno!) “Sì. Ma anche sola.” “E suo marito?” “Lui è andato via, in altro
Paese. Miei figli soli.” “Anche mia moglie è andata via,
e mio figlio... se ne sono andati tutti. Siamo rimasti soli, io e Roberto.” (Ops. Chiedo scusa ad entrambi.
Andate pure avanti.) “Ma se lei si sente utile,
allora può dirsi fortunata anche se la sua famiglia è lontana. E ha una casa
qui?” “Non casa. Centro accoglienza
assistita e inserimento; può stare ancora un mese, e non può fare aiuto la
notte… più persone chiede per la notte, e paga miliore…” “Io signora lavoro in
un’agenzia di lavoro interinale. Se ha il permesso di soggiorno potrei
aiutarla.” “Aiutare a trovare casa? Io
ancora aspetto timbro, ma tutto è a posto, presto avrò…” “No, forse mi sono spiegato
male…” “Sì, mio nipote voleva dire che
può aiutarla a trovare quello che cerca, lui fa incontrare domanda e offerta,
capisce?” “Domanda… e offerta…” “Non ci capisce niente, eh? E
nemmeno io. Ma lui è proprio bravo in questo mestiere. Per esempio, faccia
conto che lui fa incontrare noi due: lei ha già il lavoro di giorno, ma lo
vorrebbe di notte, giusto? E vorrebbe una casa. Io invece ho una casa con delle
stanze vuote…” (nonno, mi ricordi qualcosa,
sempre di Rodari; una delle tue preferite: Ho
conosciuto un tale, un tale di Vignola che
aveva tre cappelli ed una testa sola… e ricordo anche come va a
finire: un
giorno che pioveva incontrò un poveretto che in
testa non portava né cappello né berretto: “ecco -
disse quel tale - il mondo è tutto sbagliato… … a me
tre cappelli e a lui il capo bagnato!” E
andando per la sua strada mentre fischiava il vento Quel
signore con tre cappelli era molto malcontento. Vai al punto, nonno…) “Lei vuole affittare?” “Beh, perché no… cioè, voglio
dire: sì! Se ne ha voglia può venire a vedere, abitiamo proprio qui davanti,
vede? Quella è la mia finestra…” “Venire… adesso?” “Beh, no, adesso dobbiamo
finire di aiutare questo albero. Ma può telefonare così ci mettiamo d’accordo,
io sono sempre in casa. Per l’affitto non si preoccupi, basta un contributo per
le spese, pochi soldi, e il resto lo può mandare ai suoi figli. Se lavora di
notte può dormire di giorno, io mi sentirò più tranquillo con lei dentro casa,
anche se posso fare ancora tutto da solo, compreso andare al bagno.” “Vuole io aiuto andare al
bagno? Per me molto bene.” “No, per me veramente è meglio
andare da solo… vabbé, poi ne parliamo. Ecco, si faccia scrivere il numero di
telefono da mio nipote. Guardi che ci conto!” “Io può venire anche prossimo
mese? Centro accoglienza fa lettera di presentazione… ma… chiede dove andiamo…” “E lei gli dica che viene da
noi. Per la lettera… certo: Roberto, scrivi anche nome indirizzo e tutto!” “Grazie, grazie. Ecco, questo
mio numero…” (un cellulare.) “Ci sentiamo presto, signora
Sgiana… ho detto giusto?” “Giusto, sì… Jana.
Arrivederci.” (beh, ora saluta e finiamo il
lavoro qui, nonno, che con tutto questo polline sta iniziando a prudermi il
naso… vorrei proprio vedere come scriveresti il nome della signora, vecchio
rubacuori… ecco come incidevi la corteccia!) (Primo Maggio: le cose vanno
così. Quando ho accettato il lavoro nell’agenzia interinale avevo un solo
obiettivo chiaro in testa: trovare una persona adatta come assistente per il
nonno e assumerla.
“A che punto siamo?” “Tutto secondo la tabella di
marcia.” “Il profumo è buono, ma c’è
ancora tutto in giro, lì sul tavolo e sui fornelli… tua nonna era più
ordinata…” “Mentre si cucina non c’è
bisogno che l’ordine si veda: se il cuoco ce l’ha dentro, salta fuori alla
fine.” “Capisco.” “Tieni, siediti qui e finisci
di tagliare le patate; fai i pezzi grandi come quegli altri. Io devo fare una
telefonata.” “Di lavoro? Ma oggi è festa!” “Appunto.” (Per dirti che non ho più un lavoro
aspetto la fine del pranzo, sennò rischiamo di sentirci esclusi dalla
festività.) “Pronto, sono Roberto Blasi:
posso parlare con la dottoressa Rossella Scarpulla?” “Sì, sono io, salve… lei è
quello dell’agenzia?” “A dire il vero non più. Volevo
farle gli auguri per il compleanno, e dirle che mi dispiace in quest’occasione
di non avere un bel lavoro da regalarle.” “Grazie, non me l’aspettavo.
Per il lavoro non si preoccupi, sapevo che non aveva la bacchetta magica
trova-lavori… adesso le farebbe comodo anche per sé stesso! Ma cosa è
successo?” “Beh, è difficile da spiegare
in poche parole… diciamo che ho voluto chiudere in bellezza, mi è capitato un
caso difficile e mi sono messo in testa di risolverlo ad ogni costo.” (da come parlo, invece che un
ex impiegato in prova sembro un investigatore privato.) “E così gli ha ceduto il suo
posto?” (La pupa ha intuito,
ispettore...) “Non era il mio posto. Abbiamo
fatto uno scambio, questa persona mi segnalerà dei lavoretti nei prossimi anni,
intanto che frequento la scuola di specializzazione: anche io voglio diventare
uno psicoterapeuta.” “Allora siamo nella stessa
situazione! Sa, io poi quella mattina stavo venendo all’appuntamento per il
lavoro, ma lungo la strada ho rischiato di cadere col motorino, e allora mi è
apparsa come un’immagine, di un uovo di Pasqua che andava in pezzi… mi è sembrato
una specie di segno premonitore… lo so che può sembrare una scemenza… lei crede
nei segni del destino?” “Io? Io credo in tutti i
segni!” (Sono un cercatore di segni,
l’ho già detto.) “Allora mi capirai… possiamo
darci del tu? Di che segno sei?” (Nessun prurito al naso,
miracolo!) “Del Leone.” “Io del toro, ma questo già lo
sai. Ti intendi di astrologia?” “Veramente no; però mio nonno
ha conservato un bavaglio con scritto conquistar
la donna toro vuol dir vincere un tesoro… non so se fosse mio o di mio
padre... ma tu piuttosto: come mai non sei partita?” “E’ una storia lunga… speravo
di andare fuori ma poi non se ne è fatto più niente. Sarà per la prossima
volta. Adesso dovrei sentirmi con una mia amica, magari andiamo a mangiare al
lago…” “Senti, noi non ci conosciamo
quasi e so che forse è tardi, ma... io ho preparato un pranzo di festa per mio
nonno e la sua nuova amica. Ho cucinato per un esercito,
e mi piacerebbe invitarti.” (Chi ha parlato?) “Sei molto gentile, ma…” “Puoi portare la tua amica, e
troveremo una torta di compleanno, così anche noi senza lavoro avremo da
festeggiare qualcosa!” “I miei mi hanno mandato una
torta di compleanno … va bene, accetto. Dammi il tempo di fare uno squillo alla
mia amica, così ti richiamo per dirti se vuole venire anche lei.” “Ti do il mio numero…” “Non c’è bisogno, ce l’ho in
memoria e adesso lo metto nella rubrica del telefonino… Roberto, vero?” “Roberto, sì!” (Nonostante la mia tenace
resistenza al telefonino, so che quando una ragazza ti mette nella sua rubrica
è buon segno.) “Posso chiederti una cosa?
Dicevi che tuo nonno ha una nuova amica…?” “Detto così suona un po’
insolito, e in effetti non so spiegarti bene neanche io… è una signora
straniera che verrà a stare da noi e gli terrà compagnia per un po’, una specie
di tempo determinato…” (Magari fino al prossimo
scudetto della Roma, chissà.) Maurizio Brasini
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