La bambola di sale
di Gianpietro Sono Fazion






 

Su una remota montagna abitava una bambola di sale.
Trascorreva la sua vita tra boschi di pini e di abeti che
si alternavano a distese d'erbe e di fiori.

Da un vecchio che percorreva gli
antichi sentieri sentì parlare del mare.

Non sapeva che cosa fosse, e pensò di andarlo a cercare.
Si mise in viaggio: dopo alcune settimane la ricca vegetazione
boschiva lasciò il posto a luoghi più aridi, fino ad un ampio deserto,
che la bambola dovette attraversare.

Quando giunse di fronte al mare, rimase a lungo muta.
Non riusciva a capire.

Allora chiese al mare: "Chi sei?".

"Sono io", rispose il mare.

"Non capisco", disse la bambola di sale, "come posso conoscerti?".

 "E' semplice", disse il mare, "toccami".

La bambola si avvicinò e mise lentamente un piede nell'acqua:
avvertì una strana sensazione, ma non era dolorosa,
come un inizio di comprensione.

Quando ritirò il piede, vide che le sue dita non c'erano più.

Se ne lamentò con il mare, che disse: "Non essere triste.
Hai offerto qualcosa di te per capire".

La bambola contemplò ancora quella grande distesa mobile,
quindi si immerse nell'acqua, sciogliendosi lentamente.
Perdendo se stessa, sentiva che la sua comprensione aumentava.
Chiese un'ultima volta al mare:

"Chi sei?".

 Parlò il mare con la voce della bambola
o la bambola con la voce del mare?

Scomparendo dentro un'ultima onda, un'unica voce disse:

" Io sono "





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