La Casa di Gondrano
Home (Page)
Chi è Gondrano?
Chi siamo noi?
Cosa è e cosa sarà la casa di Gondrano?

Con gli occhi dell'immaginazione
Indice degli articoli
Indice delle zone
Il laboratorio

 

Salman Rushdie al Festival delle Letterature

Festival delle Letterature - Salman Rushdie

(Seconda parte)

Lo spettacolo inizia con la presentazione dell'assessore capitolino alle Politiche culturali Gianni Borgna (che ci informa dell'attività, davvero pregevole, di questa e la precedente amministrazione nel campo della cultura con marcato riferimento all'apertura di biblioteche e librerie nelle zone di periferia più emarginate, nonché di altri interessanti progetti) affiancato dal direttore artistico del Festival e responsabile della Casa delle Letterature, Maria Ida Gaeta, molto garbata, sintetica e raffinata, e dal sindaco Veltroni.
Lo so che questi sono i classici momenti di autocelebrazione, ma bisogna pur riconoscere che si sono più che meritati sia l'introduzione per la prima che la conclusione per la fine della manifestazione, a pensarci bene puoi godere di qualcosa di unico ed elitario totalmente gratis e in questi tempi (ma anche in quelli passati) è cosa rara e notevole.
Veltroni conclude gli interventi (compreso il suo) marcando con signorile imbarazzo che finalmente Roma batte Milano per vendita di libri (gli risponderà ironicamente Salman Rushdie: «Bisognerebbe che si riuscisse a fare qualcosa di simile anche con le squadre di calcio»).
Chiuse le operazioni di inaugurazione sale sul palco Toni Servillo, regista e attore, ed è subito chiaro che le star della serata non sono soltanto gli artisti, infatti il microfono non funziona e Servillo con mute parole ed umile postura sembra fuori luogo facendoci percepire un imbarazzo che forse è più di forma che non reale ma con un maestro di recitazione come lui nulla è scontato. La cosa divertente è che dopo la sostituzione del microfono, soltanto lui sembra non accorgersi che tutto è a posto, infatti osserva educatamente e con il suo sorrisetto da buon casertano, il pubblico e tace... passano lunghissimi secondi durante i quali tutti ci chiediamo se non stia cercando di far salire il pathos, se non stia aspettando il silenzio assoluto dalla platea ed invece improvvisamente si accorge che il microfono funziona ed inizia a leggere un brano tratto da «La terra sotto i suoi piedi» (del 1999) con sobria semplicità...

>>>(«Mi levo il cappello, grande Nicéphore. Se Daguerre - come il titano Epimeteo - fu colui che aprì questo vaso di Pandora, scatenando l'incessante ticchettio, l'infinito lampeggiare della fotografia, fosti tu grande Ribelle!, a rubare il dono divino della visione permanente, della trasformazione della vista in memoria, dell'attuale in eterno - cioè il dono dell'immortalità - e a concederlo al genere umano. Dove sei ora, o titanico veggente, o Prometeo della pellicola? Se gli dei ti hanno punito, se ti trovi incatenato a un pilastro sulla vetta di una montagna con un avvoltoio che ti sgranocchia le budella, consolati con questa notizia. È appena arrivata: gli dei sono morti, ma la fotografia è viva & vegeta. L'Olimpo? Puah! Oggi è solo una macchina fotografica»............ «Mi chiusi la porta alle spalle e per un po' non accesi la luce, ma lasciai che il buio prendesse la forma che voleva»........ «E c'è anche il problema dell'onestà, virtù che abitualmente tutti decantano e raccomandano finché non viene rivolta, con tutta la sua forza non ammortizzata, contro di loro. L¹onestà non è la linea migliore, nella vita. Solo, forse, nell'arte».), perché «la lettura vera e propria spetta allo scrittore, mentre l'attore ha solo il compito di introdurlo cercando il più possibile di non imporre uno stile di recitazione, di andare alla struttura della parola scritta» (spiega il regista Piero Maccarinelli).

Applausi sinceri anche se tra i Vip ce n'erano soltanto di forma («quelli che stanno in fondo possono applaudire, mentre le prime file possono far tintinnare i gioielli» J.lennon); quello che mi urta è che certe persone per apparire, per la forma, tolgono posti (e che posti, le prime file) a chi è davvero appassionato... scusa la mia acrimonia, non sono ancora riuscito a superare questo classismo ormai demodé, anacronistico in tempi nei quali è sufficiente essere antiberlusconiani per riconoscersi "tutti uguali".... virtualmente... ma tutti uguali chi? Io ho l'impressione che non abbiamo gli stessi valori... ma, facciamo come con i nostri figli, dobbiamo essere pazienti e cercare, sforzarci di capirli ed accettarli perché siamo noi, i reietti di questa società (come in un certo romanzo di Ursula K. Le Guin) ad essere dalla parte giusta e chi crede davvero ad una conversione divina che metta un simile seme in una testa che, non capisce, non riesce a seguire, a comprendere il senso di quello che ascolta, una testa che, inviando stimoli di sbadigli all'apparato orale, segretamente sta rimpiangendo luoghi e momenti più divertenti e leggeri. Fine polemica.

E' il momento dei musicisti, della magia di un altro alto linguaggio e si entra in un'atmosfera piacevole ed estremamente intensa, costruita dalla batteria di Roberto Gatto e dal sassofono di Javier Girotto e dalla loro personalissima incredibile performance, ricca di passione e leggerezza nei toni e nei movimenti delle esecuzioni, che scioglie e fa volare gli animi più induriti... (tranne i soliti vip sbadiglianti... sonno o noia?), continuando negli intervalli scanditi dalle tre letture di Rushdie.
Giunge finalmente il momento della vera star della serata, sale sul palco un Salman Rushdie quasi irriconoscibile da come ero abituato a vederlo nelle apparizioni in alcuni film, nelle foto e nelle interviste, via la barba ed i capelli arruffati, ben ingrassato e con un sorriso più sereno, meno sagace, più soddisfatto o forse compiaciuto, un look molto diverso da come eravamo abituari a vederlo. Più maturo, una persona che sembra finalmente risolta, felice? Non sono riuscito a vedere la bellissima e giovanissima moglie. Salman Rushdie si presenta così, adesso sono più chiare le sue origini indiane, ma quando inizia a parlare è stupefacente, la sua lucida intelligenza illumina molti degli sguardi puntati sul suo viso pacioccone, parla molto, ci anticipa che leggerà tre piccoli saggi scritti anni prima ma presentando ogni singolo saggio parla e lo spiega, lo integra, lo attualizza e da poche parole (facilmente comprensibili anche senza la traduzione della bella e informale traduttrice) capiamo che gran personaggio stiamo celebrando questa sera.
Parla del tema della manifestazione di quest'anno, "paura, speranza" e ci racconta della sua la paura e di come l'abbia superata (Nel 1989, in seguito all'uscita del libro Versetti satanici, è accusato di blasfemia nei confronti dell'Islam e condannato dagli ayatollah dell'ortodossia iraniana alla fatwa: di fatto, una condanna a morte. La condanna lo costringe per molti anni alla clandestinità e a vivere sotto la protezione del governo e della polizia britannica), ci racconta della paura di tutto il mondo, ci avvisa di NON CREDERE AI PROFETI, ci indica la strada per la speranza, la bellezza, la libertà, il futuro e lo comunica senza nascondere le proprie idee, critica le sinistre (figuriamoci le destre) del mondo, io posso dire che mi ha aperto gli occhi su alcune contraddizioni mie e di certa sinistra, una così profonda intelligenza unita ad una tale capacità di critica e di comunicazine capita raramente di vederne, è un privilegio che abbiamo avuto in pochi (poco più di duemila persone) e ne sono così grato a lui ed all'organizzazione tutta, dalla Zètema al comune di Roma.

Con un sorriso che serve soltanto a meglio veicolare le cose molto serie che vuole dirci, cita Gramsci, James Bond, l'IRA, George Harrison, Walt Whitman e molto altro per dirci che:

>>>«La democrazia può progredire solo attraverso lo scontro delle idee, può fiorire solo nel turbolento bazar del disaccordo. Ancora una volta, occorre una forma più chiara di conversazione. Le società occidentali devono trovare urgentemente sistemi efficaci per difendere i musulmani contro il cieco pregiudizio. E analogamente i portavoce dell'Islam devono smettere di dare l'impressione che la strada che porta a rapporti migliori - il sentiero per il nuovo - richieda la creazione di nuove forme di censura, di bene e bavagli legali».

e poi:
>>>«La vita è furia. La furia, sessuale, edipica, politica, magica, brutale, ci porta alle più nobili altezze e ci spinge alle più ignobili bassezze. Dalla furia nasce la creazione, l'ispirazione, l'originalità, la passione, ma anche la violenza, il dolore, la semplice e intrepida distruzione, il dare e ricevere colpi dai quali non ci riprendiamo più»

sembra infantile o sognatore, utopista, ma penetra nella coscienza ed è realista:
>>>«Innamorarsi è uno dei mezzi per superare la paura. Uno dei modi di combattere il fanatismo è la felicità. E anche il piacere. Guardate dove regna il fanatismo: la cosa che più fa paura è il piacere, la liberazione del piacere»........ «Un umorista americano una volta ha definito il puritanesimo come il timore che qualcuno, da qualche parte, possa essere felice. Beh, in questo senso sono favorevole all'uso indiscriminato del bacio. Baciarsi per vincere il terrore».

oppure:
>>>«Abbiamo bisogno di momenti di esaltazione, di fare esperienze che ci portino a trascendere noi stessi. L'arte, come l'amore, è anche questo. Se tante persone hanno sostenuto il mio Versetti satanici non dipende tanto dal valore del libro in sé, quanto dal fatto di voler salvaguardare la libertà di poter scegliere in ogni momento che libri leggere e scrivere».

parole tranquillizzanti:
>>> «Gli uomini non sono bravi a prevedere il futuro. Il mio consiglio è di non credere mai che il futuro possa essere, per nessun motivo, soltanto fosco. Il futuro ci sorprende sempre».

parole ferme:
>>>Dire a questi prepotenti che vorrebbero terrorizzarci che non abbiamo paura di loro. E ringraziare i nostri segreti protettori, ma ricordare loro, anche, che nella scelta tra sicurezza e libertà è la libertà che deve sempre venire al primo posto.

Alla fine ci lascia con il richiamo alla cosa più "importante", in questo momento e che suona come un ammonimento: adesso bisogna tutti lavorare per dare all'Iraq un vero stato, un vero governo, una reale via di salvezza, una speranza di vita vera, lasciando da parte qualunque ideologia.

Di seguito allego i tre piccoli saggi (per noi inediti) citati.

Claudio Vitturini

27 maggio 2005


    Step across this line. Collected non-finction 1992-2002   
Salman Rushdie