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Salman Rushdie al Festival delle Letterature

Festival delle Letterature - Salman Rushdie

(Prima parte)

Ieri ha avuto inizio la quarta edizione della più bella ed emozionante manifestazione dell'estate romana (si può dire che apre o forse anticipa l'estate romana), il "festival delle letterature".

Non sono mai mancato a questo appuntamento che per me rappresenta l'angolo di Roma e dei miei sentimenti più segreto, più delicato, un'occasione per respirare bellezza, per ammirare la fantasiosa, iperbolica danza di pensieri e parole fluttuare nell'atmosfera pregna di antiche passioni imprigionate in quell'angolo di misteriosa indicibile bellezza che è la basilica di Massenzio. E mentre quelle parole ti sfiorano, ti penetrano, ti carezzano l'anima, ti accendono d'entusiasmo, ti aprono nuovi orizzonti, ti commuovono o ti solleticano con umorismo, ti appagano e non ti saziano mai, se alzi lo sguardo (magari durante gli intermezzi musicali così suggestivi, di eccezionale maestria d'esecuzione, le cui melodie stimolano l'anima e l'immaginazione con il loro linguaggio diretto, una musica senza tempo e senza frontiere, così come l'intera manifestazione) amplifichi le sensazioni grazie a squarci che mozzano il fiato per la violenta bellezza e ti lasciano in uno stato di beatitudine (su cui la religione ha più volte tentato di vantare diritti o appropriarsene la paternità; forse a volte alcuni esseri umani credono che sia un'esclusiva della fede e non capiscono che è qualcosa di molto più alto che non la devozione a un dio, il privilegio di sentire l'intimo universo dentro di sé o di riuscire a superarlo, anche solo per pochi attimi toccarlo ed esserne toccati) indicibile, provate per credere.

C'è in realtà una parte faticosa in questa manifestazione: la lunga fila in piedi senza la certezza di riuscire alla fine a ottenere l'agognato biglietto d'ingresso, rigorosamente gratuito. Ma anche questo girone infernale ha forse un pregio, quello di fare apprezzare maggiormente la bellezza dei momenti successivi che ci accompagneranno dal tramonto al buio della sera.

Non è possibile prenotare, quindi bisogna essere in fila dalle 18,00 circa poiché la biglietteria apre alle 19,00 e la manifestazione inizia alle 21,00 e, se non è la passione a darti la forza di resistere in fila, in piedi per 2/3 ore, dopo la prima esperienza rinunci per qualcosa di meno faticoso.

Ieri sera sono andato all'inaugurazione dopo il lavoro, erano quasi le 20,00 e parcheggiare è stata un'impresa ma al telefono la ragazza delle informazioni mi aveva assicurato che avrei trovato i biglietti a qualunque ora perché quest'anno i posti sono aumentati. Da colle Oppio (dove ho parcheggiato) la rampa d'accesso alla basilica appariva stracolma di gente ed altrettanta era la fila per i biglietti. Arrivato sul posto mi metto in fila ma poco dopo sento persone dire che i biglietti sono finiti e che si «aspetta e spera» non «che già l'ora si avvicina» per fortuna ma che dopo l'ingresso di tutti i "bigliettati" gli "invitati" ed i "raccomandati" anche noi reietti si riesca ad entrare (ma niente posti a sedere).

Rassegnato e con imprecazioni che lascio imprigionate nella camera oscura della mia bocca, tiro fuori gli occhiali da lettura e comincio a leggere un articolo sull'Antigone stampato poco prima in ufficio, quando si avvicinano quattro ragazze con un biglietto in più da regalare. Lo accetto, le ringrazio e le seguo con cortese gratitudine ma una mia gaffe le irrita ed una di loro mi esclude con acidi mormorii e minacciosi sguardi... allora le ignoro (ma con profonda gratitudine per il biglietto). Arrivato finalmente in cima alla salita ed oltrepassato il "ceckino" (da ceck-in o controllo del biglietto all'ingresso) dimentico le quattro ragazze e con molta calma mi avvio verso la zona degli ultimi posti liberi che ormai conosco bene. Ma arrivato alla corsia centrale decido di affidarmi all'istinto e provare a trovare un posto migliore. In fondo Salman Rushdie merita di essere apprezzato più da vicino: la vicinanza in questi casi amplifica tutto. Ed infatti arrivato nel primo settore noto accanto a una coppia un posto libero davvero invidiabile; chiedo se è libero e noto contemporaneamente che è "riservato" (ahi..ahi..) ma la gentile e simpatica coppia mi risponde che posso accomodarmi dato che quel posto era per una persona che non è più venuta.

Ringrazio, mi siedo e felice come un imbecille, col sorriso stampato sul viso mi godo l'incredibile spettacolo.

Claudio Vitturini

25 maggio 2005


24 maggio 2005 - SALMAN RUSHDIE
Toni Servillo (legge Rushdie)
MUSICISTI
Roberto Gatto, Javier Girotto