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L'assassino Cherubico


Si svolge oggi 30 ottobre 2003 a Monza una conferenza organizzata da Oltre la Specie sul romanzo di Paolo Ricci L'Assassino Cherubico. Ne proponiamo ai lettori la pagina iniziale.


Un giorno Dik tornò con un leprotto tra i denti.
Presi la piccola bestia tra le mani. Sanguinava dal naso e dalla bocca.
Viveva nel braccio della morte; era una di quelle povere creature che liberano nel territorio nel periodo del "ripopolamento" per poi sventrarle a fucilate nei primi giorni della stagione venatoria.
I cacciatori, dopo aver massacrato tutto quello che vive, allevano o importano fagiani e lepri, che lasciano liberi, per alcuni mesi, nelle loro riserve: autentiche aree di sterminio.
Le povere bestie assaporano la gioia breve della vita, per essere poi snidate dai cani e uccise dagli uomini. Vivono, fugacemente, nel loro "Miglio Verde", nel loro braccio della morte.
Presi il leprotto tra le mani. Spirò dopo alcuni minuti. Pensai a quanto era nobile, elegante la sua morte, come era pieno di dignità e di innocenza il suo svanire dal mondo.
Mentre lo accarezzavo, pensavo alla cianfrusaglia cimiteriale dei cattolici, pensavo alle virtù dal culo di marmo, ai cherubini tufacei dal volto di bambini depravati, alle checche angeliche, ai loculi, ai macabri appartamentini dei vermi, alle madonne piangenti e ai Cristi di pietra con il cuore in mano. Pensavo alla menzogna dell'immortalità antropocentrica dei preti.
Pensavo ad un funerale di un membro della camorra, che vidi in televisione, con amici piangenti e amiche urlanti su una monumentale, assurda bara contenente il corpo putrescente del delinquente. Vedendo quel funerale, avevo provato una profonda vergogna: la manifestazione scomposta del dolore è qualcosa che mi colpisce, mi stordisce per la sua volgarità.
Quando i piccoli videro il leprotto morto rimasero sconvolti.
"Ne uccidono, ogni giorno, a migliaia per mangiarli", dissi, "questo ha evitato il piombo del cacciatore... lo sapete... presto comincerà la strage..."
Zeno prese il leprotto e se lo strinse al petto e, sommessamente, piangeva.
Cominciai a scavare una piccola fossa, ne avevo già scavate un centinaio, in un punto ombroso del giardino, presso i tigli.
Ho sepolto uccelli, topi uccisi dai gatti, porcospini macellati dalle macchine.
Mentre scavavo sentivo Zeno mormorare. Mi accostai incuriosito per sentire meglio le parole che sussurrava al corpo inerte del leprotto: "Ti vorrei dare la mia vita... vorrei morire affinché tu possa vivere..."
Anch'io pensavo la stessa cosa: per poterlo vedere correre di nuovo avrei dato la mia vita.
Ma sentirlo dire da un bambino mi fece effetto.
Mentre lo seppellivo un pensiero mi saettò nel cranio: "Piccola bestia, sei più nobile del tuo stesso Creatore..."
Questo pensiero era scaturito senza la minima riflessione, si era manifestato spontaneamente: quel leprotto aveva scosso il mio essere.
Dissi ai piccoli: "Venite... vi racconto una storia..."

(...)

Paolo Ricci


Il testo completo del romanzo è presente sul sito Ahimsa di Paolo Ricci.