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Il mio giardino - e il giardino in generale - è per me seduzione
prima di ogni altra cosa. Seduzione messa in atto attraverso colori,
profumi, forme, volumi, suoni, luci e ombre. Perché il giardino è
fatto di tante cose, non solo di piante e fiori. Anche delle presenze
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Disegno di Flavia Battaglini dal libro Il Tao e la Luna di Gianpietro Sono Fazion, ed. Appunti di Viaggio, Roma |
che lo abitano, degli animali domestici o selvatici, degli insetti
utili o dannosi, e delle persone che lo vivono, da chi ne fruisce e
ne gode a chi se ne prende cura con perseveranza e nel tempo.
Il mio giardino è fatto anche di me. Nel giardino ci si mette in
gioco, si sperimenta, si ottengono vittorie e si imparano le
sconfitte. Al giardino ci si accosta con umiltà, almeno così dovrebbe
essere, consapevoli che lo abbiamo abitato di esseri che in buona
parte rimarranno oltre noi.
Il lavoro in giardino è anche meditazione, può diventare terapia a
ben vedere, perchè tutto ciò che accade in giardino è anche ciò che
accade nelle nostre vite: nascere, crescere, morire, soccombere e a
volte rinascere sono le regole che la natura persegue in un campo
incolto, in un giardino, nel nostro quotidiano vivere.
Il giardino è una manipolazione consapevole della natura perciò è
fatica e delusioni, sconfitte e impotenza così come meraviglia,
stupore, gioia e molta consolazione. Per concludere direi che il mio
giardino è anche un archivio di ricordi perché tante delle presenze
che ho posto ad abitarlo sono state scelte sulla scia di ricordi di
altri giardini e persone a me vicine, che hanno avuto e amato
giardini che hanno popolato la mia infanzia e che anche allora in
modo per me ancora inconsapevole, mi avevano sedotta.
Maria Rosa Casiraghi
9 ottobre 2006
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