La Casa di Gondrano
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Lettera di un viaggiatore notturno

Messaggio di autore anonimo dal newsgroup it.arti.poesia
Dicembre 2002.

Tanto tempo fa (ma era davvero tanto?) sono tornato in una città dove avevo a lungo vissuto. Strana cosa riconoscere ogni muro, ogni strada e nessun passante. Sapere che io con quella città così familiare non avevo più nulla a che fare.

Succede la stessa cosa adesso che dopo ... un anno? due? ritorno qui, un'altra volta (ogni tanto lo faccio) per leccarmi non vi dirò quali ferite (so che non ve ne importa nulla).
Le stesse iconcine di allora, la stessa colonna di titoli, ancora improbabili pseudonimi, ma, appunto, altri pseudonimi con cui non ho nulla a che fare. Ho lasciato un luogo che mi era ormai familiare, mi ritrovo in un luogo straniero.
Che fine hanno fatto Alberto, Schroeder, Merlino, Euxebio, Torrette? Qualcun altro è rimasto ma non il meglio. Tento di leggere le righe dell'inesorabile Venerandi che imperterrito insiste a non accorgersi che l'universo non è fatto della materia delle sue grammatiche, tento di leggere qualche altra roba qua e là. Noia. Innumerabili sequenze di pura Noia.

C'è una piccola stellina, chissà cosa ci fa qui, ed è questa:

Da: "Margherita"
Gruppo di discussione: it.arti.poesia
ho attraversato
la notte
con i piedi
feriti
da frammenti
di stelle

Ancora molto tempo fa durante un'escursione notturna in una zona boschiva (da quanto tempo non ne faccio più?) ho sentito un suono ovvio, familiare, si potrebbe dire banale: il verso di un gufo. Ho pensato: si sta preparando alla sua caccia notturna; e anche questo pensiero potrebbe essere chiamato banale, se non fosse che in esso è contenuta una implicazione: che poco dopo qualcuno sarebbe morto. La notte è anche questo. Ma tu continua a credere che sia fatta solo di stelle. A volte piace crederlo anche a me.


Un piccolo fuoco
17 Dicembre 2002
Da: "Margherita"
Gruppo di discussione: it.arti.poesia

e di me non ho traccia
che nei respiri notturni,
nei trafugati ti amo
a piena bocca con ogni vocale
arrotondata e colma

mi chino a prendere
scaglie di sogno e dentro
la tana del cuore conservo
un piccolo fuoco
per gli inverni a venire