La Casa di Gondrano
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Chiaro di luna

un racconto di Silvano Agosti


Una sera d'estate ho assistito, senza intenzione, a una prolungata scena d'amore.
Nell'appartamento di fronte al mio, all'ultimo piano del caseggiato, abitano moglie, marito e una bambina di neanche un anno.
Si è alzato il tiepido vento di scirocco e la tenda della camera ondeggia, lasciando uno spiraglio. La lampada delle scale disegna un rettangolo di luce attraverso la finestra aperta, proprio sul letto matrimoniale, ai piedi del quale c'è il lettino della bambina.
L'uomo è supino e la moglie gli bacia il collo e la schiena. Le gambe dei due si intrecciano con un loro ritmo indipendente.
La donna si ferma a lungo a baciare il fianco nudo del marito, il quale ride sussultando debolmente.
Si baciano sulla bocca, immobili.
Così a lungo che sembrano essersi addormentati.
Poi rotolano lenti e agili da un'estremità all'altra del letto, sempre accarezzandosi.
La bambina è sveglia ora e giocherella col lembo del cuscino, cercando inutilmente di dargli vita: lo muove avanti e indietro, abbandonandolo d'improvviso. Poi rimane a fissarlo con gli occhi spalancati, spiando un qualsiasi movimento di risposta del cuscino.
L'uomo e la donna si sono messi l'uno contro la schiena dell'altro e si muovono bisbigliando dolcemente.
Sono incantato, dietro la finestra socchiusa.
La delicatezza del vento e il silenzio della notte mi incoraggiano a seguire gli sviluppi della situazione.. La donna, nella penombra, ha schiuso le gambe e l'uomo tiene la mano destra sospesa sul ventre di lei senza posarla, lasciando che il calore si posi sulla pelle delicata.
Una immobile carezza.
Le stelle si ammassano nel piccolo quadrato di cielo del cortile, ancora sbiadite dal riverbero della città.
Le mani dei due percorrono i corpi all'impazzata, come cercando di invitare al risveglio le infinite cellule che li compongono.
La donna ha la schiena dritta, abbandona il capo all'indietro e lo scuote tenendo gli occhi chiusi.
Il marito sotto di lei tiene ambedue le palme delle mani distese, a sfiorare, quasi a sorreggere i seni bianchi di lei.
La bambina continua a giocare, per nulla interrotta dai gemiti dell'amore.
Spinta dal piacere la donna si abbandona all'indietro stringendosi all'uomo.
I suoi capelli ricadono come un riflesso dell'oscurità al centro del letto.
La bambina si mette seduta e cerca di afferrarli.
"Lascia i capelli, mi fai male".
Sussurra la donna all'orecchio del marito. Questi alza il capo e scopre la bambina, intenta a lisciare con le dita aperte a pettine i lunghi capelli.
"Ma è Lisa!"
L'uomo e la donna, rimanendo l'uno nell'altra, prendono la bambina e la posano fra di loro, racchiudendola nell'abbraccio dei corpi bagnati di sudore. "Lisa, cara Lisa. Vieni."
Il padre le bacia la fronte e la madre la nuca, con le labbra ancora umide.
La bambina ride e canticchia i suoi borbottii.
Rimango a lungo a fissarli, nella notte, anche quando sono certo che ormai, stretti l'uno all'altra, si sono addormentati.

Silvano Agosti.