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Libri di anni passati
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«Cara ***
È ormai molto tempo che non ci scriviamo. Anche te, come me, non ne avrai il tempo. Ora frequento la terza media e lo studio è molto faticoso. Se ripenso a quei giorni trascorsi insieme, non so che darei per tornare indietro e trascorrerli di nuovo... Noemi si è fatta grande ed è più capricciosa che mai. Cresce a vista d'occhio, ma anche troppo viziata. A volte ti ricorda e mi domanda dove sei e dice che vuole tornare da te...
Ti ricordo sempre con piacere nei miei momenti liberi, e spero di poterti scrivere più spesso... Sei tornata ancora a M***? Ti sei divertita? Rispondimi, e parlami di te dato che è molto tempo che non ricevo tue notizie.
Ti auguro felici feste (anche se in ritardo). Un abbraccio
Franca»
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Una lettera rosa piegata più volte in una piccola busta strappata: indecifrabile il timbro con la data di spedizione. La ritrovo per caso, sistemando i libri e i quaderni di quando ero piccola conservati in una vecchia cassapanca.
A quando risale l'incontro con Franca, di cui non riesco a ricordare neppure i tratti del volto? Agli ultimi anni della scuola elementare, penso, al periodo del soggiorno estivo con i miei genitori in una località di montagna vicina a casa.
Ho ancora una foto di quegli anni, che ritrae il nostro gruppo di famiglia: mio padre e mio fratello seduti in primo piano, io e la mamma dietro. Tutti sorridiamo, forse il sorriso più timido e imbarazzato è il mio.
Non ricordo Franca, Noemi invece sì, perlomeno il suo nome, così particolare: mi è sempre rimasto nella mente. E mi ha sempre incuriosito il fatto che venissero da Velletri: chissà perché quelle vacanze in una vallata tanto lontana da casa.
Quelle estati sempre uguali, sempre nella stessa località, sono legate nei miei ricordi al rosa intenso dei ciclamini raccolti nei boschi, lungo le rive di ruscelli, insieme alla zolla di terra che ne accoglieva le radici.
La zolla riempiva poi "vasi" fatti di legnetti inchiodati l'uno sopra l'altro ed era coperta nella parte alta da muschio vellutato e umido, che portava con sé la freschezza dell'acqua di montagna.
Altro: amavo giocare a bocce con mio padre, cercando di imitarlo, anche se con scarsi risultati. Rivedo i movimenti di mio padre che fa scivolare piano la boccia lungo la superficie liscia del campo, o la lancia con forza, risento il colpo secco della boccia che colpisce il boccino, lanciandolo lontano, fra grida di entusiasmo.
Ricordo poco o niente del resto: giorni tranquilli, sereni, di una famiglia qualunque in una estate qualunque, però anch'io «se ripenso a quei giorni trascorsi insieme, non so che darei per tornare indietro e trascorrerli di nuovo», perché sarei ancora accanto a persone care che se ne sono andate per sempre.
E Franca? E Noemi? Chissà dove sono ora, chissà se la Vita me le farà ritrovare, prima o poi.
In quel momento anche papà e mamma sarebbero di nuovo con noi, sorridenti come in quella foto...e come sono ora ai miei occhi mentre li ricordo.
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Non esiste separazione definitiva finchè esiste il ricordo (Isabel Allende)
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Stella
17 febbraio 2008
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