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Lezioni di cinema
IV

4 - La contraddittoria molteplicità dei livelli di significato in un messaggio.
Dobbiamo ora di nuovo momentaneamente allontanarci dal cinema per fare alcune considerazioni di applicabilità assolutamente generale (ricorrerò a esempi estranei al cinema proprio per evidenziare la generalità di questi concetti) che ci saranno utili per la comprensione delle opere che analizzeremo successivamente (*).
Abbiamo parlato dei contenuti semantici racchiusi nella forma. Abbiamo fatto addirittura degli esempi di forme non intenzionalmente concepite per la comunicazione ma che nonostante ciò "comunicano" qualcosa. Abbiamo parlato fra l'altro del "percorso iniziatico" in cui viene immesso il visitatore del dipartimento universitario in cui ci troviamo, percorso che lo introduce al concetto di gerarchia, al principio d'autorità che impregna il mondo accademico. Non dobbiamo però ritenere che il destinatario di questo messaggio, chiunque egli sia, lo recepisca consapevolmente. Un tale messaggio segue infatti vie sotterranee, o per dir meglio, «giunge alle budella del destinatario senza passare per il cervello». Questa frase non è mia; è stata pronunciata l'anno scorso in questa stessa aula da un esponente della RAI. E non a caso. Da sempre infatti pubblicitari e realizzatori di programmi televisivi sanno bene come confezionare questo genere di messaggi.
Ma c'è di più: molto spesso gli stessi "autori" dei processi formativi che conducono al realizzarsi di certi contenuti non sono consapevoli dei contenuti stessi, o comunque non del fatto che li stanno comunicando. E' il caso dell'esempio sopra ricordato, nonché della maggior parte dei messaggi "sotterranei" che noi riceviamo, o per meglio dire, che le "nostre budella" ricevono quotidianamente.
Spesso una forma contiene più livelli comunicativi, alcuni palesi, altri reconditi. E' il caso della frase che vi citerò adesso.
Supponiamo di cercare una affermazione che definisca una concezione del mondo vivente e della posizione dell'uomo in esso. Dove andremmo a cercarla? Probabilmente su un testo di filosofia, o di biologia. Volendo essere "generosi", su un testo di argomento religioso. Mai probabilmente ci verrebbe in mente di cercarla su un manualetto pubblicitario di una ditta che produce impianti di irrigazione per giardinaggio. E invece c'è. La frase iniziale di questo manualetto è la seguente (i ritorni a capo sono miei).

Nell'uomo costituisce circa i 2/3 del peso corporeo.
Negli animali oscilla tra il 60 e il 70 per cento.
In alcune piante può arrivare anche al 90 per cento.
L'acqua è dunque(...)

Consideriamo i primi tre periodi. Apparentemente essi null'altro fanno che fornirci in maniera del tutto neutra tre dati numerici. E certamente fanno anche questo. Questo è il primo livello comunicativo: quello più palese, sostenuto dalla pura semantica della frase. Analizziamone però ora la struttura formale. Essa come già detto è composta di tre periodi, separati da quella sorta di saracinesca a tenuta stagna grammaticale che è il punto fermo. Il primo periodo riguarda l'uomo, il secondo tutte le altre specie animali, descritte come "gli animali" (l'uomo dunque, essendo stato trattato a parte non rientra in questa categoria, ovvero non appartiene al regno animale), il terzo riguarda infine un ulteriore regno, quello vegetale (le piante). Dunque la visione del mondo vivente quale ci viene data dai tre compartimenti stagni di questa frase è quella di un insieme di tre realtà nettamente distinte: l'uomo, gli animali, le piante.
Andiamo avanti e analizziamo il modo in cui ci vengono presentati i dati numerici. La quantità di acqua nel corpo umano viene data in forma frazionaria (2/3), quella delle altre specie animali e delle piante viene data in percentuale. Questa differente rappresentazione del dato numerico suggerisce non solo una separazione dell'uomo dagli "altri" due regni, ma anche una sua maggiore distanza (dato numerico rappresentato diversamente) dall'insieme degli altri due (dato numerico rappresentato identicamente). Questa diversa rappresentazione infine maschera, anzi ribalta fittiziamente, una differenza reale che esiste fra l'uomo e gli altri animali da una parte e le piante dall'altra. Dire 2/3 infatti equivale a dire 66.67 per cento, ovvero un dato compreso fra il 60 e il 70 per cento, dunque coincidente con quello, "apparentemente" così diverso del secondo compartimento stagno: "gli animali" e sostanzialmente diverso solo dall'ultimo dato, quello relativo alle piante.
Proviamo ora a riscrivere questa frase così:

Negli animali oscilla tra il 60 e il 70 per cento del peso corporeo e in particolare nell'uomo ne costituisce circa il 66.67 per cento.
In alcune piante può arrivare anche al 90 per cento.
L'acqua è dunque(...)

Il livello semantico è immutato: ci fornisce, esattamente come prima, gli stessi dati numerici. Ma adesso la struttura formale ci dice che in tutte le specie animali, uomo compreso, le cose vanno in un certo modo, nel regno vegetale vanno in un altro modo (la rappresentazione dei dati numerici è omogenea, in modo che dalle sole diversità dei valori oggettivi derivi la percezione di differenze oggettive). Essa ci descrive cioé il mondo vivente in maniera ben più consona alle attuali conoscenze scientifiche in base alle quali (biologia evolutiva, da Charles Darwin a Stephen J. Gould, sociobiologia di Henry Laborit) l'uomo è a pieno titolo (fisiologico e comportamentale) specie animale fra le specie animali.

[A questo punto i volti della maggior parte degli studenti assumono un'espressione rigida, fra il contrariato, il perplesso e lo scandalizzato]

Forse ricorderete che all'inizio della prima lezione vi avevo detto che a un certo punto mi avreste guardato come se davanti a voi ci fosse un pazzo. Quel punto è questo. E in effetti le vostre facce si sono irrigidite quando ho parlato dell'uomo come di una specie animale. Perché? Pensateci bene: perché questa idea vi risulta inaccettabile nonostante 150 anni di evoluzionismo e un trentennio di sociobiologia? Pensateci attentamente: perché, nonostante razionalmente tutti noi sappiamo di essere una specie animale, questa idea ci risulta inaccettabile? Scoprirete di non avere alcuna ragione razionale. Scoprirete che l'unica ragione sta nel fatto che fin dalla nascita voi siete stati continuamente bombardati da messaggi come quello che abbiamo appena finito di analizzare, messaggi che non sollecitano palesemente le vostre facoltà percettive e dunque sono in grado di bypassare il filtro dell'analisi critica del vostro cervello, in quel momento impegnata altrove (in questo caso nell'apprendere dei dati numerici). Scoprirete che "le vostre budella" sono sature di messaggi di questo genere. Ma c'è di più: chi ha scritto quella frase non aveva certo l'intenzione di contrabbandare una visione mistificante del mondo: il suo scopo era semplicemente quello di introdurre in maniera efficace il discorso sull'importanza dell'irrigazione. Il fatto è che quella visione delle cose ce l'aveva "nelle budella" anche lui e da lì è rigurgitata fuori fino a erompere dalla sua penna. Perché infatti una caratteristica di questi contenuti "viscerali" è che essi sono capaci, come i virus, di dilagare trasmettendosi dalle "budella" del mittente a quelle del destinatario senza passare per il cervello di nessuno dei due. E questo è senza dubbio il loro aspetto più pericoloso.

L'esempio successivo lo traggo da un contesto diverso: quello delle arti visive. In un'immagine di tipo figurativo il livello semantico è costituito dall'insieme dei soggetti rappresentati, il livello formale dal modo di rappresentarli.
Osserviamo ora questa immagine tratta da una pubblicazione bioregionalista.

Il bioregionalismo (o deep ecology) è un piccolo movimento che propugna una vita a stretto contatto con il contesto naturale del proprio luogo, in una visione basata su principi teorici strettamente anti antropocentrici. L'immagine che stiamo osservando vorrebbe essere una espressione visiva di questa visione.
Analizziamone il livello semantico: abbiamo una figura umana inserita in un contesto di elementi naturali che esprimono il suo appartenere a un ecosistema. Dunque un messaggio in sintonia con le concezioni della deep ecology. Null'altro da dire su questo punto.
Analizziamo ora il sottostante livello formale. L'immagine è costruita secondo due assi di simmetria: il primo, verticale, identifica una simmetria di tipo grafico, autoevidente. Il secondo, orizzontale, identifica una simmetria concettuale: coincide con il livello del suolo, raffigurato come una sorta di cerniera fra il mondo aereo (addirittura cosmico) e il mondo sotterraneo e sottomarino.
Il punto di intersezione di questi due assi coincide con il centro geometrico dell'immagine. Abbiamo dunque una costruzione fortemente centrata; l'intera immagine è anzi concepita a priori in funzione di questa centralità. Ricordando l'esempio fatto all'inizio della prima lezione constatiamo che si tratta di una immagine di concezione arcaica, del tutto staccata da quelle che sono state le linee guida degli ultimi 80 e più anni di arte contemporanea. Questo centro inoltre è tutt'altro che vuoto: non solo l'autore ci dice che esiste un centro dell'universo ma ci dice anche che questo centro è l'uomo. Non solo la figura umana è il centro di tutto, quel centro in funzione della cui realizzazione, ripeto, ogni elemento dell'immagine è costruito, ma è dotata di altre due caratteristiche che la rendono "altra" rispetto a ogni ulteriore elemento della rappresentazione. La prima, forse la più ambigua, è la sua caratterizzazione cromatica: mentre tutti gli altri elementi dell'imagine sono in chiaro, la figura umana è una sagoma scura, il che è, ripeto, un dato di ambigua interpretazione ma che comunque sottolinea una alterità dell'uomo, il suo possedere una qualche peculiarità all'interno del mondo vivente.
La seconda è costituita dalle sue proporzioni. Nella pittura medioevale i rapporti gerarchici fra i vari soggetti di una rappresentazione iconografica erano espressi mediante rapporti dimensionali non realistici fra esse. Il Cristo in genere giganteggiava al centro dell'immagine, i santi stavano simmetricamente ai lati ed erano alti non più della metà, il signore - in genere committente dell'opera, oltre a stare in un angolo era di dimensioni minuscole (non arrivava al ginocchio dei santi secondari. Se mi consentite una piccola digressione questo spiega probabilmente perché il popolo nella pittura medioevale non appariva mai: in base a questi criteri di rappresentazione il popolano avrebbe dovuto essere così piccolo che neanche lo si sarebbe visto, dunque tanto valeva non mettercelo.
Torniamo alla nostra immagine: vi sarete già accorti credo che anche qui le cose stanno nello stesso modo: non solo l'uomo è al centro di tutto, non solo è evidenziato con una diversa ombreggiatura, ma gli viene attribuita una posizione di dominio esaltandone artificiosamente le dimensioni: egli è non solo più grande del bue e dell'orso, ma addirittura paragonabile alla balena.
In conclusione, si parte dall'idea di raffigurare l'uomo come parte integrante e paritaria all'interno di una biosfera nella quale sembrerebbe inserito a pieno titolo, al punto che i suoi piedi sfumano in un intrico di radici, il suo busto ha una ideale prosecuzione nel tronco dell'albero, ma poi si attua un processo formativo che contraddice in maniera radicale questo assunto iniziale.
Vediamo ora questa seconda immagine.

E' un dipinto del 1995 di un artista boscimano, Freciano Ndala, che mi è stato inviato da una persona appartenente anch'essa all'area del bioregionalismo. Anche questa è un'immagine figurativa, anche questa mostra l'uomo inserito in un contesto ecosistemico. Ma osservate quanta differenza con l'immagine precedente: prescindiamo dal serpente a due teste, che è figura fantastica, mitica, e pertanto simbolo più che soggetto reale, e in quanto simbolo, obbediente a leggi iconografiche tutte sue. Limitiamoci dunque agli elementi realistici dell'immagine. Non solo nessuna centralità è individuabile fra essi ma nemmeno nessuna posizione privilegiata. Di più, nessun elemento di rappresentazione che possa suggerire una tale posizione: la figura umana è in una posizione qualsiasi, non è artificiosamente ingigantita, non è evidenziata cromaticamente. Questa è un'immagine che esprime, nella piena sintonia fra il livello semantico e quello formale, un'ottica sinceramente ecocentrica.

Deduciamo da questi tre esempi che non solo un processo formativo si compie manipolando simultaneamente più livelli portatori di significato, ma che tali livelli possono configurarsi in maniera del tutto indipendente (primo esempio), a volte perfino contrastante (secondo esempio) fra loro. Inoltre solo i livelli più superficiali agiscono sugli strati coscienti della percezione, sia dell'autore che del destinatario mentre gli strati più profondi sono realizzati/percepiti spesso in maniera inconscia.
Questi discorsi valgono in grande misura nel cinema, dove la struttura a livelli della forma assume come abbiamo già visto un certo grado di complessità.
Noi analizzeremo e metteremo a confronto adesso due opere cinematografiche molto diverse fra loro: Frammenti di vite clandestine di Silvano Agosti e Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio.

Nota:
(*) A questo proposito vedi anche l'Appendice


L'identità forma-contenuto    |     Struttura dell'opera cinematografica    |     Il cinema come parte di un "tutto" più ampio

La contraddittoria molteplicità dei livelli di significato in un messaggio    |     Appendice 1     |     Appendice 2

Frammenti di vite clandestine    |     Koyaanisqatsi

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