Le tracce di un antico dialogo fra uno sguardo e la luce, un giardino sconosciuto, un itinerario verbale fra i suoi sentieri. Dovevo scrivere un testo che motivasse la ricerca di una fusione fra queste tre cose. Oggi ho scoperto che qualcun altro lo aveva già fatto. Ti lascio nelle sue mani, passeggero lettore.
Filippo Schillaci
22 maggio 2007
Non voglio essere spento
La musica ci appartiene e noi apparteniamo a lei solo
nel momento in cui le sue vibrazioni ce la fanno inventare.
La domanda, che con piccole variazioni ricorre, è: "dov'è possibile ascoltare la tua musica?" Oppure: "com'è possibile avere delle tue musiche?" O ancora: "dove posso comprare dei tuoi dischi?". La risposta è sempre la stessa: "non voglio essere spento".
"E' ora di uscire",
"ti vogliono al telefono",
"il pranzo è in tavola".
Sono questi i richiami e gli annunci che spengono, e io non voglio che un mio brano venga spento (interrotto) per questi o altri motivi simili.
Nella piena libertà di ognuno, occorre ricordare che le cose del mondo vanno rispettate perché esse non sono oggetti al nostro servizio, ma processi che implicano interazioni con noi stessi; sono creazioni, emozioni e sono preziose. La loro preziosità deve essere compresa e salvaguardata.
L'alternativa è consumismo, diffusione di massa, mercificazione dove le cose sono state trasformate in oggetti-che-si-possono-comprare e possedere e, una volta nostri, farne quello che si vuole; anche interromperli in qualsiasi momento.
Non accetto questa idea consumistica e quindi ho deciso di non avere dischi con mie musiche, di non commerciare musica perché, essa, come tutte le cose belle e importanti della vita, non si può né comprare nè vendere.
"Ma, scusa, senza dischi in che modo la si può ascoltare. Avrai pure un sistema per far partecipare alle tue musiche".
Partecipare? So soltanto che trovarsi in un luogo di bellezza, diciamo un giardino, o circondato dalle stelle del deserto di "Wadi Rumm" in Giordania, o nel vento del "Tempio di Poseidone" a Capo Soúnion in Grecia e ascoltare, attraverso tutte le cose sensibili di quel luogo e di quel tempo, una mia musica è partecipazione straordinaria, è partecipazione ad una sacralità che è impossibile "spegnere".
La Musica dell'appartenenza
E' una musica che supera la concezione del mondo imperniata esclusivamente su valori antropocentrici e pone come suo fondamento valori ecocentrici (basati sulla Terra). Non usa necessariamente luoghi appositamente costruiti, riservati, protetti, per manifestarsi, e non si serve di spazi altri, sostitutivi di quelli per esistere, come aeroporti, stadi o chiese. E' una musica tessuta in una rete di rapporti di interdipendenza con tutto il suo esterno e pertanto può accadere ovunque e nel rivelarsi non privilegia il rapporto unico e solitario con l'uomo.
Scrivo musica per stupire le rose
Una musica che non usa, che non si serve, che non privilegia, ma che rapportandosi alle cose le rispetta, dona e riceve vita, si accorda e ne accetta pienamente la convivenza perché è parte di esse e attraverso esse si rivela.
Anche l'uomo è parte di questa complessità; partecipa ad un evento insieme, e trae piacere nell'ascoltare ascoltando. Lui non è il centro, ma è compreso; ascolta una musica, ascoltando l'ambiente.
Perché questi pensieri verticali?
Perché sono convinto si debba trovare un modo adeguato per capire i problemi della musica di oggi. (Per musica di oggi intendo soprattutto la musica contemporanea strumentale ed elettroacustica).
Perché sono convinto che le difficoltà in cui si trova l'arte in generale non siano legate a problemi di linguaggio, ma di mancanza di corrispondenza tra l'interno e l'esterno delle cose, tra ciò che noi facciamo e il mondo che ci circonda.
Perché sono convinto che tali difficoltà non siano soltanto relative all'arte, ma a qualsiasi espressione umana del mondo occidentale.
Perché sono convinto che l'era del fare dell'uomo esclusivamente per l'uomo si sia ormai conclusa catastroficamente.
"Abbiamo perduto il mondo"
Ci avverte Michel Serres, e perché questo monito non si avveri del tutto bisogna riconsiderare la nostra posizione nei confronti della Terra e della Natura tenendo ben presente che quest'ultima è anche l'insieme delle condizioni della stessa natura umana.
Ed infine, perché sono convinto che occorre fondare un pensiero in grado di comprendere l'uomo in un rapporto paritetico con la natura dove egli riconosca il valore intrinseco e i rapporti di interdipendenza di e con tutte le forme di vita. E'soltanto attraverso questa visione del mondo che il nostro operato potrà tornare ad essere efficace; la musica parte del contesto, la partecipazione parte della musica, il rito parte della partecipazione.
Il giardiniere
"fammi giardiniere del tuo giardino fiorito"
Tagore
La perplessità è grande quando le persone leggono nei programmi di sala dei concerti: "Walter Branchi compositore e giardiniere...". In questa giornata di fine giugno, con quasi quaranta gradi di temperatura all'esterno, in un giardino dove le piante stanno boccheggiando per acqua insufficiente, voglio provare a spiegare perché giardiniere.
A molti è nota la mia passione per le rose, passione che per anni è stata una vera e propria professione. "Ecco, ho capito, giardiniere perché appassionato di rose". Non è così, giardiniere è qualcosa che comprende anche questa passione.
Recentemente ho iniziato a progettare e a realizzare giardini e allora qualcuno ha subito pensato: "ecco perché si dichiara giardiniere". Non è così, giardiniere è qualcosa che comprende anche questo tipo di attività.
Giardiniere è colui che è addetto alla coltivazione e alla cura dei giardini e questo tutti lo sanno, ma se andiamo oltre il giardino si scopre che giardiniere è anche colui che sa coltivare e curare qualsiasi cosa gli venga affidata, siano piante o suoni o figli o sensazioni; suo compito è far crescere tutto ciò che ha potenzialità di crescita. Egli non crea dal nulla, semplicemente crea le condizioni perché un seme possa divenire pianta, un'idea composizione musicale, un bambino adulto. Un giardiniere apprezza anche il lavoro degli altri giardinieri (ne è persino orgoglioso) perché sa che se non progrediscono i giardini attorno a lui difficilmente lo potrà il suo.
Giardiniere può esserlo chiunque nel momento in cui impara a coltivare il giardino della propria coscienza e a crescere interiormente insieme a tutte le cose che crescono intorno a lui.
Ah, per finire, d'ora in poi nei programmi di sala scriverò prima giardiniere e poi compositore perché l'attività dell'uno comprende quella dell'altro.
Walter Branchi
Da Un canto infinito
La Forma della luce sarà "eseguita" a Osnago (Lecco) nel giardino di Maria Rosa, il 23 giugno 2007 dalle ore 17. Per inviti e comunicazioni scrivere alla Libreria La Cicala.
Hanno collaborato:
Maria Rosa Casiraghi - Ambientazione e paesaggismo
Damiano Cricri - Musica
Barbara Mauri - Scelta testi e recitazione
Filippo Schillaci - Immagini
Maria Grazia Ferrario - Contatti
Maria Franca Ballocco e Antonietta Mondello - Organizzazione