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Il tempo dei cavalli ubriachi
Regia: Bahman Ghobali Kurdistan iraniano: paesaggio montuoso e freddo. Condizioni di vita precarie, al limite della sopravvivenza, economia basata sul trasporto illegale di merci attraverso il confine Iran-Iraq; uomini e animali accomunati dalla stessa fatica, dalla medesima lotta quotidiana per la sopravvivenza. I ragazzi protagonisti del film, rimasti orfani, imparano ben presto ad assumersi le responsabilità degli adulti, lottano per se stessi ma anche e soprattutto per proteggere gli affetti familiari, accudendo con un amore fatto di carezze, baci, nonchè di atti concreti di sollecitudine e generosità un fratello affetto da una grave malattia che lo porterà ben presto alla morte. Colpisce che in questo mondo così duro non ci sia una imprecazione, appena la preghiera della bambina perché Madi, il fratello malato, guarisca, o i pianti dell'intero villaggio per la morte, in una imboscata, del padre dei ragazzi: anche qui, solidarietà, il dolore di uno è quello di tutti. E nonostante tutto, c'è spazio per la parola "fratelli", anche nei confronti di chi fratello non è; e un ragazzo che serve in una specie di locanda consente al protagonista di acquistare un regalo per il fratello, dicendogli: "Mi pagherai la prossima volta". Mi è venuto facile allora paragonare l'esistenza di questi adolescenti a quella dei "miei" ragazzi o comunque dei giovani di una Italia "dalla pancia piena, ma forse non così felice come appare". E mi sono chiesta con tristezza quanti di quei valori di solidarietà, fratellanza, affetti familiari essi riescono concretamente a vivere in una società che impone loro un unico modo di pensare, e un'unica prospettiva per il loro futuro: una società basata sul benessere, i cui modelli sono veline e campioni di calcio che poco o niente hanno di sportivo: forse la maglia, i pantaloncini o le scarpe che indossano. Anche l'espressione dei sentimenti primari dell'uomo (paura, gioia, tristezza) sembra sempre più "regolata", quasi pianificata: si ride per volgarità gratuite, solo perchè ridono tutti; di un fatto drammatico si colgono gli aspetti più spettacolari, dimenticando troppo spesso che i protagonisti di quegli episodi sono uomini come noi... Forse il vero "tempo dei cavalli ubriachi" è il nostro, della nostra società occidentale...incapaci sempre più di pensare con la nostra testa, stritolati da un meccanismo che tende ad esaltare l'individualismo e ad annullare ogni prospettiva di lotta comune per un ideale. Maria Grazia Ferrario 10 marzo 2003 |