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PIL anticoncezionale

Amnesia Vivace

PIL anticoncezionale!!! - Mentre Joan Baez va a vivere su un albero per impedirne l'abbattimento, i ministri dell'economia di mezzo mondo praticano tagli a tutto spiano. Mentre Joan Baez tenta di salvare dalla sua trasformazione in stabilimento industriale un parco collettivo di 5,7 ettari, dove immigrati latino americani coltivano orti a frutta e verdura, i suddetti ministri tremano di sacro terrore di fronte ad ogni uscita delle Super-banche mondiali e recitano senza sosta il mantra dello "sviluppo", del "progresso" e della "modernizzazione". Joan Baez sembra Lisa Simpson. I ministri dell'economia Montgomery Burns.

Questa straordinaria battaglia di una storica menestrella della controcultura americana, ci ricorda che arte e società sono indissolubilmente intrecciate. Amnesia Vivace è da sempre consapevole di questo e di tale intrico ha fatto la propria ragion d'essere e il proprio punto di osservazione prospettico. Ma noi vogliamo andare ancora più in là. Per noi tale intreccio non si mostra solo quando l'artista rende pubblico il proprio "impegno" esplicito per questa o quella causa. Anzi, forse è questo il momento in cui l'arte rischia di appiattirsi sulla società, sui suoi riti, sulle sue parole d'ordine (Bono, Bob Geldof) invece di sottoporle a critica. E' a livello formale, innanzitutto, che l'arte evoca, suscita e rende presente quell'altro che le è immanente. L'artista è portatore di un mondo che rende sensibile e comunicabile attraverso il proprio fare: l'arte è l'occhio gettato al di là dell'esperienza comune, verso un mondo che (ancora) non c'è. E' per questo che sconvolgimenti sociali e politici, rivoluzioni e controrivoluzioni hanno sempre trovato nell'arte formidabili mezzi di propaganda politica.

Oggi che l'ideale politico è la stasi in eterno sviluppo del necrocapitalismo, all'arte si chiede di "decorare" il tempo che scorre a vuoto e il poco spazio magnanimamente concesso dal PIL. Ma l'unico PIL che abbia mai dato spazio all'arte è stato il gruppo di Johnny Lydon (Public Image Ltd). Il PIL è per sua natura anticoncezionale: abortisce idee, progetti e pensieri sull'altare della produttività o del cui prodest. L'arte deve imparare a vendere le sue "novità" (?) sul mercato e adattarsi alle richieste di questo, oppure sopravvivere dell'elemosina di interessanti istituzioni e trincerarsi nelle riserve indiane di asettici musei, teatri e sale da concerto. Il messaggio di Joan Baez è importante perché pur muovendosi a livello di contenuto va ad intaccare uno dei nodi che rende l'attuale stato di cose il nemico acerrimo di ogni vero operare artistico; perché ci parla invece di un mondo in cui non è scontato che spazzare via un parco per fare spazio a un complesso industriale sia necessariamente un bene. Un mondo, dunque, in cui è possibile che qualcosa possa essere un fine in se stesso, che un gesto significhi solo se stesso, invece di essere il calcolato mezzo, la scusa, la pubblicità di altro.

L'arte ci parla proprio di quell'altro mondo. L'arte si fa, non si produce. Accade, non si pianifica. E crea il proprio spazio, non se lo fa ritagliare attorno. Decorare lo spazio-tempo è affare che essa lascia volentieri agli imbianchini professionisti della società dello spettacolo. L'unica arte che ha ancora diritto di essere chiamata tale non è quella che imbelletta le pareti della prigione, ma quella che le fa saltare in aria.

Buona ricerca.

La Redazione.


Editoriale del n. 18

15 giugno 2006