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Ma cosè successo a Gondrano?
Cari lettori,
il lungo periodo di inattività di Gondrano, iniziato l'11 maggio scorso, con oggi 3 luglio si conclude. Come
avevamo preannunciato
molto nuovo materiale è pronto e apparirà gradualmente nelle prossime settimane. Qualcosa (che non è
ovviamente né un pollo né una coscia d'agnello) bolle in pentola anche su Promiseland.
Nessuna ulteriore indiscrezione mi è concessa. Buona lettura.
Filippo Schillaci
Giusto il 3 luglio (vedi sopra) avevo
annunciato la
regolare ripresa dell'attività di Gondrano e invece in 11 giorni sono
stati inseriti appena 2 soli nuovi articoli. Che accade? Accade che chi
ingenuamente avesse creduto che un piede fratturato sia classificabile
nella categoria del "ci basta e ci avanza" si sbagliava di grosso.
Accade in altre parole più o meno questo:
Mercoledì 9 luglio, ore 9.30: sono solo a casa. I miei eccellentissimi
signori gatti hanno appena ordinato la colazione. Io eseguo.
Ore 10.00: Anch'io faccio colazione.
Ore 10.15: Comincio a sentire un piccolo dolorino al fianco sinistro.
Ore 10.20: Sono al telefono che piango (vanamente) in cinese per
convincere un irremovibile fabbro a venire a ripararmi una mezza dozzina
di serrature che si sono rotte tutte insieme. Intanto il dolorino è
uscito dai territori ovattati dei diminutivi e si è fatto dolore vero
e proprio.
Ore 10.30: Il dolore vero e proprio si è fatto dolore lancinante. Chi di
voi sa cos'è una colica renale sa di cosa parlo. Telefono al 118.
Ore 11.15: (prego vivamente il lettore di confrontare quest'ora con
quella immediatamente precedente) Una ambulanza si materializza
magicamente davanti al
cancello di casa mia. Io raggiungo la porta, esco, anzi striscio fuori,
letteralmente piegato in due fra urli e lamenti. Al di là del
cancello c'è un portantino in tuta rossa.
Lui: E' lei che ha chiamato?
Io: (fra un lamento e l'altro) Sì.
Lui: Chi è che sta male?
Io: (Risposta irriferibile)
Lui: E' aperto il cancello?
Io: (fra un lamento e l'altro) Sì.
Il portantino rimane immobile (ma che me l'ha chiesto a fare?). Percorro
con i miei mezzi i 10 metri (in
salita) fra la casa e il cancello. A quel punto l'autista si accorge che
in quel punto la strada è troppo stretta per fare l'inversione e ci
comunica di aspettare un attimo che arriva in fondo alla via dove c'è più
spazio. A nessuno viene in mente che forse è opportuno prima farmi salire.
Rimango lì, in piedi (o quasi) in attesa del ritorno dell'ambulanza.
Nel frattempo il portantino si preoccupa per me:
Lui: E se non la ricoverano come fa poi a tornare a casa?
Io: (Risposta irriferibile)
Arriva l'ambulanza. Salgo. Si parte.
Equipaggio dell'ambulanza: un portantino, un autista. Basta. Manca
qualcosa, mi pare. Un medico ad esempio? Sì, forse sì.
Arriviamo al pronto soccorso dell'ospedale più vicino. Equipaggio
dell'ambulanza e medici del pronto soccorso cominciano a litigare sul
fatto che non lì avrei dovuto essere portato bensì all'ospedale tal dei
tali.
Una dottoressa si avvicina infine a me che ormai ho definitivamente
abbandonato lo stadio dei lamenti per passare a quello degli urli puri e
semplici, e come se fossimo comodamente seduti ai due lati di una
scrivania mi dice: "Chi l'ha portata qui sapeva che questo è solo un punto
di primo soccorso e che dunque non possiamo curarla. Dovevano portarla
a... bla bla bla"
Io: Ma che significa? Anche a Lucca era un punto di primo soccorso ma mi
hanno fatto tutto, ecografia compresa. (avevo avuto quel fine settimana
un precedente attacco a Lucca appunto)
Lei: Eh, ma vuole mettere la sanità toscana con la nostra?
Mi convinco definitivamente di non abitare in provincia di Roma ma in un
villaggio subsahariano.
Ripartiamo verso l'ospedale cui avrei dovuto essere portato. Delle 5
ore successive ho solo un vago ricordo di dolori lancinanti, di mani
di infermieri che mi infilano una flebo dietro l'altra, di voci di
medici che dicono: mettigli un Toradol, mettigli questo, mettigli
quello, mettigli un... boh, vedi un po' che c'e' rimasto, e che
infine approdano a un lapidario: "mettigli la morfina".
Mi sveglio la mattina dopo in un letto del reparto chirurgia, accanto a un
catanese che ha da poco finito di centrare un TIR sul Raccordo Anulare (i
catanesi in genere hanno una buona mira quando sono alla guida di
qualcosa).
Da quell'ospedale sono uscito l'altro ieri, 12 luglio, e adesso eccomi
qua a ricominciare. Fino alla prossima colica, siete avvertiti.
Ecco perché Gondrano in questi giorni ha funzionato a singhiozzo.
Scusate, non accadrà più (fosse vero!).
Filippo Schillaci 14 luglio 2003
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