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Non è mai troppo tardi

Negli ultimi tempi ho collezionato un piccolo ma "pregevole" numero di figuracce nel gestire la mia posta elettronica. Ma la più clamorosa è sicuramente quella che ho fatto con Gigi Rizzo una cui mail del 2 settembre 2003 ha ricevuto risposta soltanto il 28 gennaio scorso, senza altra scusante da parte mia che il non essermi accorto a suo tempo di averla ricevuta. Sbadataggine tanto più grave se si pensa che Gigi Rizzo non è un lettore qualsiasi, e per capirlo basta guardare le fotografie che mi ha successivamente inviato e che ora impreziosiscono (in piccolo formato ma ingrandibili) questa pagina.
Nel seguito alcuni estratti delle sue lettere e di alcune mie risposte.

F. S.

Martedì, 2 Settembre 2003

grazie Filippo, per aver pubblicato la mia lettera del 26 agosto nella sezione degli ospiti.

Sono andato nelle sezioni dedicate all'intreccio, posso assicurarti che sono molto esaudienti come spiegazione (...)

Vorrei far parte di Gondrano perchè pur essendo un commerciante di 47 anni, non è il denaro che mi interessa nella vita, ma la stima della gente per quello che sono diventato da cinque anni a questa parte.

Vorrei conoscerti per parlare di tutto quello che di bello e di buono si potrebbe fare per elevare lo spirito di tutti coloro che vedono il mondo con colori offuscati.

Voglio scriverti ciò che si legge sul mio biglietto da visita:

Mi piace dipingere,scolpire, forgiare il ferro, intrecciare vimini, plasmare la creta, sbalzare il rame, suonare, cucinare.... insomma mi piace tutto ciò che riesco a fare con la forza della volontà e l'abilità delle mie mani, ma soprattutto mi piace infondere emozioni positive a chi guarda le mie opere, almeno lo spero, sapendo che nel realizzarle, divertendomi, sono cresciuto in pazienza e serenità.

sono tutte verità che si possono riscontrare sul mio modesto sito digilander.libero.it/gigirizzoarte

(...)

sarei felice ed onorato di trasferire il mio saper fare a chiunque me lo chiedesse, nelle varie arti in cui mi cimento, al fine di tramandare quei gesti semplici che danno emozioni vere, così come hanno fatto i miei maestri con me, con umiltà e pazienza.

io vivo in provincia di Bari, per qualsiasi consiglio scrivetemi. e-mail:gigi_rizzo@libero.it

ciao Filippo a presto.

gigi


Lunedì, 31 Gennaio 2005

Caro Filippo,
non puoi immaginare il piacere che ho provato a leggere la tua risposta, nonostante il tempo passato.

(...)

a settembre u.s. sono stato in Molise a Colli al Volturno a prendere lezioni di intreccio, sono stato anche a Faeto da un signore di 82 anni al quale in 60 anni di attività mai nessuno gli ha chiesto di imparare a fare i cesti.

Io nell'ultimo anno ho costruito l'antica ruota che serviva per cordare la canapa, per costruire corde al fine di costruire i fiscoli per i trappeti.
Ho avuto le spiegazioni da un anziano di 76 anni, il quale mi ha spiegato la macchima e il modo di usarla, sono riuscito a costruirla, quando l'ho fatta vedere al vecchio cordaio non credeva ai suoi occhi, sono riuscito anche a fare una corda perfetta, ricevendo i complimenti del maestro.

Nell'ultimo anno ho imparato anche a suonare la zampogna molisana, andando in giro nel periodo di Natale, allietando tanta gente. Ho suonato negli ospizi, ho rivisto la gioia e il sorriso sui volti di tanti anziani, emozioni infinite che non si possono raccontare.

(...)

Mi raccomando rispondimi prima che io perda la memoria, mi dispiacerebbe non ricordarmi piu di te. (scherzo)

Ciao !

Gigi Rizzo


Giovedì, 3 Febbraio 2005

Caro Gigi, eccomi. Anche questa volta in ritardo ma, se non altro, con "accettabile" ritardo.

Comincio da ciò che mi dici sul quel signore 86enne di Faeto e sull'anziano cordaio: mi hai fatto ricordare la grande sorpresa del mio maestro d'intreccio (che è anche lui zampognaro) quando al telefono gli ho detto che avevo fatto il mio primo cesto e che volevo andare a mostrarglielo. «Lo hai fatto?» mi disse con un totale sbalordimento. Altri prima di me gli avevano chiesto di insegnargli ma io a quanto pare ero stato il primo ad andare avanti fino in fondo.
A suo tempo abbiamo anche realizzato una bella intervista con lui, che spero di mettere presto su Gondrano.

Da parte mia ho conosciuto il mese scorso una persona di Pontida (insegnante in una scuola media) i cui interessi vanno dall'orticoltura biologica con le varietà antiche alla costruzione di meridiane. Quando sono andato a trovarlo era impegnato nella riparazione di un antico orologio da campanile e so che adesso sta ricostruendo una pala della ruota di un mulino ad acqua. Tu intanto, dalla parte opposta dell'Italia, mi parli dell'arte dei cordai... beh, credo che sia giunta l'ora che anch'io torni al lavoro, e credo che ricomincerò proprio dai cesti: da troppo tempo non ne faccio uno e non vorrei ricevere, dopo i complimenti, le bacchettate del maestro.

(...)

... ci sono ancora tante cose che devo ancora imparare e molti manuali da aggiungere su Gondrano. Manuali che, l'ho scoperto da alcuni mesi, servono: vengono letti e - spero - messi in pratica.

Un caro saluto,

Filippo.


Giovedì, 3 Febbraio 2005

Anch'io sono stato l'unico allievo del mio maestro cestaio ad imparare veramente e seriamente a fare i cesti.

Fra poco andrò nel mio laboratorio a iniziare il fondo di un cesto, poiché domenica 6 sono stato Invitato ad una mostra a Bari, dove porterò qualche dipinto, qualche scultura, manufatti in ceramica, la zampogna adagiata su una vecchia sedia impagliata, un po di cesti, ed io che non posso stare fermo, sarò intento a fare un cesto dal vivo, sembrerò esibizionista, ma per chi non l'ha visto mai fare, come tu ben sai, sarà un tornare indietro nel tempo, quando le ore erano di sessanta minuti, i giorni di 24 ore e gli anni di 365 giorni.
Come dici tu assisteranno a qualcosa superiore all'alta tecnologia.

Io sono un serio commerciante di materiali ferrosi e ferramenta di Monopoli, città sul mare di 50.000 abitanti, peso 95 kg x 168 cm di altezza, ho un aspetto forse dismesso, poiché a me piace essere più che apparire, come dice un mio amico medico, vivo volutamente al disotto delle mie possibilità, penso che sia molto meglio di tanti che vivono al disopra delle loro possibilità. Ultimamente un vezzo stravagante per la mia persona seria e compita, un codino alla Baggio; mi rendo conto che chi mi conosce come commerciante gli sembrerà strano, ma mi piace pensare al dubbio che possa sorgere sulla mia persona a chi non mi conosce, certamente do l'impressione di un tipo strano, ma se hanno modo di conoscermi, faccio capire che non è l'aspetto esteriore che conta, ma i valori per cui la vita è bella e va vissuta, non le ricchezze, il lusso, la materialità delle cose, ma i piaceri che si possono ricavare dalle cose semplici, quelle a costo zero, un tramonto rosso, il mare in tempesta, i colori delle stagioni, il freddo dell'inverno, il calore di un fuoco, gli odori della campagna, per me sono profumi anche le puzze di un allevamento di cavalli o di maiali, se li raffrontiamo allo smog delle grandi città.

(...)

Ti mando delle mie foto, anche quelle di un tavolino, dove sono applicate tre arti diverse, scultura su pietra leccese, maiolica, e ferro battuto senza saldatura, ho usato i ribattini per assemblare. Fammi sapere cosa ti pare, lo porterò alla mostra, e l'ho valutato 1000 E, ti sembra poco o troppo? Considera che è il prezzo della materialità, non ha prezzo invece lo spirito con cui l'ho realizzato, infatti non è mia intenzione venderlo.

Gigi


Venerdì, 11 Febbraio 2005

Caro Gigi,
non solo non ti considero esibizionista, ma anzi approvo senz'altro. Devi sapere che ho conosciuto il mio maestro d'intreccio proprio in una occasione simile: durante una mostra dell'artigianato in piazza Duomo a Messina, e lui stava proprio fabbricando un cesto dal vivo, come farai tu. Lì accanto c'erano altri artigiani che lavoravano il ferro battuto, altrove era all'opera un vasaio... Credo che sia la maniera migliore per diffondere queste conoscenze e soprattutto mostrare che tutto cio' non appartiene al passato ma è ancora vivo.

Quanto al prezzo che hai attribuito al tuo tavolino: poco? Troppo? E' stupendo. Non ha prezzo, appunto. Sei davvero un maestro.

A presto,

Filippo.