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La noria

La tradizione irrigua dell'agricoltura a sud est di Bari, e precisamente la zona di Egnazia ne nostro dialetto "abbac' enazz" e la zona di Mola di Bari era rappresentata dalla numerosa presenza dei residui delle norie lungo la fascia costiera. Non tutti sanno che questo marchingegno serviva in tempi passati a sollevare l'acqua dalla falda artesiana che scorre abbondante a profondità non eccessive nelle aree vicine al mare.

Il nome dialettale "ngén già dà un'idea della semplice genialità meccanica della noria, alla quale forniva l'energia un mulo o un asino bendato, che trainando un'asta metteva in moto una ruota dentata alla quale erano collegate due grandi ruote parallele, delle quali, la prima, riceveva la spinta, mentre la seconda muoveva un nastro trasportatore a grandi maglie di ferro munito di secchi. Tutto era razionale nella noria: i secchi avevano un'apertura a forma di becco di clarino per rovesciare il meno possibile l'acqua in fondo al pozzo prima del punto massimo di sollevamento coincidente con quello di scarico. Compito dei rami secchi, intrecciati nella seconda ruota, era evitare che troppa acqua - così faticosamente sollevata - schizzasse via. Un vero movimento di logica e civiltà contadina!

La noria, quasi certamente, fu introdotta nell'Italia meridionale dagli Arabi quando dominarono nel periodo compreso fra l'VIII e il IX secolo. Prima degli anni '30 erano tutte in legno. La parola è spagnola ma deriva dall'arabo "ne ura". La notevole concentrazione di norie nell'agro molese e di Egnazia fa pensare subito ad una spiccata attitudine, sin dai tempi antichi, degli agricoltori per l'irrigazione, che non hanno mai abbandonato, se si pensa che appena la tecnologia lo ha concesso hanno saputo utilizzare falde sempre più profonde.
Lo sfruttamento della falda con la noria si basava sul principio del "taglio" dell'acqua superficiale più "dolce" che galleggia su quella salata di mare che si infiltra nel tufo. Essendo in questo caso i ritmi di emungimento inferiori a quelli di arrivo dell'acqua di falda, la noria pescava prevalentemente l'acqua migliore.

Sul finire degli anni cinquanta, il divieto da parte della Protezione degli Animali di utilizzare gli equini per questo lavoro facilitò l'adozione delle moto - e delle elettropompe, che con le loro maggiori portate sollevavano solo acqua salmastra.
Questo fu un duro colpo all'agricoltura della costa che si reggeva sul delicato equilibrio della falda.
La conseguenza fu che molte colture non rendevano più come prima per il peggioramento dell'acqua.
Da allora si è assistito ad un abbandono continuo della già difficile agricoltura della costa, che ha dovuto subire altri duri colpi per la maggiore aggressività del mare a causa dell'abbattimento degli alberi e dell'aumentato inquinamento.

Della grande attività agricola che si svolgeva intorno alle norie ora non restano che dei ruderi. Non sarebbe interessante ripristinarne qualcuna per tramandarla ai posteri prima che sia troppo tardi?

Io almeno con un fedele modellino ci sono riuscito.

Gigi Rizzo

febbraio 2005


La noria oggi. Sì, sarebbe interessante. Tutto ciò che fa parte della storia umana merita di essere conservato e ricordato. E dunque pubblico con piacere questa ottima ricostruzione di Gigi Rizzo, realizzata con la magistrale abilità che già gli conosciamo.

Bisogna però notare che in questo modellino manca un accessorio. Un accessorio che ho visto in Sicilia, al museo Cassata di Barcellona, uno dei più grandi musei della cultura contadina dell'Isola, e che senza dubbio anche in Puglia stava sempre lì, pronto all'uso, ovunque ci fosse una noria. E' una sorta di "pistola" a molla, un attrezzo che con la pressione di una piccola leva simile a un grilletto fa scattare in avanti una acuminata lama metallica. A cosa serviva? Appoggiato sulla fronte dell'animale utilizzato per fornire la forza motrice a macchine analoghe alla noira (non ricordo a proposito di cosa esattamente mi fu mostrato questo oggetto), esso serviva a a ucciderlo quando, dopo giorni, mesi, anni trascorsi a girare, girare, girare, alla fine egli impazziva divenendo incontrollabile e "pericoloso".

Ben venga dunque il ritorno della noria, come di ogni altra tecnica tradizionale, come tutto ciò che possa ricondurci nell'alveo di uno sviluppo sostenibile, di una vita più viva. Ma venga anche nel rispetto delle altrui vite, non ridotte a semplici strumenti delle nostre.

Ben venga il ritorno di una macchina che è stata il frutto di un intelligente connubio fra l'uomo e le risorse naturali (e mi unisco senz'altro a Gigi Rizzo nell'auspicarlo) ma un simile ritorno mi piacerebbe solo se unito ad altre, più recenti ma non meno naturali e intelligenti macchine, che sfruttano altre forze motrici (la prima che mi viene in mente: il vento) cui forse un tempo, ottenebrati dal miraggio dello sviluppo industriale, non si pensava, ma di cui oggi abbiamo consapevolezza.

Filippo Schillaci

20 aprile 2005