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Torchi per il vino
Torchio a leva
Un tale tipo di torchio tradizionale esiste, e viene tutt'ora abitualmente utilizzato, presso la fattoria di Pratale, in Umbria, fra Gubbio e Perugia. Io l'ho visto in funzione qui il 15 ottobre 2001. E' più ingombrante del torchio a cric a causa della lunghezza della leva e a differenza di questo presuppone una installazione fissa. Ha per contro il vantaggio di consentire un certo grado di "automazione" nel procedimento di spremitura nonché di essere facilmente autocostrubile in tutte le sue parti, al contrario del torchio a cric il, cui meccanismo di compressione richiede come minimo l'intervento di un fabbro esperto.
In Figura 1 ne è riportato il principio di funzionamento.
M è il basamento, originale, realizzato in un blocco monolitico di pietra (è ciò che in Sicilia si chiama la "lumera", per via della somiglianza della sua forma con quella delle antiche lucerne a olio.
T è il contenitore dell'uva da pressare. Esso nell'esemplare di Pratale non è originale ma efficacemente sostituito da un cilindro a doghe di legno prelevato da un torchio a cric. L'equivalente parte originale non si è conservata e non è noto come fosse fatta. Non escludo che in realtà non ci fosse alcun contenitore ma che l'uva macinata venisse semplicemente inserita in delle sporte circolari (coffe) e queste venissero impilate sopra il basamento, come avveniva nei tradizionali torchi verticali a quarto di giro, sia per l'olio che per il vino.
B è una piattaforma circolare in legno che ha il compito di ripartire su tutta la superficie di pressatura lo sforzo del soprastante puntone.
P è il puntone, uno spezzone di morale (cm 8x8) di castagno. E' semplicemente appoggiato fra la piattaforma e la soprastante trave. E' necessario avere più puntoni, di varie lunghezze, come spiegherò nel seguito.
N è una nicchia nel muro, che funge da fulcro della leva.
L è la leva, realizzata con una trave di castagno di cm 12x12 di sezione, lunga 4 m.
C è il contrappeso che fornisce la forza necessaria alla pressatura.
A è una carrucola che serve a sollevare e tenere sospesa la leva tra una fase e l'altra della pressatura.
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Fig. 1: Torchio a leva della fattoria di Pratale (Umbria).
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Il procedimento di torchiatura è il seguente.
Inizialmente la leva è assicurata alla carrucola e sospesa in alto.
Si montano i due mezzi cilindri a doghe sopra il basamento e si riempiono fino a 10 cm circa dall'orlo. Si mette poi la piattaforma e sopra di essa, verticalmente, il puntone, scegliendo il più corto fra quelli disponibili.
A questo punto si allenta la carrucola e si abbassa lentamente la trave fino a porla a contatto con l'estremità superiore del puntone.
Si sgancia a questo punto totalmente la trave dalla carrucola.
Si passa poi a posizionare il contrappeso, quanto più possibile vicino all'estremità della trave, in modo da sfruttare al massimo la lunghezza del braccio della leva. Come contrappeso ho visto utilizzare una grossa damigiana piena d'acqua. C'è l'inconveniente dello sforzo fisico che in tal modo bisogna fare per sollevare e posizionare la damigiana piena. Se ci si sente di farlo, bene, altrimenti si potrebbe utilizzare una damigiana con rubinetto di uscita, posizionarla vuota, riempirla sul posto e al momento di toglierla svuotarla attraverso il rubinetto.
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Fig. 2: Il momento in cui bisogna cambiare il puntone.
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Fig. 3: Il torchio con il puntone di lunghezza maggiore.
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In alternativa il contrappeso può essere costituito da una piattaforma su cui si dispongono pietre o mattoni.
Disposto il contrappeso per un po' non c'è nulla da fare: esso lavora per voi. Se si prova a seguire l'ombra dell'estremità della leva sul muro ci si accorgerà che essa, lentamente ma sensibilmente, si abbassa. Simultaneamente, dalla "lumera" comincia a uscire il mosto.
Per un po' dunque tutto procede da sé, a differenza di quanto accade con altri tipi di torchi che richiedono la presenza costante dell'operatore; per l'esattezza tutto procede da sé fino al momento in cui la piattaforma B si abbassa a tal punto che la leva L si approssima a toccare l'estremità superiore delle doghe, oppure, a seconda delle proporzioni nella geometria dell'insieme, il contrappeso si avvicina al pavimento (Figura 2).
A questo punto bisogna togliere il contrappeso, assicurare nuovamente la trave alla carrucola, sollevarla e fissare la corda in modo che la trave rimanga sospesa in alto.
E' questo il momento di sostituire il puntone con quello di lunghezza immediatamente superiore.
Fatto ciò si abbassa nuovamente la trave, posizionandola sul puntone, la si svincola dalla carrucola e si rimette il contrappeso (Figura 3).
Si ripete questo procedimento (se non sbaglio circa tre volte) con puntoni di lunghezza progressivamente crescente, fino a conclusione della torchiatura.
I puntoni hanno in questo tipo di torchio la stessa funzione che hanno i parallelepipedi di legno nei torchi a cric.
Filippo Schillaci
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