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L'intreccio
Seconda parte
Le istruzioni che seguono sono relative alla realizzazione di un paniere di
18 cm di diametro alla base e di 27 cm in sommità, come nella
fotografia seguente. Questa tecnica di intreccio si chiama "a fondo rotto"
perché l'ossatura portante del fondo e quella della parte verticale
sono realizzate con spezzoni di verga separati. I materiali
utilizzati durante le lezioni sono stati canne e polloni di olmo o
castagno.
Si comincia preparando l'ossatura di quello che sara' il fondo del
paniere (fig. 6). Si tagliano a tale scopo 7 pezzi di verga spessa
4 - 5 mm, di lunghezza pari al diametro di base (o poco più). In tre
di essi si pratica una fenditura nella parte centrale, poi si dispongono
affiancati e nelle 3 fenditure si infilano, perpendicolarmente, le altre 4
verghe (meglio in realtà infilare le 3 verghe tagliate sulle 4
intere che viceversa). Nel punto
di incrocio, dopo averlo ben centrato, si mette provvisoriamente un laccio
per tenere ferme le verghe, come illustrato in fig. 6 (in essa il laccio
solo per chiarezza di disegno è raffigurato lento ma ovviamente
deve essere serrato attorno alle verghe e il nodo deve essere ben stretto).
Tale laccio si toglierà non appena l'intreccio del fondo
sarà a uno stadio abbastanza avanzato da tenere ferme da sé
le verghe. Fig. 6 Ogni
terminazione dei bastoncini così realizzati si chiama porta. Si
hanno dunque 3+3+4+4=14 porte (fig. 6). Si
aggiusta se necessario con le cesoie la lunghezza delle porte in modo che
sia uniforme. Si
prendono quindi due rametti molto sottili, si appuntiscono alla base e si
inseriscono fra le porte, come in fig. 7a, ma ben a contatto del punto di
incrocio centrale, infilandoli poi di porta in porta come mostrato in
fig. 7b e 7c per il rametto 1. Fatto ciò si ripete la stessa
operazione con il rametto 2 una porta piu' avanti, come mostrato in
fig. 7d. Ora si riprende il rametto 1 e nuovamente si intreccia alla porta
successiva (fig. 7e), che questa volta sara' la prima delle tre verghe
ortogonali a quelle sulle quali abbiamo iniziato. E così via.
Ciascuno di questi rametti si chiama filo. Stiamo dunque lavorando "a 2
fili". I primi 2 rametti è bene inserirli in realtà
dalla parte apicale, dove sono piu' sottili. Il primo giro dell'intreccio
deve essere quanto più possibile serrato attorno alla zona di
incrocio delle verghe e ogni giro successivo deve essere serrato contro il
giro precedente. Gli spazi vuoti devono essere, idealmente, inesistenti (si
veda la fotografia del fondo sotto riportata). Fig. 7a Fig. 7b Fig. 7c Fig. 7d Fig. 7e
L’intreccio si esegue in senso orario, osservando il lavoro dalla parte che
poi costituirà la faccia inferiore del fondo. Una volta ribaltato
quest’ultimo, la prosecuzione dell’intreccio sarà ovviamente in senso
antiorario. Quando uno
dei rametti finisce si inserisce il successivo sotto di esso in
corrispondenza dell'ultima porta che ha attraversato, infilandolo per una
lunghezza tale da spingerlo al di là della porta precedente per una
lunghezza di circa 1 cm.
I due fili si intrecciano alternati: quello che in corrispondenza di una
porta è il più interno, alla porta successiva passa
all’esterno e cosí via. Se i
rametti hanno difficoltà a flettersi e tendono a spezzarsi ci si
aiuta con un ripetuto movimento di torsione che sfibri il rametto stesso
nel punto in cui dovrà essere piegato. Man mano
che si procede si fa leva sulle porte distanziandole in modo che, da
parallele diventino poco a poco radiali.
In fig. 7f e' rappresentata quella che sarà la disposizione finale
delle verghe, a intreccio del fondo concluso. Fig. 7f Giunti a
un terzo del diametro si aggiunge un terzo filo e si procede a 3 fili. Il
terzo filo si inserisce come mostrato in fig. 7g in modo che sia arretrato
di una porta rispetto al secondo e di due rispetto al primo. Si ricordi
che ogni filo deve essere sempre sfalsato di una porta rispetto a quello
adiacente. Fig. 7g La tecnica
di intreccio ora è leggermente diversa: mentre prima ogni filo
passava sopra la porta successiva e poi sotto quella ancora seguente, ora
(fig. 7h) passa sopra le prime due porte seguenti e sotto la porta ancora
successiva. A questo punto diventa il primo filo (cioé il
più avanzato). Quello che era prima il secondo sarà ora il
terzo e sarà anche quello che si dovrà portare avanti.
Ciò si fa nello stesso modo appena detto, facendolo passare sopra
le due porte seguenti e sotto la porta che viene ancora dopo. E
così via. Fig. 7h
Progressivamente si possono usare fili di diametro crescente perché c’è
via via sempre piú spazio fra le porte. Giunti
all’ultimo giro del fondo le cime dei fili si fermano inserendole negli
interstizi dell’intreccio già eseguito, 3 o 4 circonferenze verso l’interno.
Quindi si tagliano le cime (parte terminale dei fili) e i tronconi (parte
iniziale) eccedenti. Questi ultimi mai tagliarli oltre la porta precedente
al punto in cui sono stati inseriti. Ovviamente le ultime cime non si
tagliano. Alla fine
il fondo dovrà apparire come nella seguente fotografia. Ora si
mettono le armature (trezzune), che costituiranno l'ossatura della parte
verticale del cesto e che sono costituite da verghe simili a quelle
dell'ossatura del fondo e lunghe circa il triplo dell'altezza prevista. Si
inseriscono insinuandole il più possibile nella trama dell'intreccio
del fondo, una per ogni porta, cioé 14, tutte sullo stesso lato
della propria porta, come in fig. 8a, più altre due di cui si
dirà tra breve. Si appuntiscono tutte alla base. Fig. 8a Fig. 8b Nel fare
l’intreccio del fondo si è detto che le porte venivano progressivamente
piegate in modo da farle diventare radiali mano a mano che l’intreccio
proseguiva. Una coppia di porte (a-a in fig. 7f) deve essere stata
lasciata dritta: a questa si infilano non una ma 2 armature per parte, ai
lati della porta stessa (fig. 8c). Le armature, comprese le 2
in più suddette, sono dunque ora 16. Fig. 8c Adesso le
armature vanno piegate verso l'alto. Ricordare che finora si è
lavorato guardando dalla parte inferiore del fondo e che dunque prima di
piegare bisogna ribaltare la base del paniere. La parte
esterna (o inferiore) del fondo è comunque sempre quella più "pulita". Per
consentire la piegatura delle armature si fa col coltello un
breve taglio longitudinale in corrispondenza del punto di
piegatura, che le trapassa da parte a parte lungo il piano in cui saranno
piegate (fig. 8b). Si procede quindi alla piegatura a 90 gradi verso
l'alto (fig. 9), dopo di che tutte le armature vengono legate come in
fig. 10. Fig. 9 Fig. 10 Si
riprendono ora i 3 fili e si continua l’intreccio come prima, ma anziché
avanzare ora verso l’esterno si avanza verso l’alto, lungo le armature,
che sono a tutti gli effetti il prolungamento delle porte. Si va avanti
così per 3 giri completi in verticale.
Qualora il passaggio da avanzamento radiale ad avanzamento in verticale
risultasse disorientante si pensi che bisogna ripetere semplicemente gli
stessi gesti di prima e che valgono a descrivere questa fase dell'intreccio
le stesse frasi già usate, con la semplice sostituzione delle
parole "sopra" e "sotto" rispettivamente con "esterno" e "interno" e della
parola "porta" con la parola "armatura". Ad esempio la descrizione
già usata per l'intreccio a tre fili si trasforma nella seguente:
"[ogni filo] passa all'esterno delle prime due armature seguenti e
all'interno dell'armatura ancora successiva. A questo punto
diventa il primo filo (cioé il più avanzato). Quello che era
prima il secondo sarà ora il terzo e sarà anche quello che si
dovrà portare avanti. Ciò si fa nello stesso modo appena detto,
facendolo passare all'esterno delle due armature seguenti e all'interno
dell'armatura che viene ancora dopo. E cosí via." Fatti 3
giri in verticale il filo più avanzato (che è anche quello
che ferma gli altri) si fissa temporaneamente nell'intreccio. Quindi si
scioglie l'armatura dai legacci e si raddrizzano le verghe. A questo
punto si continua con le canne, che devono essere, come già detto,
secche. Per il panaro si prendono canne piuttosto sottili (diametro
1-1.5 cm). Ciascuna canna si taglia prima longitudinalmente a metà
lungo il diametro, poi, per panieri del diametro sopra detto ciascuna metà
si taglia in listelli larghi 4 - 5 mm (non di piu'). I listelli infine si
mettono eventualmente a bagno per 2 o 3 minuti, cosa comunque non
indispensabile. Si
continua con questi listelli il lavoro interrotto con i rametti,
proseguendo con lo stesso metodo a 3 fili, dove i fili sono ora realizzati
dalle canne. Nuovamente, non c'è alcuna differenza concettuale
rispetto a prima: le stesse operazioni che fino a questo momento abbiamo
fatto usando delle verghe da adesso le faremo usando listelli di canne, il
cambiamento è tutto qui. Bisognerà solo fare maggiore
attenzione perché le canne sono più delicate e tendono con
maggior facilità delle verghe a spezzarsi. Si fanno in tal
modo 12 giri completi di intreccio di canne, poi si ricomincia coi rametti
per 2 o, meglio, 3 giri e poi di nuovo con le canne per altri 6 giri, il
tutto sempre a tre fili. Il triplo giro di rametti intermedio ha una
duplice funzione, sia estetica che di irrobustimento della struttura.
In tale maniera, e con la larghezza delle canne sopra detta, il cesto
dovrebbe venire alto circa 21 cm (manico escluso). In questa
fase del lavoro il cesto va tenuto serrato fra le gambe, con il fondo
rivolto verso di se', in modo da avere entrambe le mani libere. Si deve
porre parecchia attenzione al fatto che, affinche' il diametro in sommita'
sia maggiore di quello alla base, mentre si avanza con l'intreccio della
parte verticale si devono tirare le armature verso l'esterno. Questa
operazione va ripetuta sistematicamente a ogni passo. Questa
parte del lavoro, vista dall'interno, è mostrata nella fotografia
seguente. Fissati
gli ultimi 2 fili terminali nel solito modo si passa alla realizzazione
dei manici. Si
aggiungono altre 3 verghe a ciascuna delle 2 coppie di verghe ai due lati
opposti (a-a in fig. 7f e 8c) del cesto, se possibile calandole fino in
fondo attraverso le maglie dell'intreccio. Saranno così 5 per parte
le verghe che andranno a formare l'intreccio del manico. Si faccia
riferimento alla fig. 11 che rappresenta lo sviluppo in piano della
circonferenza terminale, cioé alla sommità del cesto, visto
guardando lateralmente, dall'esterno. Su
ciascuno dei 2 estremi di quel che sarà il manico si procede così
(fig. 11): partendo dal gruppo di 5 verghe che costituisce l’estremo del
manico e procedendo in senso antiorario si salta una porta e nelle 2 porte
successive si aggiunge per ciascuna una seconda verga, al solito
infilandola quanto più in fondo possibile fra le maglie
dell'intreccio. Fig. 11 Tenendo
il cesto serrato fra le gambe si intrecciano fra loro le 5 verghe di una
estremità del manico (piu’ esattamente si formano due fasci di 2 e 3
verghe rispettivamente e si intrecciano fra di loro tali fasci), si
piegano a U e si tengono ferme con una gamba contro la superficie esterna
del cesto mentre si fa la stessa cosa con il gruppo di 5 verghe dell’altra
estremità. Poi si
intrecciano una volta le 2 metà del manico così ottenute, si
aggiusta l’altezza del manico e si intreccia nuovamente da entrambe le
parti (fig. 12), portando adesso le due terminazioni all’interno. Cio’ va
fatto in modo che le 2 terminazioni inserite all’interno siano rivolte
secondo il verso antiorario dell’intreccio (fig. 12). Si badi bene che
tali terminazioni devono essere abbastanza lunghe da proseguire lungo la
circonferenza per lo spazio di due porte almeno. Fig. 12 Rimane ora
da realizzare la treccia di coronamento alla sommità del cesto.
Questa fase può presentare qualche difficoltà, non tanto
concettuale, poiché di null'altro si tratta che di un intreccio a
due fili, quanto manuale, essendo ora ogni filo realizzato non da un
singolo elemento (rametto o canna che sia) ma da un fascio di verghe che
non è detto si lasci maneggiare agevolmente.
Si comincia prendendo la coppia di verghe *1 (fig. 11), intrecciandola 2 o
3 volte su se stessa e piegandola lateralmente nel verso dell'intreccio,
cioe' verso destra guardando dall'esterno (attenzione a non romperle)
facendola passare all’esterno rispetto alla coppia di verghe *2 e
mettendola poi all’interno del cesto. La stessa cosa si fa con
la coppia *2 realizzando un intreccio a 2 fili con queste due trecce come
in fig. 13. Ogni volta che si piega una armatura per inserirla
nell'intreccio bisogna serrare le canne sottostanti in modo che il punto
di piegatura della verga sia quanto più in basso possibile: sono
infatti queste piegature che fermano l'intreccio della parte verticale del
cesto garantendo che fra le sue maglie non si formino dei vuoti. Man mano
che si va avanti le armature dispari si congiungono alla treccia *1,
quelle pari alla *2 e ne costituiscono il prolungamento (i congiungimenti
si fanno sempre intrecciando). Giunti a metà giro, e dunque alla
terminazione opposta del manico, si prende questa terminazione e la si
tratta come se fosse una verga congiungendola alla treccia pari, che in
quel punto si viene a trovare all’interno. Si va avanti cosí fino a tornare
alla prima terminazione del manico facendo in tal modo un giro completo.
Non bisogna dimenticare che, man mano che si avanza, il fascio di verghe
che si sta maneggiando va arrotolato intrecciandolo su se stesso. Se una
verga si rompe quando viene piegata se ne aggiunge una al suo posto
inserendola quanto più a fondo sia possibile. Fig. 13 Si noti
una cosa: le due terminazioni del manico (6 e 13 secondo la numerazione di
fig. 13) vengono unite una alla treccia pari e l’altra a quella dispari. Completato
il primo giro, si prosegue nell'intreccio secondo lo stesso schema,
inserendo però ora i due fili-fasci dentro le maglie della treccia
già presente aiutandosi con il cannolo inserito alternativamente
dall’interno e dall’esterno: (fig. 14) si sollevano, inserendovi il cannolo
dalla parte strombata, le 2 verghe più alte della treccia e si
infila uno dei due fasci portandolo all'esterno e poi di nuovo all'interno
oltre la porta successiva. Si fa la stessa cosa con l’altro una porta più
avanti, poi si riprende il primo e si ripete 2 porte più avanti. Ogni
fascio deve passare dentro la treccia già eseguita (sempre con
l’aiuto del cannolo) almeno 2 volte. La base
del manico e la treccia di coronamento appaiono alla fine come nella
seguente fotografia. Si noti
nella parte destra di essa la terminazione di una delle treccie, rivolta
verso l'interno del cesto e, a sinistra, una delle terminazioni del manico
che confluisce nella metà della treccia che in quel punto passa
all'interno del cesto. Giunti a
questo punto si tagliano tutte le parti eccedenti comprese le canne
costituenti gli ultimi 2 fili, che, ricordiamo, erano state fissate per
bloccare l'intreccio mentre si eseguiva la treccia di coronamento. A
conclusione del lavoro le cime delle verghe finali dell’intreccio, per una
estetica piu’ pulita, devono risultare tutte all’interno del cesto, come
già mostrato nella precedente fotografia. |
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Manuale redatto da Filippo Schillaci, dalle
lezioni ricevute da |