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L'intreccio
Prima parte |
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Introduzione Con il termine "alta tecnologia" si fa riferimento abitualmente a un insieme di realizzazioni la cui principale caratteristica è un elevatissimo grado di complessità: tanto più un manufatto è complesso e la sua realizzazione richiede la messa in opera di grandi apparati, tanto più esso viene considerato prodotto di "alta tecnologia". In questo modo di pensare è totalmente assente un elemento che a quanto pare si ritiene di poter trascurare: il rapporto fra la qualità dei risultati conseguiti e l'entità dei mezzi utilizzati per conseguirli. Se al contrario prendiamo questo rapporto come criterio di valutazione ci accorgiamo che la vera alta tecnologia non è quella comunemente definita come tale (essendo in essa la complessità cresciuta in misura notevolemente superiore ai risultati conseguiti) ma va ricercata altrove, e sorprendentemente proprio fra quelle tecniche antiche, oggi in gran parte desuete, cui al contrario il senso comune attribuisce connotati di arretratezza e grossolanità. L'intreccio è una di esse, consentendo di realizzare, a partire da mezzi irrisori, oggetti robusti, pratici e dotati perfino di un notevole pregio estetico. Gli appunti che seguono riportano, spero senza troppe approssimazioni e inesattezze, il contenuto delle lezioni ricevute da un esperto di intreccio di San Filippo Superiore, nei pressi di Messina. Queste lezioni sono state rivolte essenzialmente alla realizzazione di contenitori e di "cannicci" (stuoie di canne, utilizzate soprattutto per l'essiccazione della frutta) a partire da materiali quali verghe e canne. Partendo da materiali diversi - dalle foglie della palma nana al papiro alle corde di canapa - si può tuttavia realizzare una grande varietà di manufatti. Questo manuale è dunque suscettibile di ulteriori, e si spera notevoli, ampliamenti. | ||||||||
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Attrezzi La prima cosa da fare è procurarsi un certo numero di attrezzi: pochi e semplicissimi in realtà perché i principali attrezzi dell'intrecciatore sono le mani. Ecco comunque di cosa si avrà bisogno per poter cominciare.
- Un piccolo coltello da
innestatore, possibilmente con la lama ricurva, tipo roncola. - Un paio di cesoie da
potatore. - Due, o meglio tre pezzi di spago, uno
sottile e gli altri un po' piu' grossi. - Un cannolo. Quest'ultimo è l’unico attrezzo specifico. E’ costituito da un tubo (tradizionalmente realizzato con un pezzo di canna di diametro e robustezza adeguati ma che può essere costituito da qualsiasi altro materiale rigido) lungo abbastanza da essere comodamente impugnato (ma comunque meno del diametro del cesto da realizzare) e avente un diametro interno che va da 2 a 3 cm a seconda delle dimensioni del cesto per il quale lo si usa. Una delle estremità è strombata, come in fig. 1, in modo da poter essere inserita fra l’intreccio delle verghe. | ||||||||
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Materiali
I cesti vengono tradizionalmente realizzati a partire da canne e verghe
legnose, ricavate queste ultime da alcune particolari specie arboree
dotate delle necessarie caratteristiche di flessibilità. Volendo
si possono realizzare facendo uso esclusivamente di verghe, anche se
questa scelta è di fatto poco praticata. Nel seguito sono descritti
in dettaglio i materiali da utilizzare, i periodi dell'anno in cui
raccoglierli e il modo di prepararli. Si deve porre molta attenzione a
questa parte perchè una corretta scelta e preparazione dei
materiali è di fondamentale importanza per la qualità del
risultato. Verghe Le verghe si possono ricavare da uno dei seguenti alberi (fra parentesi ho indicato la corrispondente denominazione di ciascuno in dialetto siciliano). -) Olmo (ummaro). Verghe ricavate da polloni dell’anno. Le verghe si prendono da agosto in poi e si tengono 10 giorni a seccare (fino a che piegandole si spezzano), poi per 10 - 15 giorni in acqua, fino a che non hanno recuperato la flessibilità. -) Olivo selvatico (giastro). Si distingue da quello domestico per le foglie piú piccole e i germogli piú fitti. Il procedimento è uguale a quello dell’olmo. I polloni si possono tagliare in qualsiasi momento. Questo è il materiale più resistente. -) Castagno. Si prende a luglio-agosto e, se si vuole scorticarlo, bisogna farlo subito. Dura più dell'olmo ma solo a condizione che si scortecci. La messa in acqua prima dell'uso deve essere di 8 - 10 giorni se c’è la corteccia, se non c’è bastano 3-4 giorni. -) Salice
(salacu). Molto buono. Si taglia in luglio-agosto. Si prendono solo i rametti
dell'annata. -) Nocciolo.Non citato durante le lezioni ma di sicuro utilizzato da più parti. Credo che anche qui si utilizzino i polloni. Nota bene: mentre per l'olivo, il castagno e l’olmo si prendono, come già detto, i polloni, cioé i getti che fuoriescono dalla base della pianta, o comunque al di sotto del punto di innesto, per il salice si prendono i rami. La regola generale e’ che le verghe si raccolgono non prima che siano interamente lignificate, il che accade appunto da luglio-agosto in poi. Se si vogliono scortecciare (il che si puo’ fare per castagno e salice) la lignificazione deve essere appena avvenuta, altrimenti si puo’ fare la raccolta anche piú in là, ma comunque entro l’anno. Indicativamente il numero di giorni che le verghe devono trascorrere in acqua prima di essere utilizzate varia in generale da 8-10 gg in estate, quando la temperatura dell’acqua e’ maggiore, a 10-15 gg in inverno. Inoltre verghe piu’ stagionate ci mettono piu’ tempo a recuperare la flessibilita’ di altre meno stagionate. Ci si puo’ rendere conto del loro stato provando a piegarne una a un estremo. Se si flette senza spezzarsi allora va bene altrimenti deve stare ancora in acqua. Il diametro delle verghe da utilizzare varia a seconda delle dimensioni del cesto e della funzione che esse hanno nella sua struttura. Per un panaro del diametro in sommita’ di 25 cm si usano verghe di diametro non maggiore di 4 mm per le armature e il manico, verghe di diametro non superiore a 3 mm (in media 2 mm) per l’intreccio vero e proprio. Per la parte centrale del fondo si usano verghe ancora piu’ sottili. Per una cofana di grosse dimensioni le verghe dei manici e delle armature hanno un diametro che si aggira attorno ai 6 mm.
Fig. 2 Una verga troppo grossa si puo’ tagliare longitudinalmente come in fig. 2 (linea tratteggiata) Si intacca inizialmente nel punto indicato dalla freccia con il coltello, poi si appoggia l’estremo piu’ grosso contro il petto (fig. 3) e si continua a dividerla facendo leva con i pollici. Infine, nuovamente con il coltello, va rifilata ai lati, dando alla sezione la forma di fig. 4.
Per fare la punta a una verga infine la si impugna come in fig. 4b e la si rifila all'estremità serrandola col pollice dell'altra mano contro la i lama del coltello.
Quando le verghe si mettono a seccare si legano in 3 o 4 punti formando un fascio e vi si mettono sopra delle pietre per evitare che si pieghino. Canne Si tagliano a febbraio alla base, dopo di che si aspetta che nascano i nuovi getti. A febbraio dell’anno successivo si tagliano questi ultimi, che sono quelli buoni da utilizzare. Si fanno seccare e quando sono secchi si possono usare. Una volta secche le canne possono restare fino a 2 anni, ma è meglio non più di uno.
Si usano asciutte, o al piu’ appena inumidite prima dell’uso. Per un cesto del diametro in sommità di 25 cm si usano canne il cui diametro minore (cioe’ prossimo alla cima) sia di 1 cm. Per una cofana si usano canne di diametro maggiore. Le canne si usano tagliate in listelli sottili. Per un panaro la larghezza di essi deve essere di 4 - 5 mm (non superiore), per una cofana, di 6 - 8 mm. Come è intuitivo, minore e’ il diametro del cesto da realizzare, minore sara’ la larghezza dei listelli. Il procedimento per tagliare una canna in listelli e’ il seguente. Usando il coltello, si taglia la canna innanzi tutto a meta’, longitudinalmente, per tutta la sua lunghezza, partendo dall’estremo di diametro minore. La canna va tenuta con la mano sinistra, leggermente inclinata verso l'alto, facendola passare sotto il gomito. Il coltello, impugnato con la mano destra, viene inserito con la punta della lama rivolta verso l’alto e viene fatto avanzare imprimendogli a ogni tratto un breve movimento rotatorio in modo da divaricare il tratto di canna in cui è inserito (fig. 5). In questo modo la canna si suddivide praticamente da sola. La mano sinistra deve stare subito sotto il nodo verso cui si sta avanzando col coltello. Si prende ora una delle due meta’ e si comincia a suddividerla piu’ finemente, usando la stessa tecnica. Occorre un po’ di manualita’ perche’ si incontrera’ inizialmente una certa difficolta’ a mantenere costante per tutta la lunghezza della canna la larghezza del listello che da essa si sta ricavando. Se il listello tende a diventare troppo sottile o troppo largo si tiene ferma la canna col gomito, si prende la canna al di sopra del punto in cui e’ inserito il coltello e si piega in modo da contrastare l’andamento errato che la linea di divisione sta prendendo; si riprende quindi a far avasnzare il coltello mantenendo la piegatura fino a che la direzione del taglio non si è raddrizzata. Si tenga presente che i punti più delicati sono i nodi. |
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Manuale redatto da Filippo Schillaci, dalle
lezioni ricevute da |