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Estinzione umana?

Mercoledì, 7 Gennaio 2004

Caro Filippo/Gondrano,

Ho avuto più volte modo di leggere i tuoi scritti, le tue inchieste, di visitare Gondrano.it. Ho sempre amato l'estrema lucidità, ragionevolezza e pacatezza con cui hai esposto le tue idee che sempre si vede sono mosse da un profondo amore e rispetto per tutto quello che ti circonda. Il dolore per certe crudeltà che ogni giorno sappiamo che avvengono, non ti ha mai portato, sembra, a posizioni di intolleranza estrema verso chi non è come te. O verso l'uomo come specie animale, auspicandone la sua scomparsa. O estinzione liberamente scelta. Posso capire le ragioni degli estinzionisti, che tu conoscerai senz'altro, ma c'è una parte molto profonda di me, che mi impedisce di accogliere queste teorie, pur riconoscendo nell'uomo non solo la causa di tutte le tragedie ambientali e le sofferenze causate a chi è meno forte di lui. Il 'male' fa parte dell'uomo e spesso ha la vittoria su chi è più debole. E forse sarà sempre così. Male e bene convivono. Ciò nonostante non mi sento ancora di augurarmi la scomparsa dell'uomo dalla terra. Nemmeno come utopia. Perché, così come è proposta dagli estinzionisti, mi sembra solo un'utopia. Quando mi chiedono anche la semplice domanda 'cosa ha fatto di bene l'uomo?', (come specie almeno) 'Credi che cambierà?' effettivamente non so cosa rispondere. Non credo che quello che noi chiamiamo 'male' sia estirpabile dall'uomo e mi ritrovo a dare risposte che sconfinano nel filosofico, mentre.... animali e ambiente continuano a morire solo per mano sua. Pur 'dichiarando' amore per la vita..... quella che gli estinzionisti auspicano è una vita senza l'uomo. Ma la vita è tutta, se ne escludi una parte, devi chiamarla in qualche altro modo.

Non so quali siano le tue posizioni al riguardo, mi piacerebbe conoscerle... Ho sempre condiviso le cose che hai detto e come le hai espresse... forse le tue parole mi aiuteranno a far un po' di chiarezza in me e a non sentire istinto e ragione così divise.

Martina


Cara Martina,

io credo che l'evoluzione della vita, di tutta la vita, sulla Terra abbia imboccato nel tempo, fra le innumerevoli vie possibili, la peggiore: quella della selezione naturale attraverso la competizione. Ovvero la via della forza. Non era certamente l'unica. Altri scenari avrebbero potuto nascere al posto di questo e solo il caso e contingenze di cui si è ormai persa ogni traccia hanno voluto che qui, su questa piccolissima parte dell'universo, le cose andassero in questo modo. La volontà di aggredire e distruggere qualcosa - o qualcuno - di esterno a sé, ovvero il cosiddetto "male", non è solo della specie umana ma esiste in moltissime altre specie animali. E parlo sia del "male" interspecifico sia di quello intraspecifico (le regole sociali delle api o dei leoni, ad esempio, sono di una spietatezza estrema). Né tutto ciò è eliminabile in tempi che non siano immensamente lunghi perché su questo è basato ciò che gli ecologi chiamano l'equilibrio naturale.

Sul sito degli estinzionisti, nella scia dell'ipotesi Gaia, è scritto che "la vita su Terra globalmente funziona in modo simbiotico", il che è vero se guardiamo dall'esterno tutto l'insieme, la biosfera come una unità. Ma non è vero se scendiamo a un livello di dettaglio maggiore: la vita in ciascun ecosistema che compone la biosfera funziona in base a rapporti che sono prevalentemente di competizione violenta fra le specie e, all'interno di ciascuna specie, fra gli individui. E' vero che esistono anche a questo secondo livello rapporti diversi, di cooperazione, di simbiosi ma sono rapporti di nicchia, sono un residuo, uno strascico di quelle altre possibili vie che l'evoluzione, nel suo cieco e infinito biforcarsi, ha casualmente scartato. Per sempre? Chi può dirlo? Innumerevoli bivi ci saranno ancora nel futuro dell'evoluzione come innumerevoli ve ne sono stati nel passato. Come i grandi rettili improvvisamente e imprevedibilmente lasciarono il posto ai piccoli roditori apparentemente senza futuro che sono i progenitori di noi mammiferi potrebbe accadere che qualcosa di altrettanto imprevedibile sposti l'asse dell'evoluzione dalla competizione alla cooperazione.

E l'umanità? Lasciamo fuori da questo discorso i prodotti della scienza, della filosofia e dell'arte, che sono opera di singoli individui, a volte perfino osteggiati dalla collettività umana, e rimaniamo nell'ambito dell'umanità come specie. Certamente il fatto di essere divenuta dominante in una biosfera guidata dalla forza non va a suo onore. Se ciò è accaduto è stato perché essa è stata la "migliore" fra tutte nell'aggredire e nel distruggere ogni cosa attorno a sé. Ed è stata così "brava" da rompere ogni equilibrio e divenire specie infestante. Certamente non è la prima volta che ciò accade nella storia della vita sulla Terra ma forse (forse) è la prima volta che accade su scala planetaria.
Oggi l'umanità ha sulla Terra lo stesso ruolo che la peronospera ha in un vigneto: dilaga ovunque, si espande senza freno succhiando la linfa a ogni singola foglia fino a provocare la morte del vigneto intero. A quel punto muore anche la peronospera.

L'ipotesi degli estinzionisti rimedierebbe a questa prospettiva, consentirebbe alla biosfera malata di tornare a uno stato di equilibrio, ma sarebbe comunque, oggi, un equilibrio governato dalla legge preda-predatore, un equilibrio di sangue e di morte. La Terra non è mai stata un paradiso, è sempre stata una gigantesca macelleria a cielo aperto, già da molto, molto tempo prima che il primo ominide si sollevasse sulle zampe posteriori ed emettesse i primi grugniti. L'uomo ha solo aggiunto qualche goccia di sangue in più, da qualche tempo molte gocce di sangue in più, ma non ha inventato alcun principio nuovo. E' per questo che l'ipotesi degli estinzionisti mi vede del tutto neutrale.

Quanto a me, visto che qualcuno ha ritenuto di dovermi richiamare temporaneamente in vita, ho deciso che la maniera migliore di utilizzarla è inserire in questo mondo dominato dalla forza e dalla morte quanti più elementi possibili di debolezza e di vita. Ho deciso di appartenere a quella nicchia "di scarto" dell'evoluzione che fa della simbiosi, della cooperazione il metodo dei suoi rapporti col mondo. E infine, a proposito della mia posizione sulla procreazione, ti dirò che ho un figlio che amo molto e al quale, dopo essermi ben guardato in giro, ho deciso di fare il più bel regalo che un padre possa fare a suo figlio, il regalo che non è stato fatto a me: quello di non concepirlo mai.

Ma alla fine di tutti questi discorsi, c'è anche da dire una cosa: che fra cinque miliardi di anni, giorno più, giorno meno, il Sole diverrà una gigante rossa, si espanderà fino a lambire l'orbita della Terra e di tutto ciò che abbiamo detto e diremo, abbiamo fatto e faremo, non resterà più nulla.

Filippo Schillaci