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...perché c'è chi non può aspettare... (riflessioni sul pragmatismo).
Le ragioni etiche di una strategia apparentemente non etica A 16 mesi di distanza devo constatare come nessun passo avanti si sia fatto, come tutto sia ancora, e senza alcun accenno di mutamento, fermo alla situazione di quel giorno ormai lontano. Ancora oggi sento e leggo che "il discorso etico è più importante". E ancora oggi lo vedo vanamente e goffamente praticare. Soprattutto ciò che sorprende è la totale incapacità non solo di elaborare autonomamente, ma perfino di recepire dall'esterno una strategia programmata nel tempo, progressiva, che partendo da una analisi e una presa d'atto dello stato di fatto delle cose elabori una serie di passi per giungere a uno stato diverso. Sanno solo dire: "il discorso etico è più importante", fra le tranquille mura dei loro appartamenti di città, lontani da ogni macello, da ogni laboratorio, da ogni bosco infestato da assassini armati con regolare tesserino venatorio in tasca. Sanno che non saranno mai loro a subire in prima persona le conseguenze di tutto ciò, che il loro cadavere non sarà mai tra quelli che aumenteranno l'altezza del cumulo. Possono permettersi il lusso snobistico di gingillarsi con eleganti discorsi etici, mentre tutto intorno a loro il massacro prosegue. Io non vivo in uno di questi tranquilli appartamenti, ed è forse questo che mi rende diverso da loro. Dirò anche che io, a differenza di loro, ho visto un fucile dalla parte della canna. Ed è questo probabilmente che mi porta a vedere la caccia con gli occhi della lepre e del fagiano. Perché nulla vale più dell'esperienza, del visto con i propri occhi, dell'udito con le proprie orecchie, per capire il vero senso degli eventi. Non sperate dunque che io scriva mai un articolo intitolato Poveri Fringuelli. So che nessun fringuello lo vorrebbe. Parlerò di agricoltori trucidati nel loro campo, di ciclisti uccisi mentre transitano in un bosco. Dirò "poveri agricoltori, poveri ciclisti". E' quello che un fringuello farebbe al mio posto se potesse. Eccovi dunque il mio messaggio del 5 aprile 2002, attuale oggi come lo era allora. E forse qualcuno si chiederà cosa mi sia stato risposto a quel tempo sulla mail list. E' molto semplice: nulla. Nell'introduzione a quello splendido libro che è Il progetto grande scimmia Paola Cavalieri e Peter Singer scrivevano che molti degli autori del libro ritenevano che la proposta in esso contenuta di estendere i diritti umani fondamentali alle grandi scimmie antropoidi dovesse essere in realtà fatta anche con riferimento a ogni altro animale. Tuttavia essi si limitavano alle sole scimmie antropoidi perché consapevoli di come fosse difficile nell'attuale momento fare discorsi sui diritti animali e consapevoli dunque di come una proposta più generale non avrebbe avuto alcuna speranza di ottenere alcun risultato. Partendo da ciò, Paola Cavalieri e Peter Singer rivolgevano una sorta di invito a un atteggiamento pragmatico in quanto (cito a memoria, ma il senso è più o meno il seguente) chi rifiutasse un tale atteggiamento in nome di un obiettivo morale da perseguire nella sua integrità otterrebbe il solo risultato di restare "puro" e di lasciare il mondo così come è. Faccio questo discorso perché una persona mi ha di recente scritto muovendo una critica alla mia proposta contro la caccia, a suo avviso moralmente inaccettabile in quanto centrata sulla sicurezza umana e del tutto indifferente, così scriveva, al dolore degli altri esseri viventi. Credo che a questa critica si possano dare due risposte. La prima è che se questa persona fosse una lepre, un fagiano, una volpe, non parlerebbe così. Perché ella vedrebbe in questa strategia l'obiettivo che essa di fatto ha: quello di SALVARE QUANTI PIU' ESSERI VIVENTI POSSIBILE cercando di accorciare i tempi che, in una battaglia morale "pura" sono inevitabilmente lunghi. Come scrivevo giorni fa a un'altra mia corrispondente, non mi piace usare contro la caccia gli argomenti che uso, in luogo di quelli che vorrei usare, ma ne devo constatare, sia pure controvoglia, la maggiore efficacia. E se ciò può servire ad accelerare la fine di una barbarie che tutti esecriamo, ben venga. La seconda risposta è che è sbagliato dire che questa strategia è priva di contenuti morali. E' opportuno a questo punto generalizzare il discorso: noi viviamo in un contesto in cui sono ancora in molti a vedere l'ambientalismo, il vegetarismo, l'animalismo come cose che si oppongono al "progresso", al benessere, ai piaceri della vita e a chissà che altro. Convincerli che così non è, che esiste sintonia fra queste istanze e la qualità della vita anche umana (cosa questa oltre tutto verissima) significa non solo correggere opinioni erratissime ma anche attirare il consenso di una consistente percentuale della popolazione, oggi indifferente o addirittura ostile, e dunque gettare una solida fondazione su cui edificare le istanze morali più avanzate. Nel caso della caccia ciò significa che il diritto alla sicurezza in ogni luogo della persona umana è in sintonia con il diritto alla vita della lepre o del fagiano ed entrambi vanno in un'unica direzione: mettere fuori legge la caccia. Ma il discorso come dicevo è generalizzabile. Parlate ad esempio del valore etico della scelta vegetariana motivandola con le sofferenze degli animali macellati e farete presto a contare il numero di quanti vi ascolteranno. Ma provate a parlare della scelta vegetariana come scelta di qualità della vita, come diverso ma non minore apprezzamento dei piaceri della tavola, provate a farne addirittura (e non scandalizzatevi per quanto sto per scrivere) uno status simbol citando vegetariani famosi, non esclusi Kim Basinger e Jovanotti, anche a costo di rischiare di farne una moda. Per equivoco ed effimero che possa essere un tale risultato sarà comunque un risultato su cui edificare poi piu' solidi muri. Nuovamente i fautori delle battaglie morali "pure" avranno da obiettare di fronte a quella che sembrerà loro miopia o forse perfino cinismo, ma essi forse dimenticano che nei macelli, nei boschi e anche altrove C'E' CHI NON PUO' ASPETTARE PERCHE' STA MORENDO ADESSO. E infine, ripeto, ogni edificio richiede solide fondamenta, e le fondamenta di una battaglia morale non possono che essere il consenso della gente sui suoi obiettivi. Il consenso, anche se diversamente motivato. Diversamente, almeno per ora. Filippo Schillaci
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