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Mi chiedo quale sia il vostro Dio
Lettera aperta a Civiltà cattolica Dal mio punto di vista di ateo, credo che le fedi religiose, per il loro intrinseco carattere arazionale, siano paragonabili a una pallina in equilibrio sulla classica lama del rasoio. Poiché nell'universo reale nessun equilibrio è perfetto la pallina è destinata inesorabilmente a cadere, e sarà solo il caso a determinare da quale parte della lama lo farà. Da una medesima premessa dunque - una visione mistica del mondo - può nascere sia un'etica violentemente antropocentrica quale è quella recentemente ribadita dai Gesuiti (appena attenuata da un generico appello alle "buone maniere") sia un'etica opposta, del rispetto verso ogni forma vivente, umana e non umana, quale è quella espressa da religioni come il Jainismo o il Buddhismo, o perfino da certe componenti del Cristianesimo. Filippo Schillaci Cuneo, 14 ottobre 2003
All'attenzione del p. Gian Paolo Salvini
Al comitato di redazione Ci risiamo. Ritornate alla carica contro animali e animalisti. Ovviamente in nome di Dio e della Fede. Obiettivo: togliere ogni fondamento etico, giuridico e teologico in base al quale motivare una scelta a favore dei non-umani. Gli animali non hanno anima; gli animali non hanno diritti: ogni inasprimento di legge per reati nei loro confronti è dunque da considerarsi "eccessivo"; troppe spese stravaganti per gli animali (dai cappottini firmati ai cibi costosissimi) a fronte di milioni di bambini che muoiono ogni anno di fame. Vorrei esprimere in merito qualche riflessione frettolosa, incominciando dalla questione relativa alle spese stravaganti ed eccessive. Punto fermo dell'animalismo è quello di restituire all'animale la sua dignità di bestia, lo specifico della sua natura. Le spese esagerate (e stupide) non sono da addebitare alla cultura animalista ma alla degenerazione consumistica. La fame nel mondo non si risolve mettendo a dieta Fido ma superando le contraddizioni implicite dell'economia globalizzata. Sono problemi drammatici, da affrontare nella loro sede opportuna, che è economica e politica: non servono tirate moralistiche e demagogiche se non a rendere falsamente persuasivo il proprio argomentare. La contrapposizione bambini - animali è una falsa alternativa. Scrive Michel Damien: "Quante discussioni per sapere se è meglio proteggere gli orfani di guerra e i bambini percossi dai genitori nei tuguri urbani oppure i cuccioli di foca sgozzati vivi sulla banchisa o gli orsi che impazziscono nei giardini zoologici! Come ha potuto la coscienza cristiana, la coscienza umana, crearsi simili dilemmi? Tutto è da scegliere, tutto è da fare. Nessun essere fra quanti soffrono e muoiono deve essere escluso". Sulla questione dei diritti e delle pene. Soltanto chi non ha mai voluto incrociare lo sguardo di un cane o di un gatto può dire che gli animali sono "cose". Perchè i loro occhi li manifestano come "soggetti", centri di vita consapevole. "Lo sa benissimo - sostiene Enrico Peyretti su Rocca 18/03 - chi vive con loro, li ascolta, gli parla, comprende i loro sentimenti e bisogni e sente che essi comprendono i suoi, in modo elementare ma reale". Finché si continuerà a ignorare la sofferenza silenziosa degli animali, finché non si porrà in discussione il trattamento inflitto alle bestie, considerando utile e necessaria la crudeltà verso altri esseri viventi, il mondo umano, inteso solo alla massimizzazione dei profitti e del benessere materiale, non potrà non essere esposto alle ricadute nella ferinità, nella barbarie che ha costellato ferocemente il ventesimo secolo: lager, torture, bombardamenti di inermi, sterminio dei deboli. La rivolta è eterna. Ed è di natura morale. E' compassione verso tutto ciò che vive e che pena. Sulla questione dell'anima. Ci sono cattolici che non possono fare a meno di escludere qualcuno dalla grazia salvifica di Dio. Quante discussioni e quanto tempo perso, nemmeno poi tanti secoli fa, per chiedersi se le donne avessero l'anima, se la possedessero i neri dell'Africa o gli indios dell'America latina. Ora è il turno degli animali. Gli animali sono "belli senz'anima"! E chi può dirlo? Certo non mi piace pensare che non esista nessuna consolazione e nessuna salvezza per chi non appartiene al genere "eletto" degli uomini. Sarei anche disposto a cedere il mio privilegio, per protesta, se in Paradiso ci entrassi senza la compagnia di code festanti! Intanto, senza voler invadere campi di competenza altrui, mi consolo con Qoelet (3, 19-21): "Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c'è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie…Chi sa se il soffio vitale dell'uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?". Oppure con il Salmo 36: "Uomini e bestie tu salvi, Signore". Allora penso che Dio avrà pietà degli animali presenti nella Ninive che è questo mondo: "Non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere tra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?" (Giona 4,11). Spiacente per i Gesuiti di Civiltà Cattolica, ma, se ha ragione Isaia 11, 6-8, si preparano per loro scenari disgustosi: nel mondo degli ultimi tempi infatti "il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli; il leone si ciberà di paglia, come il bue; il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide, il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi". E perché non dovrebbe essere così? Mi sostiene nella speranza Paolo, Romani 8, 19-23: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità … e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo". Mi chiedo quale sia il vostro Dio! Ci diciamo, voi e me, cristiani…Per quanto ne so, il mio Dio è il Dio della Vita, di ogni vita, di ogni creatura! Il patto di alleanza tra Dio e gli animali (il concetto è espresso per ben sette volte in pochi versi: Genesi 9, 11-17) si oppone all'idea che noi abbiamo diritto di promuovere il benessere e la felicità umana a spese di altre creature. L'idea che gli animali esistano per nostro beneficio ed uso è moralmente grottesca come il supporre che i bambini siano proprietà dei loro genitori e possano essere utilizzati a loro vantaggio. L' idea che la vita umana ed il benessere degli esseri umani abbiano un così alto significato da giustificare l'uso istituzionalizzato di milioni di animali in procedimenti sperimentali che infliggono grande sofferenza (mi riferisco agli xenotrapianti e alla vivisezione in genere, che voi considerate addirittura "teologicamente lecita") dovrebbe essere definita in termini di idolatria. Gli animali nei laboratori non soffrono proprio per renderci la vita più facile e più lunga, o per sostenere i nostri desideri di sempre nuovi cosmetici o sempre nuove medicine? E gli animali non vengono dunque sacrificati per una specie che si arroga poteri divini e che considera i propri interessi come facenti indiscutibilmente parte dello scopo della creazione stessa? La tendenza idolatra consiste nel credere che la stima di noi stessi sia il principale ed unico criterio con il quale giudichiamo il valore di tutte le altre creature. Questo è blasfemo, è empio, è eretico e anticristiano!!! Se trovate sconcertante questo linguaggio è perché avete accettato, passo dopo passo, la posizione utilitaristica che accetta assiomaticamente che gli interessi dei deboli possano essere messi da parte per quelli dei più forti. Ma questo non è il Vangelo, è Aristotele e, dietro di lui, Tommaso d'Aquino. L'unicità della umanità consiste nella sua abilità a diventare "la specie che si sacrifica" (non "che sacrifica"!), per esercitare la sua piena umanità come cooperatrice di Dio nella redenzione del mondo. Questa visione sfida le concezioni tradizionali del mondo che lo concepiscono come creato esclusivamente per uso o piacere umano, mentre il suo unico fine consisterebbe nel servire alla specie umana, ridotto di conseguenza al ruolo di semplice strumento. Solo il più tenace attaccamento al pensiero della tenerezza di Dio verso tutte le creature potrà liberarci dalla nostra arrogante umanocentrica concezione del nostro posto nell'universo. Sono perfettamente consapevole che queste parole rimbalzeranno contro il muro di gomma delle vostre certezze…Io però ho tentato di sfogare in questo modo l'avvilimento e la rabbia che da giorni intristiscono le mie giornate. Intanto mi consolo verificando che le vostre arbitrarie deduzioni teologiche non sono condivise da nessuno dei molti religiosi ai quali ho confidato la mia amarezza. E soprattutto, mi fido del Dio di Gesù Cristo, e credo che la menzogna, alla lunga, non sa reggere alla prova della Storia. Franco Lamensa Per approfondimenti:
I delitti contro gli animali - Editoriale di Civiltà Cattolica (dalla mailing list animalista di Peacelink) |