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Normali abiezioni


Per tutto il mese di aprile, ogni giovedì alle ore 18, nella sala Lumiere del cinema Azzurro Scipioni a Roma (via degli Scipioni 82, metro linea A fermata Ottaviano), si proietterà il film Flashes of Flesh, di Alessandro Arrigoni e Claudia Candido, realizzato su immagini girate da Alessandro D'Arpini. Ne proponiamo qui la bella recensione scritta un anno fa da Goffredo Fofi.

F. S.


Normali abiezioni

Non è un bel modo di cominciare l'anno, ma è meglio che seguire le imposizioni dei media con il loro sciagurato chiacchiericcio su cose che, in fatto di spettacolo, due giorni dopo tutti dimenticano. Segnalerò un regista importante e sconosciuto e un breve (meno di venti minuti) "corto" militante, che per motivi diversi mi hanno entrambi impressionato. Mi sono rifiutato per molto tempo di vedere il film di Errol Morris Mr Death, me ne mettevano in imbarazzo il titolo e l'argomento; e ho accantonato la cassetta col corto di Alessandro Arrigoni e Claudia Candido Flasshes of Flesh per gli stessi motivi. Questo però, posso dirlo ora che ho preso forza e li ho visti. Errol Morris è un grande documentarista, cui la rassegna milanese Filmaker dedicò l'attenzione che meritava, assieme a Noir in festival di Courmayeur, nel 2002. Cineasta ai margini, il più bizzarro e provocatorio che oggi si conosca, Morris investiga l'America dei più matti in un paese border line: dei criminali legali, dei funzionari della legge e della morte. [...]

Mr. Death è l'uomo qualunque toccato dal demone del "metodo": è uno specialista in metodi di uccisione, per conto di quegli stati che praticano negli USA la pena di morte, è un piccolo Eichmann, un piccolo borghese meschino che potrebbe anche essere un nostro vicino di casa. Ci vuole stomaco, per accettare. Sono film come questo che aiutano a capire cosa può essere l'uomo, nella sua "normale abiezione", più di cento trattati filosofici e teologici.

Flashes of flesh non ha un protagonista, e si limita a documentare, cercando di aiutarci a entrare in una dimensione che è altra e vicina, i modi in cui si macellano le bestie in Italia: scientificamente, per mano di anonimi macellai, di piccoli "Mr. Death" municipali, comuni operai della morte di cui si può essere affettuosamente amici e parenti. Tantissimi anni fa fui sconvolto a Parigi, in cineteca, dalla visione di un documentario di Georges Franju che si chiamava Le sang des autres, il sangue degli altri. Gli "altri" erano gli animali: Arrigoni e Candido non sono cineasti, sono solo i propagandisti di una coscienza e di una comprensione che ci mancano: vogliono che noi si rifletta sulla infinita sofferenza degli animali, mostrata qui nei loro occhi e nel loro comportamento davanti alla morte, e sulla inutilità di questa sofferenza, su come potrebbero essere migliori l'uomo e il mondo se si rinunciasse a un nutrimento perlopiù superfluo. Se c'è una cosa che la storia ci ha insegnato è che l'uomo non è il centro dell'universo e tanto meno del pianeta Terra, e che il privilegio della sua ascesa dovrebbe comportare il rispetto delle altre specie sorelle, il rispetto del vivente. Dicevo prima Eichmann, e dovrei ricordare quanti scrittori hanno fatto ricorso alla metafora del macello degli animali per riuscire a descrivere Auschwitz. Quanto sangue e dolore sono costate le "sante" feste di fine anno, quanta morte la celebrazione di una grande nascita? A inizio anno oso lanciare un grido di cinefilo piuttosto disgustato dall'animale uomo e dal modo in cui il cinema tratta e ha trattato i personaggi animali: avanti col vegetarianesimo, una piccola bandiera pulita per la quale si può combattere senza dubbi e vergogne.

Goffredo Fofi

Da: Film TV, Anno 12 N. 4 25 gennaio 2004

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