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Cibo per un futuro possibile
(Quarta parte)
Le terre
Non tutti nel mondo hanno terra per produrre cibo. La maggior parte delle
terre di buona qualità è posseduta da grandi compagnie o compagnie
"multinazionali", usualmente fondate nei paesi ricchi.
Alcune multinazionali possiedono più ricchezza di paesi individuali ed
hanno un enorme potere. Esse producono e vendono beni in tutto il mondo e
sono un potere virtuale entro gli stessi Stati. Esse spesso controllano la
produzione delle materie prime prodotte nei paesi in via di sviluppo così
come quella dei prodotti finiti. Esse sono pesantemente coinvolte
nell’industria della carne ed una dimostrazione delle dimensioni di questa
industria è il fatto che un’area grande come la Gran Bretagna, la Francia,
la Nuova Zelanda e l’Italia messe insieme nei paesi in via di sviluppo è
usata per produrre alimentazione animale per la sola CEE.
Haiti è uno dei più poveri paesi del mondo. Le terre migliori producono
cibi di scarso nutrimento e colture per alimentare gli animali - zucchero,
caffè, cacao ed alfalfa (per bovini), mentre i pendii delle montagne con il
suolo più povero sono coltivati dai contadini affamati. Poiché è più
economico che importare l’alfalfa, gli Stati Uniti inviarono bovini del
Texas nell’isola, li ingrassarono e poi li re-importarono indietro come
carne per i ristoranti americani di hamburger.
Dal momento che le terre sono acquistate da queste grandi compagnie, il
numero di gente senza terra cresce. In molte aree più di un terzo della
popolazione rurale è senza terra. In America Latina l’11% era senza terra
nel 1961, ma dal 1975 questo numero è cresciuto al 40%.
I contadini sono spesso respinti nelle terre marginali - terreni di povera
qualità come i fianchi delle colline che essi sono poi accusati di
"sovrasfruttare". Essi producono quanto più possono per sopravvivere e
sono nell’impossibilità di fare riposare il suolo per riguadagnare la sua
fertilità. Queste terre sovrasfruttate possono finire per diventare deserte.
Chi possiede la terra non è il solo problema, il problema è anche quello
che mangiamo. Una dieta vegetariana necessita di molta meno terra di una
dieta basata sulla carne. Supportare l’attuale popolazione del mondo con
una dieta stile americano richiederebbe due volte e mezzo più cereali di
quanto i contadini del mondo correntemente producono per tutti gli
usi [8]. Semplicemente non c’è abbastanza terra.
Il calo dei raccolti
Dopo 40 anni di rapida crescita, l’ammontare dei cereali prodotti nel
mondo cominciò a declinare nei tardi anni 80. Per la prima volta nella
storia gli USA nel 1988 produssero meno cereali del loro fabbisogno
interno.
Proprio prima del raccolto del 1987 le riserve mondiali di cereali
ammontavano a 459 migliaia di tonnellate - abbastanza per sfamare il mondo
per 101 giorni. Dal 1988 le riserve sono calate a sole 240 mila tonnellate
(54 giorni). Vi sono molte differenti ragioni come il suolo più povero,
mancanza di acqua e cambiamenti climatici, ma il messaggio è chiaro -
almeno che non cambiamo le nostre diete con altre non basate
sull’allevamento di animali, noi forzeremo milioni di uomini alla fame in
varie parti del mondo.
Occidente è bello
Sebbene la carne rimane il cibo dei paesi ricchi, grandi compagnie vendono
il sistema industriale di allevamento ai paesi poveri. Qui, cibarsi di
carne è visto come un segno di ricchezza e progresso (vedi
Viva! Guida n°
6, Frutti del Passato) e la gente è tanto desiderosa di copiare lo stile
di vita dell’Occidente.
Questo sta creando gravi problemi. Per esempio, in Bangladesh, che è uno
dei paesi più poveri, i sistemi di allevamento di polli in batteria sono
molto diffusi. Il paese soffre di una grave carestia di cibo, elevata
disoccupazione e poche risorse economiche da condividere. L’allevamento
industriale abbisogna di danaro per le attrezzature, crea pochi posti di
lavoro ed impiega molto prezioso cibo vegetale che potrebbe invece essere
usato per l’alimentazione umana.
L’Africa, che potrebbe produrre tutto il cibo di cui ha bisogno, produsse
solo l’83% del suo fabbisogno di cereali nel 1975 - intorno al 2000
importerà circa la metà di quanto ha bisogno ad un costo pazzesco solo per
nutrire la sua crescente popolazione. I soli benefici saranno per lo
scarso numero di ricchi che possono permettersi di acquistare carne, mentre
la stragrande maggioranza sarà lasciata anche con meno cibo di prima.
Gli allevamenti industriali non vanno incontro alle necessità di queste
popolazioni, ma beneficiano le popolazioni dei paesi ricchi dove molte
delle attrezzature necessarie, come trattori e materiali da costruzione,
sono fabbricati. Quando i paesi poveri li comperano allora diventano
dipendenti dai fornitori di pezzi di ricambio e riparazioni.
Gli allevamenti industriali di polli sono cresciuti così rapidamente in
India che sono in grado di produrre più carne di quanta il loro popolo
possa essere in grado di comperare. Nonostante la fame tanto diffusa, essi
esportano polli ai paesi ricchi come gli Stati del Golfo.
Al momento si tratta essenzialmente di allevamenti di polli che stanno
crescendo, ma è solo una questione di tempo prima che altri animali siano
allevati industrialmente. La Gran Bretagna ha ora iniziato ad esportare in
paesi come la Tailandia, la Nigeria a la Malesia maiali da riproduzione.
Gli allevamenti industriali sono parte del sistema con cui i paesi ricchi
continuano ad usare quelli poveri per il loro profitto. L’enorme spreco di
cibo significa che esso può solo aumentare la fame nel mondo piuttosto che
combatterla. La produzione di cibo nei paesi poveri deve essere basata sui
loro bisogni piuttosto che su uno stile di vita lussuoso e incrementando
la crudeltà verso gli animali.
C’e molta popolazione?
La veloce crescita della popolazione mondiale è un serio problema
poiché significa che vi sono più bocche da sfamare. Comunque, sebbene tale
crescita peggiori il problema della fame, essa non ne è la causa effettiva.
E’ la crescita del reddito e parimenti la domanda di lusso nei paesi
ricchi che ha scatenato la crisi della fame.
Il mondo è oggi un posto più ricco di quanto non lo fosse 40 anni fa e la
crescita dei salari ha incoraggiato il consumo di carni su larga scala nei
paesi ricchi, aumentando la competizione per i cereali tra gli animali e
gli uomini.
E’ stato stimato che il numero di persone seriamente malnutrite crescerà a
127 milioni verso l’anno 2000. Il declino delle riserve mondiali di pesce,
l’erosione delle terre destinate all’agricoltura ed i limiti della
tecnologia per aumentare la produzione di cereali stanno a significare che
ci stiamo presto avvicinando al limite delle risorse e della capacità di
produrre della terra. La produzione agricola mondiale non può più reggere
la domanda - recenti tentativi di aumentare la produzione di riso e di
aumentare la quantità di pesce pescato sono falliti. Noi dobbiamo ripensare
al modo in cui le limitate risorse di cibo vegetale sono distribuite ed
iniziare ad alimentare il mondo.
Il consumo di carne non è la sola causa della fame nel mondo, ma è la
causa principale. Noi dobbiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini
alimentari se vogliamo alimentare il mondo adeguatamente. Molta gente è
affamata quando un sempre crescente numero di animali consumano una enorme
quantità di cibo in un sistema inefficiente senza speranza.
Non usando gli animali come macchine per produrre carne, questo cibo
potrebbe essere reso libero per aiutare coloro che più ne abbisognano. Il
vegetarismo, consumando molto meno le risorse mondiali di cibo, terre ed
energia, è un passo positivo che noi tutti possiamo facilmente
intraprendere per favorire l’alimentazione nei paesi poveri.
Jon Wynne-Tyson
Traduzione a cura di Giuseppe Pappalardo
Su Gondrano dal gennaio 2003
Tratto da:
Viva!
L'immagine di questa pagina è tratta da Promiseland.
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