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Sul deviare dal retto cammino
Sul perché al religioso di Stato piaccia camminare sul sentiero sbagliato, il discorso sarebbe lungo, per cui dobbiamo limitarci. Col tempo, se Iddio me lo concede chiarirò meglio il mio pensiero. Ora basterà far notare le conseguenze di questo cammino sul sentiero sbagliato. Frequentando carceri e manicomi, ho avuto ottime possibilità di studiare il religioso di Stato e il suo modo di operare quello che gli piace credere sia la "carità". Ciò mi ha aperto gli occhi sulla mia ex-madre, la Chiesa, e di questa grande fortuna ringrazio sempre Iddio nel profondo, non importa se ora non vado più a messa. "La Verità" vi farà liberi", diceva il Maestro, e così è stato. In fondo, chi crede veramente, non necessita andare nei templi, mentre il credente che in verità non crede, farà bene ad andarci. Sempre sperando che non vada a messa per paura di commettere peccato se non ci andasse, per come ci ha fatto credere a noi ingenui credenti la Chiesa, mantenendoci nella superstizione. Purtroppo, per scopi loro, i nostri capi religiosi ci hanno messo in testa un concetto del dio tutto somigliante all'uomo, pure del tipo peggiore, uno che si irrita per un nonnulla, e che ci condanna se non veniamo almeno una volta alla settimana a leccargli i piedi e a fingere amore. Al religioso di Stato va bene questo concetto deprimente della Divinità perché il lavoro è molto più facile. Se l'adorazione di ieri potremmo chiamarla "adulatoria" oggi, con la paura di fare peccato mortale se non andiamo a messa, la potremmo definire "ricattatoria". E' giusto che il lavoratore escogiti sistemi che allevino la sua fatica, ma se applichiamo ciò alla pratica "religiosa", si fa più danni che bene. Perché trattando l'uomo su cui si lavora come fosse una merce o un animale a cui non si riconoscono sentimenti (se non la finzione), noi religiosi stiano danneggiando la società. Questa incoscienza del religioso circa i danni che lui procura alla società, viene scientificamente coltivata nei seminari dove si istruiscono i giovani religiosi. Naturalmente, di questi danni alla società, all'autorità religiosa non può importare nulla, perché, come già detto, al prete interessa salvare le "anime", non il migliorare la società. Della società non gliene può importare nulla perché crede di essere su questa terra solo di passaggio, sentendosi un predestinato, la sua vera casa essendo il Paradiso. Agli incoscienti, è facile mancare di rispetto al prato su cui si è fatto il Picnic, dopotutto non è cosa loro; l'importante è poter tornare a casa. Pulirà chi viene dopo. Mi dispiace il modo di fare del mio collega religioso di Stato. Non per lui; per me lui è libero di dannarsi, figuriamoci se posso mancargli di rispetto per salvargli l'anima, come usavamo fare noi religiosi, quando avendo il potere politico oltre a quello sociale, con la forza educavamo quelli che non si conformavano a noi, dai pagani agli ebrei, dagli eretici alle "streghe". Il mio dispiacere va a chi deve subire le conseguenze del modo di operare la "religione" del mio collega "religioso". Chi ci rimette non è mai il benestante o il potente, gente che può difendersi, ma gruppi di individui senza potere, gente che deve solo fingere, altrimenti gli va peggio. Tra i gruppi che vengono ostracizzati dalla società in nome della "religione", possiamo mettere tutti quelli che hanno un comportamento sessuale non conforme alla veduta "religiosa"; quelli che dipendono da sostanze ancora illegali o che le smerciano per sopravvivere; le donne che tendono a pensare in proprio; gli animali visti come animali e non come nostro prossimo da rispettare; le donne che vogliono abortire; chi vuole morire con dignità, chi crede in altre Credenze ecc. Sono interi gruppi di cittadini a cui veniamo a mancare di rispetto a norma di legge, che non fanno male a nessuno se non a loro stessi; e che nella loro debolezza, spesso finiscono nei guai e vengono da noi cristiani prezzolati perseguiti e rinchiusi in luoghi come i carceri, luoghi dove il religioso di Stato potrà poi operare su loro la sua carità stipendiata. E voi laici continuerete a prestarvi a perseguitare il vostro prossimo in nome della "religione", poi andrete a confessarvi dai miei colleghi, che vi perdoneranno con gioia. E così sarà finché essi insisteranno ad usare l'uomo come semplice materiale su cui lavorare per salvarsi "l'anima". Per i miei colleghi, quello che disse il Maestro circa il rispettare il prossimo come se stessi, non è applicabile, perché vogliono salvare se stessi a spese del prossimo; per cui, dovranno mancargli di rispetto. Gli hanno fatto credere le cose più incredibili ai miei colleghi religiosi, ed essi, nella loro ingenua avidità non se ne rendono conto. Così, anche loro danno il loro contributo alllo sfascio di questa società. Che Iddio abbia misericordia degli istruttori dei miei colleghi religiosi. Mario Dumini Da:vegetus.net
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