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Sull'avidità
Troppi sono gli ingordi a questo mondo, e i più pericolosi per l'uomo non sono quelli laici ma quelli "religiosi". I laici al confronto si accontentano. Vogliono lavoro sicuro, vivere in sicurezza, diventare famosi, governare il mondo, ma fanno sempre meno danni del "religioso" di Stato. Il religioso invece, dopo aver vissuto abbastanza bene su questa terra, vuole pure continuare a vivere bene nell'altro mondo. Pur di guadagnarsi la "salvezza", cammina sulla testa del prossimo e non se ne accorge neanche. Malgrado l'esempio del Maestro, per salvarsi, manca continuamente di rispetto ai diritti del prossimo più debole, imbestialendolo nella sua debolezza, anche se spesso non fa ciò direttamente (per non peccare o per non apparire cattivo). L'avidità che egli dice essere un peccato, lo è solo per gli altri, non per lui perché egli si dice che lo fa per "salvare" il prossimo. Ogni cosa che gli permette di guadagnare punti per il paradiso è per lui opera meritoria. Così si è specializzato a mancare di rispetto al prossimo fin dai primi secoli, senza per questo "peccare", facendo uso delle leggi, facendosi fare quelle più adatte. E pensare che il Maestro lo aveva pure avvisato, quando giudicava quegli ingordi dei religiosi di Stato dei suoi tempi. Gravavano sui miseri mortali usando le loro leggi appositamente trasformate in "religiose", così credevano di non peccare. Come quelli di oggi, nascondevano la loro falsità e avidità dietro la formale osservanza delle leggi. L'attuale religioso di Stato, pur di fare bene il lavoro che lo porterà al paradiso, usando le leggi ha da sempre perseguito qualcuno; dai pagani agli ebrei, dagli eretici alle "streghe", dagli omosessuali a chi non andava a messa; dai comunisti a chi non si sposava in chiesa, ecc. Ancor oggi, in forma più "educata" perseguita chi vuole intossicarsi con sostanze attualmente proibite, chi fa sesso in maniera non conforme alle idee di "dio", la donna che intende abortire, il malato che vuole morire con dignità, ecc. Tutto questo perché al mio ingordo collega religioso è stato fatto credere che se salva l'anima di un altro, egli salva sicuramente la propria. Quindi è scusabile se per salvare il prossimo gli deve mancare di rispetto. E pensare che mai il Maestro disse che bisognava salvare l'anima al prossimo; neanche lui ci provava. Lasciava questo compito a quello che chiamava "Padre". Egli andava invece al soccorso dell'oppresso. Ci disse solo di mostrare al prossimo un nuovo modo di vivere (la buona novella), che consisteva nell'accontentarsi, nel rispettare il prossimo nell'evitare le trappole del mondo. Ora, come possiamo noi "religiosi" caduti in una trappola, tornare a camminare sul retto cammino? Penso di non sbagliare se invito il religioso di Stato a rimettere prima di tutto, a posto, quelli che egli chiama i dieci comandamenti. A cominciare dal Decimo, quello che egli ha trovato utile dividere in due, il Nono e il Decimo stravolgendone il significato. All'origine, quello che egli ha diviso era un tutt'uno e intendeva solo "Non desiderare"; E non intendeva il "Non desiderare (oltremisura)" le cose materiali solo; Anche quelle "spirituali"; tra le quali, il voler pretendere di raggiungere il "paradiso" quando non si è ancora pronti, non essendo abbastanza evoluti. Il "Decimo", se il religioso di Stato non ci avesse messo le mani, sarebbe rimasto un chiaro invito ad accontentarsi su ogni cosa, altrimenti, prima o poi, a forza di desiderare, si viene a mancare di rispetto al prossimo. Purtroppo l'ingordo, specie se "religioso" trova sempre le "giuste" ragioni per leggere o capire male gli avvisi del proprio dio. Mario Dumini Da:vegetus.net
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