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Sull’Evoluzione
Come "religioso", conosco bene i miei colleghi "religiosi di Stato" e i danni che essi fanno al prossimo in nome della morale "religiosa". Se in queste mie note posso sembrare offensivo, spero che le prendano nel giusto spirito, e spero che i laici non-credenti mi aiutino in questo duro compito, di aiutare i miei colleghi religiosi a capire. I religiosi devono capire che finché si prestano a strutture mondane come Stato e Chiesa, essi non fanno altro che danneggiare la società. Un religioso deve mantenersi separato da strutture mondane se vuole percorrere il sentiero del religioso. A noi, laici e religiosi che abbiamo già gli occhi aperti grazie "a dio", non resta che evolverci tentando di aiutare il religioso di Stato ad aprire gli occhi, con la speranza che aiutando lui, miglioreremo le condizioni del nostro prossimo più debole, spesso perseguitato dallo Stato per conto della Chiesa. Questo nostro fare il bene, indirettamente e gratuitamente, quindi, non alla maniera del prete, è la vera pratica religiosa, tutt’altro che quella che si fa in chiesa. L’evoluzione si ha quando si opera a favore del diritto degli sconosciuti che necessitano aiuto. Quando operiamo a favore di quelli che conosciamo, o a favore del nostro gruppo, non facciamo nulla di speciale. Sono molti secoli ormai che per legami di sangue, religiosi, sindacali, e partitici, aiutiamo il gruppo che conosciamo, quasi sempre a scapito del diritto dello sconosciuto, che potrebbe anche essere migliore di noi. Abbiamo finora svolto solo azione politica, e anche se l’azione politica è cosa naturale, è utile andare oltre, altrimenti ci si fossilizza, e in breve tempo, un gruppo, per difendere quelli che chiama i suoi diritti, dovrà per forza di cose scontrarsi con noi che crediamo di avere tutti i diritti di difendere il nostro benessere. E’ tempo di pensare al diritto dello sconosciuto, mettendo da parte quelli dei nostri propri gruppi. Dopotutto, siamo stati messi su questa terra per evolverci, per migliorarci, altrimenti che ci staremmo a fare in questo casino? Non certo per andare in "Paradiso", creazione della nostra mente e della classe ecclesiastica. Possiamo anche capire l’ostilità del religioso a certi nuovi pensieri, ma è dovere "religioso", di chi capisce, fare uno sforzo per avviare il processo evolutivo. Per aiutare il religioso di Stato, posso dire che il Maestro aveva avvisato i suoi varie volte, con frasi come: "Chi vuol salvare la propria anima la perderà, e chi la perderà per me la salverà" (Luca 9, 23) e "Chi ama la propria anima la perderà e chi odia la sua anima in questo mondo, la salverà" (Giovanni 12, 25); La frase è molto bella, ed è un peccato che la Chiesa per scopi suoi abbia trovato utile tradurre male dal greco, mettendo "vita" al posto di "anima", come se i due termini fossero sinonimi. Ma la differenza è grande e gli evangelisti la conoscevano. Così, il credente che legge quei brani, leggendo "vita" al posto di "anima", viene indotto a capire male. Viene a capire: "Perdi la tua vita per gli interessi dei tuoi capi religiosi (la Chiesa), ecco che ti guadagnerai la salvezza". La frase ha insomma acquisito un sapore un tantino commerciale, alquanto egoistico. Per questo moltissimi miei colleghi "religiosi" nel corso dei secoli, si sono prestati lieti ad orribili nefandezza, per conto dell’Istituzione "religiosa", appositamente passata per "Gesù". I suoi ingenui credenti (creduloni sarebbe più esatto), si sono fatti uccidere per essa, per difenderne i beni materiali e gli astratti "diritti spirituali", che un vero religioso mai dovrebbe avere (figuriamoci una struttura), se imita il Maestro. Combattendo per la Chiesa hanno creduto di guadagnarsi il Paradiso. Alcuni addirittura, ce lo dice la Storia, prima di andare ad assassinare il governante che si mostrava tollerante con gli eretici o che voleva sgravare la Chiesa di alcuni beni, passavano prima a confessarsi per ottenere in anticipo l’assoluzione del crimine che avrebbero commesso all’indomani. Così se catturati e uccisi, avrebbero ricevuto il premio nell’aldilà. Sì, dobbiamo evitare di somigliare a questi religiosi che si guadagnano la salvezza mancando di rispetto ad un altro, spesso perseguitandolo. No, non vale proprio la pena guadagnare il mondo intero ma perdere l’anima, al servizio di una struttura di potere mondana, non importa il nome "religioso". Mario Dumini Da:vegetus.net
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