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Sul cacciatore

Titti sui tre mesi

della serie "persone da evitare per il religioso"

Tra quelli che come "religioso" io devo assolutamente evitare vi è colui che va a caccia. Stare vicino a chi uccide per divertimento e non per necessità, è cosa deprimente per quelli che hanno il mio stesso spirito. Conversare con costui, significa complicità nell’uccisione dei miei simili più deboli. Lo rispetterò naturalmente, ma solo formalmente, come si usa con gli sconosciuti, ma di rapporti amichevoli non se ne parla. Come potrei salutare chi danneggia il prossimo? Solo se costui rompe prima l’arma.

Come è possibile che in una terra così benestante e così ripiena di varietà di cibo ci siano ancora tipi che vanno a caccia e fanno questo pure su terreni non propri? Quello di andare a caccia di animali che appartengono a tutti, è uno dei tanti privilegi che piccoli gruppi di prepotenti riescono ad ottenere a spese dei più deboli gravando su una maggioranza che vorrebbe rispettare gli animali, ma che per quieto vivere lascia fare (dopotutto, chi ci rimette non è dei nostri). In questo loro sanguinario modo di divertirsi chiameranno in ballo "democrazia", "tolleranza", "diritto allo svago"; vogliono per loro quello che non concedono ai più deboli. Ma in fondo, è sempre stato così; una maggioranza benestante e pacifica lascerà, finché è possibile, una sua minoranza prepotente libera di fare quello che vuole se non tocca le sue cose. Così successe con gli ebrei e con altre minoranze religiose.

Ma perché certi mancano di rispetto ad una creatura più debole? Principalmente perché si annoiano, perché preferiscono vivere nell’ignoranza (è meno faticoso), e nella loro grossolanità non trovano un amico sincero, per rivalutarsi ai loro occhi e a quelli del prossimo, per questo devono fare cose che secondo loro li rendono "grandi". Gli piace sentirsi forti con i deboli e farsi vedere come sportivi da quelli che giudicano superiori in tutto il resto.
Anticamente, per i violenti della società c’erano luoghi chiamati Circhi dove, sotto il nome di gladiatori, i violenti della società potevano sfogarsi tra loro ad armi pari, da veri sportivi. Chi vinceva giustamente si arricchiva e chi perdeva si toglieva definitivamente dai piedi senza che nessuno rivendicasse per lui "diritti" e "giustizia" e "comprensione". A quei tempi, ci si prendeva la responsabilità delle proprie scelte, non c’erano le ipocrisie di oggi spacciate come "civiltà" o "moralità cristiana".
Se un giorno diventeremo primi ministri, bisognerà ricordarsi di creare riserve di caccia dove i violenti possano in pieno diritto sfogare l’un contro l’altro, più o meno sportivamente, i propri istinti bestiali, istinti che da come ce li spiegano sono "primordiali", impossibili da resistere, forse perché certi sono ancora fermi, evolutivamente parlando, a quei tempi lontani.

Questo mio prossimo che va a caccia sostiene di essere cristiano. Ho osservato che va alla messa domenicale, porta i bambini all’oratorio, partecipa alla processione in onore del santo patrono e a quelle delle varie madonne sul calendario. Forse si confessa e si comunica almeno una volta l’anno, per non peccare. Insomma. mi pare proprio un "cristiano".
Forse per questo egli sente che nessuno gli può dire nulla circa questo suo "diritto" di uccidere il suo prossimo più debole. Si offenderebbe, reagirebbe parolacciando. A chi si deve l’incoscienza di questo cristiano? Non credo ci voglia molto a saperlo.

Fine

Il brano "sul cacciatore" messo su "Metro" provocò reazioni naturalmente.
Ma questo succede sempre quando si va a toccare i malcostumi concreti di categorie di cristiani ben definite; in questo caso, il diritto di alcuni a fare quel che si vuole della proprietà pubblica. Per poter stare in santa pace in questo loro malcostume e sentirsi pure la coscienza a posto, si sono fatti fare delle apposite leggi. E’ sempre stato così. Il cristiano prepotente, utilizza le leggi per prevaricare in santa pace sul più debole di turno, e passare sopra al diritto di quei cittadini che vorrebbero vivere in amicizia col mondo degli animali selvatici.

Purtroppo, finché ci saranno questi cristiani che si divertono ad uccidere il prossimo più debole, l’amicizia tra il mondo animale e l’uomo non sarà mai possibile, ammenoché non si dia una valvola di sfogo alla violenza di questi, riconoscendogli pragmaticamente il diritto ad uccidersi tra loro stessi, nei luoghi preposti.
Stando così le cose, quel poco di buono che riescono a fare gli amanti della natura, viene sempre vanificato da quei pochi cristiani che vanno a caccia. Qualsiasi passero che sopravvive alla caccia, porta il messaggio ai suoi discendenti: "State lontano dall’uomo; E’ un animale impazzito, uccide per divertimento!"

E’ giusto chiamare i cacciatori, "cristiani". A loro piace farsi vedere tali; aiuta a farsi vedere come persone rispettabili dai famigliari nonostante il passatempo. Il parroco naturalmente evita di avvisarci circa questo comportamento violento, per cui, per evitare discussioni, facciamo finta di considerare il cacciatore un cristiano come tutti. Il Parroco è sempre molto comprensivo verso questi violenti che vengono a messa, e così sarà finché chi ci rimette non è lui. Però lui si corrompe semplicemente tacendo. A noi suoi parrocchiani non ci rimane che essere "comprensivi" verso di lui. Poveretto, quanta "comprensione" lui deve esercitare verso i clienti del suo negozio per poter vendere un poco di "religione"!

Il diritto del cacciatore a violentare la natura dove gli pare e piace (almeno qui in Italia), è lo stesso di altri malcostumi che il religioso di Stato trova utile legalizzare con una legge, per poter officiare (o vendere) la "religione" in santa pace senza dover essere chiamato in causa ad ogni occasione dall’ingenuo cristiano che crede che il prete come "cristiano" in posizione di potere debba sentirsi in dovere di parlare contro, quando vede o sente di chiari comportamenti non cristiani.

Uno dei peggiori di questi malcostumi cristiani riconosciuti per legge, è stato il "Diritto alla prima notte", lo Jus Primae Noctis, che riconosceva al nobile proprietario della terra, il diritto di poter sfruttare anche sessualmente la ragazza che si doveva sposare entro il suo territorio. Doveva passare la prima notte di matrimonio col suo nobile proprietario prima di passare al marito. La Chiesa trovò utile legalizzare questo malcostume del potente del luogo, per poter stare lei in santa pace, tanto chi ci rimetteva non era una persona religiosa. Nessuno poteva più opporsi all’uso di questo "diritto", e il prete del posto non si inimicava il nobile del posto con prediche "fuoriposto". Gli era utile dirsi che avrebbe peccato se avesse predicato contro la legge.

Grazie "a dio", il Signore del posto non sempre faceva uso di questo suo diritto; a volte, se la ragazza che si doveva sposare non era troppo bella, le permetteva di sgravarsi del suo dovere, pagando una tassa. Insomma, grazie al silenzio e alla connivenza della Chiesa, il malcostume del cristiano forte, da privilegio qual era, divenne un "diritto" che durò secoli. La Chiesa, per la sua propria tranquillità operativa (il vendere la religione), trovò utile concedere al cristiano prepotente quello che non avrebbe mai concesso al miserabile.

Ai parroci di oggi, come a quelli di ieri, viene molto utile ogni legge che permette il malcostume. Ciò lo invita a "non parlare contro" a scanso di peccato, nel caso si ricordasse di essere un cristiano oltre che prete, e trovandosi in posizione di potere, dovrebbe sentirsi in obbligo di pronunciarsi contro o a favore. Purtroppo, è sempre stato così; quando un malcostume viene codificato in legge, diviene un "diritto" e come tale, diviene un "bene", anche se sembra un male.

Tra le risposte che pervennero al giornale, merita attenzione la seguente:

Cacciare i cacciatori idea presuntuosa
Vorrei esprimere tutto il mio disappunto sulla lettera scritta dall'eremita Mario Dumini. Come può lui dare giudizi sulla cristianità dell'uno o dell'altro, basandosi sul fatto che uno va a caccia e l'altro no! Allora secondo lui dobbiamo "cacciare" i cacciatori dalla società ed emarginarli come lui?! Può forse stabilire chi può entrare nella casa di Dio senza peccato? Come diceva Gesù, "chi è senza peccato scagli la prima pietra" e lui cosa dovrebbe fare?
Bob

Lo scrivente, sembra vivere nella logica del: "Visto che ora siamo tutti ugualmente cristiani, nessuno ci può più dire nulla su come si deve comportare il cristiano". Con questi tipi, come meravigliarci se il cristiano d’oggi si accorge dei tipi come Hitler solo quando ormai è troppo tardi, e spesso solo perché gli tocca le sue proprie cose?
Gli rispondemmo con la seguente:

Dumini risponde a un cacciatore
Ringrazio il signor Bob che, rispondendo alla mia del 19 settembre mi incita a chiarire. Io non sono un emarginato. La vita in grotta è una libera scelta per poter rispettare il prossimo, specie se più debole, mentre mi godo la vita. Se lui facesse la mia vita, se la godrebbe anche lui e come me si sentirebbe in pieno diritto ad esprimersi a fianco del più debole.
Mario Dumini

Bisogna chiarire che i titoletti messi sulle "lettere" dei lettori e sulle "Opinioni", sono opera della redazione dei giornali, e talvolta non corrispondono all’idea che si vuole esprimere. Il titolo messo sulla mia "opinione", era "i cacciatori di oggi sono i miei nemici", e ciò deve aver tratto in inganno il lettore che scrive la seguente:

L'eremita mi deprime ma non è mio nemico
Dicesi "eremita" chi, specialmente per motivi religiosi, si apparta dal mondo vivendo solitario in luoghi remoti. Se tale è il signor Dumini, ben si capisce come non avendo la possibilità di informarsi e leggere i giornali, possa eremiticamente deprimersi per la caccia invece che per tutte le altre cosette che succedono in Italia e nel mondo. Prendiamo i giornali e facciamo un riassuntino: 1) Morti sul lavoro: 7000 in 6 anni; 2) Nel mondo 30 milioni di schiavi; 3) Le polveri sottili uccidono oltre 3.000 persone all'anno; 4) 40 clandestini cinesi in un barcone; 5) Stazioni del metrò vietate ai disabili; 6) 4 pompieri feriti a Soverato; 7) Gli ecomostri resteranno a Bari. Porca miseria, mi sono depresso anch'io. E pensare che sono un cacciatore e non un eremita.
Lettera firmata

Lungi da noi "uomini liberi" considerare i cacciatori come "nemici". Come possiamo considerarli tali se non li consideriamo neanche "uomini"? Un giorno certi animali come i cacciatori diverranno esseri umani, ed allora capiranno. Al momento, preferiamo considerare solo i nostri simili; dagli animali agli alberi, dai bambini a tutti quelli che ricchi o poveri, rispettano il più debole.

Ma che rispondere ad uno che ci crede depressi? Il suo modo di vedere il male ed eventualmente fingere di sentirsi depresso, è quantomeno strano. Meglio dire che gli incidenti e i reati, a noi "uomini liberi" non ci deprimono affatto. Ed è una cosa molto naturale che si muoia, a parte che ognuno si becca le conseguenze delle proprie scelte di vita, per cui, perché deprimersi per cose che non ci riguardano? Ci deprimono molto invece certi ragionamenti come quello del cacciatore: "Visto il porcaio sono nel mio pieno diritto nell’aumentarlo"

Devo pure dire di un biglietto che qualche cacciatore (di San Vittorino credo) mi ha fatto trovare lungo la strada alla grotta; era pieno di insulti. Pazienza. Un giorno, certi cristiani dovranno ripagare i debiti che hanno contratto con la natura e con la vita. La "Confessione" ad un burocrate religioso non gli servirà a nulla. È una legge naturale, direi "divina", che i debiti si debbano tutti pagare prima di poter tornare puliti. In una maniera o in un’altra si dovranno pagare. Il prete se ne guarda bene dal chiarirci certe cose. In fondo, del cacciatore non gliene può importare nulla; dei suoi soldi e della sua vuota amicizia, sì. È sempre stato così; chi ha bisogno di clienti per tirare avanti e sentirsi l’utile", deve per forza di cose nascondere la verità.

Illuminante è il dibattito intercorso tra due lettori, uno a favore dell’eremita e l’altro contro. E’ bastato che l’anticaccia adombrasse la possibilità che qualcuno andasse a casa del cacciatore a far visita alla moglie quando il marito è a caccia, ed ecco che il cacciatore ha Eimmediatamente risposto sdegnato al massimo facendo capire che si è passato i limiti. E’ bastata una piccola allusione, subito l’altro l’ha presa come una cosa seria. Basta poco per preoccupare il violento. Lui mette nella testa di sua moglie il suo pensare. Come lui si concede facilmente a chi gli consente il proprio malcostume, così pensa che sua moglie si possa concedere altrettanto facilmente a chi gli fa un regalo.

Rendiamo più simili cacciatori e cervi
Mi è piaciuto molto l'articolo di Dumini, per le idee e per come le esprime. Inoltre mi complimento col giornale per aver permesso di scrivere ad una persona che non è il solito sociologo o politico, ma che si definisce "eremita". Una proposta scherzosa, ma non del tutto, per scoraggiare la caccia: andiamo a trovare e ad intrattenere le mogli dei cacciatori mentre i mariti sono fuori a caccia.
Così i cacciatori saranno veramente quello che dicono di essere: amanti della natura, poiché si confonderebbero con le loro prede... i cervi.
Lettera firmata

Cacciatori offesi dalla lettera sui cervi
Una lettera davvero offensiva: è assolutamente inconcepibile che si possa scrivere che si asopetta che i cacciatori vadano a caccia per andare ad "intrattenere le loro mogli". Primo si dà delle poco di buono alle loro mogli e secondo si dà del cornuto al cacciatore. Si vorrebbe sapere chi è questo stallone, dove abita, se è sposato. Gli anticaccia sono persone più serie, i cacciatori non si sono mai permessi di parlare in modo offensivo nei loro confronti. I cacciatori lo vogliono conoscere e ricordarlo nei loro pensieri notturni. Lettera firmata

Una visita al Cim per il vostro eremita
Gentile redazione di Metro, vorrei complimentarmi per l'articolo di Mario Dumini "Eremita" a riguardo dei cacciatori. E' un cult di deficienze. Lo invito vivamente a fare una visita al C.I.M., centro igiene mentale. Lettera firmata

Senza titolo
Perché continuate a pubblicare articoli offensivi verso i cacciatori, come ad esempio, "Rendiamo più simili cacciatori e cervi"? Vi sembra giusto che dopo le tante invettive contro di noi continuiate a sostenere gli ambientalisti? Lettera firmata

Penso che basti, possiamo procedere.

Mario Dumini



(Da: vegetus.net)