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Sul cacciatore
della serie "persone da evitare per il religioso" Tra quelli che come "religioso" io devo assolutamente evitare vi è colui che va a caccia. Stare vicino a chi uccide per divertimento e non per necessità, è cosa deprimente per quelli che hanno il mio stesso spirito. Conversare con costui, significa complicità nell’uccisione dei miei simili più deboli. Lo rispetterò naturalmente, ma solo formalmente, come si usa con gli sconosciuti, ma di rapporti amichevoli non se ne parla. Come potrei salutare chi danneggia il prossimo? Solo se costui rompe prima l’arma. Come è possibile che in una terra così benestante e così ripiena di varietà di cibo ci siano ancora tipi che vanno a caccia e fanno questo pure su terreni non propri? Quello di andare a caccia di animali che appartengono a tutti, è uno dei tanti privilegi che piccoli gruppi di prepotenti riescono ad ottenere a spese dei più deboli gravando su una maggioranza che vorrebbe rispettare gli animali, ma che per quieto vivere lascia fare (dopotutto, chi ci rimette non è dei nostri). In questo loro sanguinario modo di divertirsi chiameranno in ballo "democrazia", "tolleranza", "diritto allo svago"; vogliono per loro quello che non concedono ai più deboli. Ma in fondo, è sempre stato così; una maggioranza benestante e pacifica lascerà, finché è possibile, una sua minoranza prepotente libera di fare quello che vuole se non tocca le sue cose. Così successe con gli ebrei e con altre minoranze religiose.
Ma perché certi mancano di rispetto ad una creatura più debole?
Principalmente perché si annoiano, perché preferiscono vivere
nell’ignoranza (è meno faticoso), e nella loro grossolanità non trovano un
amico sincero, per rivalutarsi ai loro occhi e a quelli del prossimo, per
questo devono fare cose che secondo loro li rendono "grandi". Gli piace
sentirsi forti con i deboli e farsi vedere come sportivi da quelli che
giudicano superiori in tutto il resto.
Questo mio prossimo che va a caccia sostiene di essere cristiano. Ho
osservato che va alla messa domenicale, porta i bambini all’oratorio,
partecipa alla processione in onore del santo patrono e a quelle delle
varie madonne sul calendario. Forse si confessa e si comunica almeno una
volta l’anno, per non peccare. Insomma. mi pare proprio un "cristiano". Fine |
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Il brano "sul cacciatore" messo su "Metro" provocò reazioni naturalmente.
Purtroppo, finché ci saranno questi cristiani che si divertono ad uccidere
il prossimo più debole, l’amicizia tra il mondo animale e l’uomo non sarà
mai possibile, ammenoché non si dia una valvola di sfogo alla violenza di
questi, riconoscendogli pragmaticamente il diritto ad uccidersi tra loro
stessi, nei luoghi preposti. E’ giusto chiamare i cacciatori, "cristiani". A loro piace farsi vedere tali; aiuta a farsi vedere come persone rispettabili dai famigliari nonostante il passatempo. Il parroco naturalmente evita di avvisarci circa questo comportamento violento, per cui, per evitare discussioni, facciamo finta di considerare il cacciatore un cristiano come tutti. Il Parroco è sempre molto comprensivo verso questi violenti che vengono a messa, e così sarà finché chi ci rimette non è lui. Però lui si corrompe semplicemente tacendo. A noi suoi parrocchiani non ci rimane che essere "comprensivi" verso di lui. Poveretto, quanta "comprensione" lui deve esercitare verso i clienti del suo negozio per poter vendere un poco di "religione"! Il diritto del cacciatore a violentare la natura dove gli pare e piace (almeno qui in Italia), è lo stesso di altri malcostumi che il religioso di Stato trova utile legalizzare con una legge, per poter officiare (o vendere) la "religione" in santa pace senza dover essere chiamato in causa ad ogni occasione dall’ingenuo cristiano che crede che il prete come "cristiano" in posizione di potere debba sentirsi in dovere di parlare contro, quando vede o sente di chiari comportamenti non cristiani. Uno dei peggiori di questi malcostumi cristiani riconosciuti per legge, è stato il "Diritto alla prima notte", lo Jus Primae Noctis, che riconosceva al nobile proprietario della terra, il diritto di poter sfruttare anche sessualmente la ragazza che si doveva sposare entro il suo territorio. Doveva passare la prima notte di matrimonio col suo nobile proprietario prima di passare al marito. La Chiesa trovò utile legalizzare questo malcostume del potente del luogo, per poter stare lei in santa pace, tanto chi ci rimetteva non era una persona religiosa. Nessuno poteva più opporsi all’uso di questo "diritto", e il prete del posto non si inimicava il nobile del posto con prediche "fuoriposto". Gli era utile dirsi che avrebbe peccato se avesse predicato contro la legge. Grazie "a dio", il Signore del posto non sempre faceva uso di questo suo diritto; a volte, se la ragazza che si doveva sposare non era troppo bella, le permetteva di sgravarsi del suo dovere, pagando una tassa. Insomma, grazie al silenzio e alla connivenza della Chiesa, il malcostume del cristiano forte, da privilegio qual era, divenne un "diritto" che durò secoli. La Chiesa, per la sua propria tranquillità operativa (il vendere la religione), trovò utile concedere al cristiano prepotente quello che non avrebbe mai concesso al miserabile. Ai parroci di oggi, come a quelli di ieri, viene molto utile ogni legge che permette il malcostume. Ciò lo invita a "non parlare contro" a scanso di peccato, nel caso si ricordasse di essere un cristiano oltre che prete, e trovandosi in posizione di potere, dovrebbe sentirsi in obbligo di pronunciarsi contro o a favore. Purtroppo, è sempre stato così; quando un malcostume viene codificato in legge, diviene un "diritto" e come tale, diviene un "bene", anche se sembra un male. Tra le risposte che pervennero al giornale, merita attenzione la seguente:
Cacciare i cacciatori idea presuntuosa
Lo scrivente, sembra vivere nella logica del: "Visto che ora siamo tutti
ugualmente cristiani, nessuno ci può più dire nulla su come si deve
comportare il cristiano". Con questi tipi, come meravigliarci se il
cristiano d’oggi si accorge dei tipi come Hitler solo quando ormai è
troppo tardi, e spesso solo perché gli tocca le sue proprie cose?
Dumini risponde a un cacciatore Bisogna chiarire che i titoletti messi sulle "lettere" dei lettori e sulle "Opinioni", sono opera della redazione dei giornali, e talvolta non corrispondono all’idea che si vuole esprimere. Il titolo messo sulla mia "opinione", era "i cacciatori di oggi sono i miei nemici", e ciò deve aver tratto in inganno il lettore che scrive la seguente:
L'eremita mi deprime ma non è mio nemico Lungi da noi "uomini liberi" considerare i cacciatori come "nemici". Come possiamo considerarli tali se non li consideriamo neanche "uomini"? Un giorno certi animali come i cacciatori diverranno esseri umani, ed allora capiranno. Al momento, preferiamo considerare solo i nostri simili; dagli animali agli alberi, dai bambini a tutti quelli che ricchi o poveri, rispettano il più debole. Ma che rispondere ad uno che ci crede depressi? Il suo modo di vedere il male ed eventualmente fingere di sentirsi depresso, è quantomeno strano. Meglio dire che gli incidenti e i reati, a noi "uomini liberi" non ci deprimono affatto. Ed è una cosa molto naturale che si muoia, a parte che ognuno si becca le conseguenze delle proprie scelte di vita, per cui, perché deprimersi per cose che non ci riguardano? Ci deprimono molto invece certi ragionamenti come quello del cacciatore: "Visto il porcaio sono nel mio pieno diritto nell’aumentarlo" Devo pure dire di un biglietto che qualche cacciatore (di San Vittorino credo) mi ha fatto trovare lungo la strada alla grotta; era pieno di insulti. Pazienza. Un giorno, certi cristiani dovranno ripagare i debiti che hanno contratto con la natura e con la vita. La "Confessione" ad un burocrate religioso non gli servirà a nulla. È una legge naturale, direi "divina", che i debiti si debbano tutti pagare prima di poter tornare puliti. In una maniera o in un’altra si dovranno pagare. Il prete se ne guarda bene dal chiarirci certe cose. In fondo, del cacciatore non gliene può importare nulla; dei suoi soldi e della sua vuota amicizia, sì. È sempre stato così; chi ha bisogno di clienti per tirare avanti e sentirsi l’utile", deve per forza di cose nascondere la verità. Illuminante è il dibattito intercorso tra due lettori, uno a favore dell’eremita e l’altro contro. E’ bastato che l’anticaccia adombrasse la possibilità che qualcuno andasse a casa del cacciatore a far visita alla moglie quando il marito è a caccia, ed ecco che il cacciatore ha Eimmediatamente risposto sdegnato al massimo facendo capire che si è passato i limiti. E’ bastata una piccola allusione, subito l’altro l’ha presa come una cosa seria. Basta poco per preoccupare il violento. Lui mette nella testa di sua moglie il suo pensare. Come lui si concede facilmente a chi gli consente il proprio malcostume, così pensa che sua moglie si possa concedere altrettanto facilmente a chi gli fa un regalo.
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Una visita al Cim per il vostro eremita
Senza titolo Penso che basti, possiamo procedere. Mario Dumini (Da: vegetus.net) |