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La grotta dell'eremita

Mario Dumini con Titti all'età di 15 giorni circa.


Chi ha letto la lettera L'animalista, il dio e l'eremita si sarà chiesto cosa c'entrasse quel terzo sostantivo, chi fosse l'eremita e che relazione avesse col contesto della lettera, nella quale nulla sfiorava l'idea dell'eremitaggio se non una accentuata attenzione alla religiosità.

Bene, l'eremita era proprio il suo autore, quel Mario Dumini da tempo noto ai lettori del quotidiano romano Metro e protagonista di numerose interviste apparse a più riprese su vari giornali.

Ne sentii parlare qualche anno fa in termini vaghi, come di un insegnante di inglese che un giorno decide di lasciare la sua vita cittadina e di andare a vivere in una grotta nei pressi di un paesino nella provincia romana. Non seppi nient'altro di lui fino al giorno in cui partecipai a un incontro presso un circolo vegetariano a Calcata. Notai un anziano signore dalla barba bianca, dall'andatura agile e dai modi molto pacati, un perfetto "insospettabile" insomma se non fosse stato per un frammento di conversazione captato per caso, in cui egli descriveva la confortevole temperatura di non so che grotta, e lo faceva con la massima naturalezza, come se in quella grotta vi abitasse.

Concluso l'incontro al circolo il pacato signore mi chiese un passaggio e fu così che lo conobbi. E scoprii che in quella grotta vi abitava davvero.

In quella occasione conobbi anche i suoi testi, scritti in gran parte per Metro e poi raccolti in volume, in cui egli pone in termini solidamente personali il problema della religiosità nell'occidente contemporaneo. Uno di essi mi colpì, per la pirotecnica frase: «Ti ringrazio o mio dio, chiunque tu sia, per aver creato gli atei».

E non potevo dunque, io ateo, non rendere adesso omaggio a questo religioso che rende omaggio agli atei, ospitando a partire da oggi su Gondrano una raccolta di suoi scritti - pur esulando ciò, lo ammetto, dalla visione razionalmente a-religiosa che caratterizza il sito - perché Mario Dumini è una voce diversa, pacificamente battagliera, in un mondo in cui troppo monodico - e troppo guerrescamete arrendevole - è il coro.

Filippo Schillaci


Sull'Ateo

Ultimamente ho avuto l’occasione di essere presente a qualche riunione dell’U.A.A.R., un’associazione di atei e agnostici di ogni tipo, gente impegnata a resistere agli assalti che i religiosi di Stato fanno alla libertà di coscienza.

Al contrario delle religioni che tendono a dividere anche se parlano di unione, questi atei uniscono. Uno dei soci narrò di come aveva da sempre lavorato all’I.N.P.S. insieme ad altri 5.000 lazzaroni che nulla facevano se non prendere lo stipendio, essendo per legge "inlicenziabili"; si diveniva "licenziabili" solo se si criticava il Sindacato. Scoppiarono tutti a ridere, non importa le differenti idee politiche dei convenuti. Sì, l'ateismo unisce; è al di sopra delle ideologie.

Che iddio benedica questi atei; sono sicuramente più onesti di quelli che si credono "cristiani". Almeno, non credendo in cose di cui non hanno esperienza personale, non si prestano ad opprimere il prossimo per credenze campate in aria. Si godono la vita senza disturbare e quando si impegnano per il prossimo più debole, non lo fanno per senso di colpa, né per commerciare con l’aldilà. Mi ricordo di un socio che disse che non gradiva il fumo, e i presenti che fumavano, smisero. Proprio il contrario di come si comportano certi che si credono cristiani, che facendo del loro vizio un diritto, pretendono di fumare nei luoghi dove si può danneggiare il prossimo. Sì, come religioso, mi trovo molto bene con gli atei. Non capisco perché i cristiani pensino male degli atei. Penso si debba agli insegnanti "religiosi". Da lungo tempo ci hanno sempre detto che si fa peccato e ci si danna se si va con gli atei, con i massoni, con i comunisti, con chi usa mezzi contraccettivi, con chi vuole suicidarsi, con chi fa sesso fuori dal matrimonio cristiano, ecc., che ormai ci viene spontaneo giudicare male questi "peccatori", e non ha alcuna importanza se li vediamo molto rispettosi del prossimo. Allo stesso tempo, questi nostri insegnanti ci dicono (ora), di non giudicare, ma questo solo per non finire loro stessi sotto giudizio, dopotutto loro sì che ci hanno sempre danneggiato, e non solo a parole!

Questo "intelligente" sistema che il "religioso di Stato" usa per incitarci a pensare male del prossimo che non la pensa come lui (senza dircelo direttamente) è illuminante sul tipo. Gli evita di esser visto come un aizzatore all’odio in nome della sua morale. Il suo stile per "amare" il prossimo e salvarlo, si è raffinato col passare dei secoli.

Come non apprezzare la compagnia degli atei? Sono sicuramente più sinceri. Ad esempio, l’ateo che si vende allo Stato e si presta a perseguire lo sconosciuto in nome di una morale "religiosa", non lo farebbe accampando scuse per sentirsi "a posto" cristianamente parlando, come è tipico del cristiano che si vende allo Stato. Ai cristiani basta poco per sentirsi autorizzati al male legale; gli basta addossare al dio la morale delle autorità religiose. Così il potere ha un continuo flusso di servi che per una paga, si prestano felici al male. Gli è stato fatto credere che nell’obbedienza c’è la salvezza, e visto che mai obiettano, il potere li usa sempre nella stessa maniera e le cose non cambiano mai. Insomma, il male basta farlo da "cristiani". E pensare che noi paghiamo chi insegna ai cristiani queste sciocchezze!

Ti ringrazio o mio dio, chiunque tu sia, per aver creato gli atei, i gay, i goditori della vita ecc. Non solo fanno sempre meno danni di quelli che si proclamano tuoi credenti, ma cercano di aprire gli occhi al prossimo affinché non si faccia usare contro il fratello in nome della religione. La mia grotta sarà sempre a disposizione di questi atei. Ti prego mio dio, accresci il numero degli atei. Qui in Italia ce n’è un estremo bisogno!

Mario Dumini



(Da: vegetus.net)