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Diario afghano

………bianco…………un bocciolo di rosa bianca!!!!!!!!

Dovevo scrivere da diversi giorni questo articolo, parlando di un argomento ben diverso da quello che vi racconterò, ma non trovavo il tempo o forse la voglia non lo so...
Poi questa mattina ho aperto la posta elettronica e ho trovato un e-mail che proveniva dalla mia collega Canadese che è ritornata per la seconda volta in Afghanistan.
Poche parole, un ruolo, il suo, ingrato e pesante; mi comunicava che l'ostetrica nazionale che il 4 maggio scorso era stata vittima di un drammatico incidente che le aveva procurato ustioni su tutto il corpo all'80%, era morta .
Ho sentito un dolore allo stomaco come se lo scopo fosse di risvegliarmi, dal fatto che io c'ero, e lei non c'era più.
E' durato poco, ma è bastato per tornare a quei giorni immediatamente successivi al suo incidente, giorni drammatici di disperazioni e voglia di sperare che poteva esistere un futuro oltre il dramma... un futuro che ora è stato cancellato.
Non c'è ora in me la rabbia che aveva contraddistinto quei momenti: sul perché di tanto dolore che si era riversato su persone già così tanto provate dalle avversità e dalla vita; non c'è disperazione, c'è solo il vuoto.
Un vuoto incolmabile che prima era riempito da una persona presente, ed ora semplicemente non esiste più.
Un vuoto che io vedo bianco, perché la sua giovane vita era rivolta verso un futuro pieno di speranza per se stessa e per il suo popolo, perché nulla aveva mai contaminato la sua anima.
Il suo sorriso, la sua voce , la sua voglia di vivere che aveva varcato la soglia dell'infanzia da poco, guardava lontano... e poi un attimo, forse una piccola distrazione e tutto intorno a lei cambia assumendo i colori del nero…
Colori drammatici, pesanti dove il tempo era cadenzato da secondi dolorosi , ma dove c'era spazio per andare avanti.
Mai avrei pensato che gli ultimi momenti trascorsi insieme, in cui ci siamo promesse di rivederci il prossimo anno, fossero gli ultimi.
In fondo pensandoci ora, mi sento di essere stata fortunata a trascorrere quei momenti con la certezza di un futuro migliore da costruire, sarebbe stato drammatico un saluto con la consapevolezza di non potersi rivedere mai più.
Lo so che questo è molto poco, ma tra le lacrime di quel giorno c'era l'incontro di due mondi, che attraverso le avversità della vita, ognuno con i propri strumenti e le proprie convinzioni, cercavano di andare avanti, di trovare la forza per sognare e credere che per una volta, almeno una volta, la realtà si concludesse come una favola, con un lieto fine, che in quel momento lì era più importante della realtà. Le condizioni erano precarie e difficili, ma la sua giovane età e il tempo che era già trascorso, facevano sperare in una risoluzione positiva.
Questa piccola storia, è la storia di tanti, tantissime persone vittime di drammi senza voce, che ogni giorno accadono, nella distrazione e nell'anonimato del mondo.
Una storia fatta di dolore e grandi sofferenze, durata tantissimo in condizioni difficili.
Inutili chiedersi il perché, per me solo una perdita di tempo, piuttosto mi viene da pensare e ripensare ai momenti felici trascorsi insieme, dove tra lavoro e momenti di pausa c'erano spazi anche per imparare reciprocamente le nostre lingue.
Sempre lei mi salutava a fine turno, dicendomi ARRIVERDERCI, e lo stesso ho fatto io quando sono ripartita per l'Italia.
Il suo sorriso, la sua solarità sono qualcosa che nessuno potrà mai portarmi via, forse dimenticherò il suo bel viso, ma non le emozioni e i momenti che insieme siamo riuscite a costruirci, quello è qualcosa che ti rimane dentro e ti permette di sentirti diversa, perché quell'incontro ha trasformato la mia anima.
Non so se la parola anima sia la più indicata, ma sicuramente descrive quella sfera piena di energia che ognuno di noi ha dentro di sé, in continua evoluzione, che ci permette di modificarci plasticamente e insieme essere se stessi oggi, come ieri, e come domani.
Quando pronuncio il suo nome (Nahida) mi viene in mente il colore bianco e un bocciolo di rosa bianca, bella, fragile, profumata e meravigliosamente perfetta.
Il profumo dei fiori che ha la capacità di essere trasportato lontano dal vento.
Questa sera vorrei essere là, nella sua terra così difficile e così viva, per depositare una piccola rosa bianca, nella sua nuova dimora, attraverso lo scenario così irreale dei sui monti che coronano il piccolo ospedale che ha cercato in tutti i modi, come una madre, di proteggerla fino alla fine, ma non lo posso fare,e chiudendo gli occhi bagnati come quel giorno, le rivolgo i miei pensieri, colmi di gratitudine e la promessa di ritrovarla un giorno non lontano, quando ci rincontreremo anche se in modo diverso, al mio arrivo nella sua amata Afghanistan.
Un abbraccio a tutto il mondo, soprattutto a tutti coloro che in questo momento stanno lottando per battaglie difficili e impossibili.

Sophia - Inviata di pace
Emergency

29 ottobre 2005