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Diario afghano

6 giugno 2005

Il tempo trascorre velocemente e il ritmo delle mie giornate è anche cadenzato dalla posta e dalle notizie che mi arrivano dall'Italia.

La ragazza ustionata fortunatamente sta ora abbastanza bene. Il suo calvario è solo all'inizio, ma clinicamente sta meglio.

Mi chiedi cosa sento e vedo in questo luogo.

Una cosa che qui ti colpisce è la mancanza del suono delle campane, ti sembrerà strano ma io a casa mia le sentivo e la loro presenza faceva parte di tutto il contesto.
In alternativa, a orari precisi, si sente il richiamo alla preghiera che viene dal Mullah (non so se si scrive così) ed è ascoltato da tutto il villaggio.

Al mattino vieni svegliata dal ragliare degli asini e dal cinguettio degli uccelli; se tenessi gli occhi chiusi e non razionalizzassi dove sono, penserei di essere in un posto fantastico, poi da lontano senti arrivare le voci dei bambini che si alzano molto presto e si godono dei momenti di gioco prima di andare a scuola (i più fortunati, mentre gli altri li incroci ad andare al fiume a prendere l'acqua con contenitori più grandi di loro, o a tirare carriole piene di terra per aiutare i genitori nella costruzione di qualche parte della casa).

Poi scendi dal letto, apri le tende scure che ti permettono di avere la stanza al buio al mattino e vedi queste montagne alte, orgogliose come il loro popolo, innevate nelle catene piu lontane verso l'Hymalaia.

Stranamente non senti profumi particolari; solo nel nostro giardino e in quello dell'ospedale senti il profumo delle rose che ora sono alla loro massima fioritura.

Le donne portano addosso l'odore del proprio mondo, spesso l'odore che hanno le capre , perché sono loro che accudiscono i greggi e si occupano della mungitura.

Spesso è un odore pungente ma tutto sommato sa della vita che vivono e che non era molto diversa dalla nostra del secolo scorso.

In questa settimana sono scesi per la transumanza dei greggi il popolo kucy: è la parte nomade degli afgani.

Le loro donne sono le uniche in tutto l'Afghanistan che non hanno mai portato il burca, si vestono con vestiti particolari molto colorati, usano molto il rosso.

Si spostano anche con cammelli - sì, proprio cammelli - che attraversano le montagne, e in groppa agli asini di solito ci sono fagotti che contengono i bimbi piu piccoli.

Vederli è qualcosa di straordinario, è un altro mondo nel mondo afghano: sono persone miti e gentili.

Qualche giorno fa è arrivata una donna per farsi visitare e mi ha regalato una margherita di stoffa che aveva fatto lei e che ti mostrerò. L'ho messa sul tesserino di riconoscimento e chiunque riconosceva quel piccolo dono come un regalo fatto da una kucy.

Queste piccole cose sono molto importanti, ti riempiono la giornata. Ho ricevuto diversi piccoli doni che testimoniamo moltissimo, in un paese così difficile.

E' facile o almeno più semplice vivere tra lo staff internazionale; essere accettati da un mondo così lontano è invece assolutamente inaspettato e appagante.

Sophia - Inviata di pace
Org. Umanitaria

6 giugno 2005
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