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Diario afghano

Immagine tratta da: afghan-web.com

6 maggio 2005

Purtroppo il 4 maggio è successo un incidente molto grave a una nostra ostetrica afghana e ciò ci ha gettati prima nello sconforto e poi nella disperazione per quello che non possiamo fare per lei, almeno per quel che mi riguarda.

Il 4 maggio, dopo essere stata in un FAP ( luoghi di primo soccorso che sono stati creati nei villaggi dove quotidianamente ci rechiamo), ero nel nostro ufficio all'interno dell'ospedale in un momento di pausa a controllare la posta su internet, quando sono stata chiamata d'urgenza perché era arrivata la nostra ostetrica da Kaboul per un incidente domestico causato dallo scoppio di una bombola a gas che viene normalmente utilizzata per cucinare.

Incidenti come questo qui sono molto frequenti e causano molte vittime soprattutto tra donne e bambini. Mi hanno anche spiegato che un tasso cosi alto di incidenti sembra sia causato dalla miscela stessa di cui è composto il contenuto delle bombole: gas e un altro combustibile altamente infiammabile, che le rendono estremamente pericolose.

Sono messe in commercio ovunque a un prezzo basso, il che fa sì che siano molto diffuse fra la popolazione, anche perché non c'è altro e nessuna legge per la sicurezza.

Tornando alla storia, questa ragazza di 20 anni, che se tu la vedessi, sembra poco più che una bambina, ha ustioni di 1°, 2°, 3° grado sull'80% del corpo.

Sarebbe molto difficile che riuscisse a sopravvivere anche da noi, figurati qui.

Ha lasciato tutti sgomenti, e la prima cosa che mi è venuta in mente è PERCHE'? Non hanno nulla, lei è giovane, ha un posto di lavoro, ha cercato di crearsi un futuro in un luogo dove è difficile persino pensare di cambiare qualcosa, soprattutto per una donna e allora PERCHE'? Troncare una vita cosi? Lo sappiamo tutti che non c'è una risposta, ma senti solo rabbia e impotenza.

Sembra tutto cosi assurdo, più le persone sono disperate e non hanno nulla, piu sembra che la sorte si accanisca su di loro.

Intorno a lei ora cè la sua famiglia che cerca di starle accanto e alterna momenti di preghiera a momenti di disperazione. Non hanno nulla, come il resto di questo paese, solo la speranza, anche se non so per che cosa.

Anche tutti noi dello staff internazionale cerchiamo costantemente di starle vicino, non possiamo fare altro, neppure alleviare il dolore con forti analgesici a base di morfina come in Europa, perché (e qui l'assurdità e la beffa si aggiungono a tutto il resto di questa vicenda) non si possono importare morfino-simili nel maggior paese produttore di oppio al mondo quale è l'Afghanistan!

Non ho altre parole, concludo solo dicendoti che mi ha ringraziato di essere lì con lei, con un GRAZIE in italiano, perché da quando sono arrivata, alcune volte alla sera si faceva scrivere la traduzione di parole dall'inglese all'italiano.

Sophia - Inviata di pace
Org. Umanitaria

6 maggio 2005
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