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Diario afghano Primavera
28 marzo 2005
2 aprile 2005 Se devo essere sincera quando ha capito il giro che volevo fare, nella sua mente avrà pensato che potevo anche starmene a prendere il sole senza seccare nessuno, ma io mi sono riproposta che almeno una volta la settimana devo farmi un giro a piedi di almeno un oretta! Beh, comunque, tieni conto che era un ragazzo che potrebbe avere a dir tanto 25 anni, non conosceva una parola di inglese, ma comunque mi ha accontentato, e a modo suo ha cercato anche di comunicare con me. Durante la passeggiata abbiamo incontrato diversi gruppetti di bambini, sono estremamente diffidenti e difficilmente si avvicinano, si tengono a debita distanza. Uno di questi gruppetti, di soli maschi che giocava lungo il fiume, si è avvicinato e io ho tolto dalla borsa una manciata di caramelle (a Kabul ne ho comprate un kg.), anche se nel porgergliele mi è sembrato un gesto post guerra tanto simile alle immagini americane del nostro dopoguerra, ma è una delle poche cose che posso dare loro). Le hanno prese ma poi me le hanno tirate dietro. Hanno lasciato che mi allontanassi e poi le hanno raccolte. Dopo pochi minuti, mi sono accorta che ci seguiva una bimba penso di 6-7 anni che portava con sé un sacchetto di plastica dove era contenuta della verdura, probabilmente l'avevano mandata al villaggio a comprarla. L'ho salutata e mi ha sorriso, indossava un vestito color amaranto, portava una lunga treccia e aveva un viso dolce. A un certo punto mi sono fermata, e ci ho riprovato, mi sono chinata e ho preso una manciata di caramelle dalla borsa, lei mi ha guardato e poi ha aperto le mani per accoglierle e mi ha detto "taschiacor" che in afghano vuol dire grazie. Ho ripreso a camminare e lei era sempre dietro me, quindi mi sono fermata, e le ho teso la mano con un dito, proprio come nel film e.t. Lei ha preso il mio dito nella sua mano e per pochi secondi abbiamo camminato insieme: due mondi così diversi e sconosciuti per pochi attimi sono stati in completo equilibrio. Poi è stata raggiunta da altri bambini, si è staccata da me, si è coperta il viso con una mano ed è corsa via in direzzione del suo villaggio. Poco dopo da lontano mi ha salutato con la mano. In un paese come questo ti posso garantire che è stato un grande gesto, un momento unico, come quando vedi nel cielo il passaggio di una cometa, di cui per puro caso sei riuscita a cogliere l'attimo. Era il tramonto, il sole stava scendendo verso le montagne, e verso casa mi sono ritrovata a ringraziare non so chi, non so cosa di questa passaggiata cosi preziosa. Sophia - Inviata di pace 28 marzo, 2 aprile 2005 |