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Diario afghano
9 marzo 2005

Immagine tratta da: afghan-web.com

La desolazione del posto inizia quando vedi dall'aereo durante l'atterraggio ciò che ti sta sotto: la città, almeno in questo momento che qui è fine inverno, appare arida, composta soprattutto da terreno argilloso, di colore prevalentemente grigiastro senza vegetazione. Se invece guardi lo sfondo fortunatamente ti si apre il cuore perché tutto intorno svettano alte catene montuose meravigliosamente innevate dalla natura.

La città e le strade dall'alto ti si mostrano come bombordate, con le case in buona parte destrutturate, vorrei dire quasi sventrate!! Quando atterri, le cose non cambiano, la pista di atterraggio è una striscia di terra assolutamente non asfaltata, ma semplicemente livellata alla meno peggio. L'aereoporto è piccolissimo e costituito da un solo rullo dove caricano i bagagli e un gabbiotto dove ti rilasciano il visto di entrata e ti controllano i passaporti. Fai conto che oggi, in nessun paese Europeo e tanto meno negli Stati Uniti, ti rilasciano un visto che non sia per motivi umanitari o governativi (noi abbiamo viaggiato da Dubai a Kabul con un volo ONU).

Kabul è veramente impressionante, sembra un girone dell'inferno di dante! La città ha una densità di popolazione che se non fosse per i vestiti e il colore della pelle ti sembrerebbe di essere approdata in Cina. l'unica differenza è che invece delle bici c'è una miriade di auto. Quando entri col fuoristrada nelle vie, ti ritrovi in un assoluto caos di auto che non rispettano il codice della strada e a questo devi aggiungere, a lato, la presenza di persone a piedi che camminano insieme a animali in prevalenza cavalli, asini e pecore.

La cosa che in assoluto ti colpisce per prima è l'odore penetrante di gasolio unito allo smog che ti sembra ti impregni la pelle e non ti lascia respirare.

Tutte le persone del posto portano armi, persino i bambini da Circa 9-10 anni in su. Io non me ne intendo molto, ma per quello che ne so, sono fucili di fattura non recente, probabilmente molti risalenti alla guerra con l'Unione Sovietica. Fai conto che ho osservato tutto questo in un arco di tempo di 30 minuti in auto! Inoltre qui la guerriglia vera e propria tra i Talebani e l'Alleanza del nord si è conclusa solo dal 2001. Tanto per farti un esempio l'Ospedale della nostra organizzazione e il luogo dove alloggiano le persone dello staff internazionale, sono divisi da una strada, eppure lo staff è tenuto a fare questo passaggio solo con una guardia che lo accompagna, sia per la sicurezza personale, sia per il traffico.

Qui non esistono segnaletiche stradali, semafori, ho visto solo alcune rotonde. Verso la periferia della città iniziano a vedersi dei cantieri che costruiscono palazzoni come quelli che sono stati costruiti alla fine degli anni 70 in Italia. Le auto sono di vecchia costruzione e noi nell'arco penso di 7-8 km avremo incontrato due o tre mezzi a lato strada che si erano fermati per guasti o per aspettare pezzi di ricambio.

Le auto di organizzazioni straniere (ONU, UNICEF, EMERGENCY), riportano il proprio nome di appartenenza sui fianchi solitamente dell'auto stessa, e sono ben identificabili (aggiungo io, anche dai cecchini!!!). I miei colleghi di Kabul, mi riferiscono che affluiscono quotidianamente pazienti feriti da armi da fuoco.

Io fortunatamente sono fuori da tutto questo, perche il mio ospedale è a nord di Kabul, a Anabab nella valle del Panjshir, e nel villaggio in cui mi trovo non ho mai visto camminare persone armate. Questo territorio fa parte del potere sorretto dall'Alleanza del Nord, dove né i Talebani né gli Americani sono mai riusciti a penetrare; salendo da Kabul c'è ancora un check point dell'Alleanza del Nord, dove non passa nessuno che loro non vogliano!!! Mi hanno raccontato che durante la resistenza contro i Talebani, per impedire che avanzassero fino a Nord, hanno minato una intera vallata dove passava l'unica strada accessibile, e l'hanno fatta saltare durante l'inverno per fermare l'avanzata, con successo. E da lì i talebani non sono piu risaliti, ma hanno capitolato verso Kandaar e al sud.

Qui gli equilibri sono probabilmente molto sottili e bisogna solo sperare di ritrovarsi in una situazione stabile. In ospedale si lavora molto, e certo le cose non sono proprio come in Italia. C'è un'alta mortalita fra i neonati; tanto per darti dei numeri dal 1 gennaio 2005 a 3 marzo 2005 sono nati 127 bambibi di cui ben 17 morti alla nascita o già morti prima di arrivare in ospedale, senza contare quelli che muoiono nelle prime settimane di vita per infezione o malnutrizione. Questa è la realtà del posto, diciamo che la selezione naturale ci va giù duro!!!! Qui nessuno fa una piega quando muore qualcuno, né si lamentano né piangono. La vita e la morte hanno un peso assolutamente diverso.

In tutto l'Afghanistan le donne portano il burca azzurro o bianco, solo qui in ospedale sono obbligate a entrare senza, sia che facciano parte del personale, o che siano pazienti. Noi dello staff internazionale ci vestiamo all'occidentale, solo quando usciamo dai villaggi cerchiamo di indossare cose poco vistose, io personalmente mi sono comprata dei vestiti locali, che le donne del posto indossano sotto il burca e che sono abbastanza graziosi (assomogliano a dei copri costumi, solo un po' più pesanti).

Sophia - Inviata di pace
Org. Umanitaria

9 marzo 2005
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