La Casa di Gondrano
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Gondrano: la prima realizzazione

Il terreno e la sua "zonizzazione"

L'ho comprato nell'estate del 1999, nel Lazio, da qualche parte nella invasa, deturpata, infestata provincia di Roma: non per mia scelta ma perché ancora legato a una attività lavorativa "istituzionale". Una casa circondata da una piccola striscia di terra, appena 1300 mq, dove ho iniziato il mio primo "vero" tentativo di autosufficienza, sia pure ancora molto parziale, dopo una prima presa di contatto con la terra, avvenuta durante l'anno precedente, in un orto di soli 100 mq che ormai, ovviamente, non mi bastava più.

Il luogo presenta un insieme di aspetti positivi e negativi. Quelli negativi consistono nella sua eccessiva antropizzazione (tutto attorno abbondano le seconde case e le coltivazioni intensive, soprattutto vigneti) nonché nel fatto che il terreno del mio appezzamento è in gran parte non naturale, cioé di riporto. Si tratta inoltre di un terreno molto duro, di difficile lavorabilità che mi ha dato agli inizi non pochi problemi. Esso è risultato all'analisi chimica molto povero di azoto, e ciò ha portato al fallimento molte coltivazioni da me tentate durante il primo anno.

Gli aspetti positivi sono costituiti dal piccolo ma ben assortito patrimonio arboreo che lo ricopre. E' questo un merito non mio ma di chi mi ha preceduto nella cura di questo luogo, il quale vi ha sapientemente piantato una decina di alberi da frutto le cui epoche di fruttificazione si succedono scalarmente in maniera perfettamente sincronizzata in modo che vi sia una produzione continuativa di frutta da fine maggio all'inizio dell'autunno. Di mio poi ho aggiunto un'aiuola di fragole, che anticipa l'inizio della produzione di frutta ai primi giorni di maggio.

Inoltre la conformazione del terreno (una striscia in pendenza che degrada dalla strada vicinale fino a un sottostante ruscello stagionale contornato da una piccola fascia di bosco ripariale) fa sì che in esso sia presente una certa varietà di ambienti, dal totalmente selvatico al totalmente coltivato. In appena 1300 mq dunque sono presenti, su piccola scala, molti degli elementi naturali che troveranno posto nelle mie intenzioni in quella che dovrà essere la realizzazione definitiva.

Camminando dal letto del ruscello alla strada vicinale, ecco quali sono le cinque zone che si attraversano:

Zona I: il boschetto ripariale;

Zona II: zona di transizione, a microclima prevalentemente umido;

Zona III: l'orto;

Zona IV: zona a coltura mista, arborea ed erbacea;

Zona V: casa e giardino di impostazione ornamentale.

(Le righe precedenti diverranno progressivamente dei link a pagine che descriveranno in dettaglio ciascuna zona)

Ovviamente parlare di autosufficienza in appena 1300 mq è cosa irrealistica ma se ci limitiamo a considerare delle forme di autosufficienza parziale e soprattutto se vediamo questo luogo come una sorta di tappa intermedia di un cammino verso forme più evolute di vita, allora anche una struttura di così ridotte dimensioni ha il suo valore. Vediamo dunque ora riassuntivamente cosa è stato realizzato in questo luogo e cosa può esservi realizzato.
Intanto, l'insieme dell'orto e degli alberi da frutto consente una autosufficienza pressoche' totale per tutto cio' che riguarda gli ortaggi e la frutta estiva. In particolare gli alberi, uniti alle fragolaie, consentono di avere frutta fresca dai primi di maggio fino a ottobre e oltre. Non dimentichiamo infatti che i kaki sono conservabili a lungo e, in caso di produzione abbondante, quale è stata quella dell'estate 2000, un singolo albero ci ha consentito di avere kaki fino a gennaio.

Ecco un riassunto delle epoche di fruttificazione:
Fragole: da maggio ad agosto
Ciliegio: seconda meta' di maggio-prima meta' di giugno
Albicocco: giugno
Pruno rosso: fine giugno-inizio luglio
Pruno giallo: luglio
Mirabolani: ultima decade di luglio, prima meta' di agosto
Pero: seconda metà di agosto
Fico: seconda metà di agosto-prima metà settembre
Melo: settembre
Melograno: settembre
Cotogno: ottobre
Kaki: dalla seconda metà di settembre a tutto ottobre
A essi si aggiungono piccole quantità di ribes e more.
Le buone annate consentono inoltre di avere delle eccedenze da trasformare in marmellate e cotognate per l'inverno.

Cosa questo luogo non consente:
L'autosufficienza per la produzione di legna da ardere, olio, frumento e altre graminacee.
In realta' ciascuna di queste risorse viene prodotta, rispettivamente dal boschetto della zona I, dal piccolo olivo della zona II e dal piccolo appezzamento che sara' coltivato a graminacee della zona IV, ma in quantita' minime, quasi simboliche. Significative tuttavia di una autosufficienza raggiungibile avendo a disposizione un luogo di dimensioni maggiori.
E poi ci sono tutte le problematiche relative alla produzione di altre risorse di tipo non alimentare (ad esempio le piante da fibra, l'energia), che costituiscono un aspetto ulteriore, ancora in gran parte da affrontare.

Filippo Schillaci
5 novembre 2003