|
|
|
|
|
|
|
|
|
Sono tornati tutti a casa
Poppea Anche Poppea ha chiuso infine la porta alle sue spalle ed è tornata a casa. Ha cominciato a farlo nove mesi fa, a Messina, alle soglie dell'autunno. Ha finito il 9 giugno, dalla parte opposta dell'Italia, alle soglie dell'estate. Ha attraversato la morte di tutti gli altri e infine li ha seguiti. Avevo scritto qualcosa nei mesi scorsi. E forse è questo il momento di rileggerlo, forse è questo il modo migliore di ripensarla.
22 gennaio 2006 E' andata via il 9 giugno Poppea, Poppy come la chiamava ormai Maria Grazia, ma non in quiete e silenzio. E' andata via con fatica, assordata negli ultimi minuti dal dolore. E' andata via mentre ormai la primavera si prepara a diventare estate, sotto il pergolato delle rose (ma chissà se era ormai in grado di accorgersene?) nel giardino di una casa che avrebbe potuto finalmente darle un po' di quiete e non ha fatto in tempo a dargliela. E' andata via per ultima come ultima era sempre stata in vita: l'ultima ad arrivare, l'ultima a farsi avanti; l'ultima, anche, a essere ricordata.
Il giorno prima l'avevo portata un po' in giardino, e avevo promesso (a me, a lei) che lo avrei fatto ancora. Il pomeriggio in cui è andata via a un certo punto ho pensato che forse, nuovamente non c'era più tempo. Avevo ragione. L'ho riportata allora sotto il pergolato delle rose, dove tante volte l'avevo lasciata insieme a Maria Grazia al momento di partire, e per alcuni minuti sembrò che ritrovasse un po' di riposo. Solo per alcuni minuti.
Poppea era l'unica fra tutti ad avere gli occhi azzurri, di un azzurro saturo e profondo. Quegli occhi magnifici li teneva quasi sempre chiusi negli ultimi mesi, cosa che avevo imparato a considerare buon segno: segno, se non altro, di quiete, di non sofferenza. Li ricordo invece aperti nelle ultime 24 ore (cominciò a star male alle 2 del pomeriggio del giorno prima, quando la trovai, tornando dal pranzo, con la testa abbandonata sulla ciotola che non aveva toccato, lei che negli ultimi mesi aveva sempre fame, una fame spasmodica, innaturale), li ricordo spalancati e grandi, in un viso che sembrava invece essersi fatto piccolissimo. Ogni tanto tornavano a chiudersi, ma solo per pochi istanti. E' così che ha trascorso il suo ultimo giorno.
Torniamo di nuovo indietro. Questa volta a due settimane fa:
30 maggio 2006 ore 1.23 Ieri Maria Grazia ti ha nominato e ha detto: "vuole tornare a giocare con tutti insieme". E tutto infatti sta accadendo come se nessuno volesse sopravvivere a te. Li stai chiamando? Se credessi in qualcosa, sarebbe bello credere proprio questo. Pochi giorni fa un marxista ateo cui ho raccontato delle vostre morti ha fatto un'allusione al paradiso. Strana in lui. Molto strana. Ieri sera, subito prima di partire, ho trascorso l'ultima ora con Poppea nella stanza che è stata dei genitori, e poi della madre, di Maria Grazia. Si è fatto buio poco a poco. Lei era immobile, da quasi 24 ore non mangiava. Non so nemmeno se mi riconosceva. Ho avuto paura che andasse via questa notte, subito dopo la mia partenza. Non avrei sopportato di essere stato ancora una volta quello che non c'era. Ma non è accaduto. Poppea è ancora lì, anche se ormai è irriconoscibile. "Ha il colore della neve sporca" ha detto Maria Grazia con molta pena. Quel giorno aveva rivisto le sue fotografie con Zeus, quelle di 10 anni fa, i due gemelli bianchi come la neve appena caduta, su cui nessuno è ancora passato. Al momento della mia partenza (era ormai buio) lei era raggomitolata nel cesto ed era ormai un cerchio scuro circondato dal bianco del materassino assorbente. Un cerchio scuro, lei che era tutta bianca. A Poppea, pensavo ieri, sta toccando un compito importante: quello di chiudere la sequenza, di mettere la parola fine su questi anni con voi. A Poppea, la più piccola, l'ultima agli occhi di tutti, pur non essendolo, la piccola Poppea, sempre impaurita di tutto. Adesso è lei che dirà l'ultima frase, la più grande: è tutto finito. E mi dirà con ciò che anche lei, la più piccola, l'ultima, è importante, che anche lei ha un compito in questo piccolo brandello di storia del mondo.
L'ha rotta Poppea la simmetria di queste morti, andando via appena quattro settimane dopo Piumina.
Poppea è andata via il pomeriggio del 9 giugno poco prima delle 6, sotto il pergolato delle rose nel giardino di Maria Grazia. Quanto a me, posso dire se non altro che questa volta c'ero. Che ci sono stato fino in fondo. Filippo Schillaci |