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Il diario di Gondrano
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Il laboratorio

 

Sono tornati tutti a casa

Poppy e Piumina dopo la morte di Coccolino, gennaio 2006

Poppea

Anche Poppea ha chiuso infine la porta alle sue spalle ed è tornata a casa. Ha cominciato a farlo nove mesi fa, a Messina, alle soglie dell'autunno. Ha finito il 9 giugno, dalla parte opposta dell'Italia, alle soglie dell'estate. Ha attraversato la morte di tutti gli altri e infine li ha seguiti. Avevo scritto qualcosa nei mesi scorsi. E forse è questo il momento di rileggerlo, forse è questo il modo migliore di ripensarla.

22 gennaio 2006
ore 11.40
(...)
Anche questo è un anestetico: ci dà pace credere che la decisione di andar via sia stata presa da chi andato via, non dal suo corpo che non lo sostiene più.
Ma ieri, davanti a un insolito torpore che aveva preso Poppea, mi sono scoperto a veder nascere pensieri analoghi. Poppea, che viveva in simbiosi col gemello Zeus morto tre anni fa, Poppea che da allora è sola come adesso sono solo io, e per di più da alcuni mesi con chissà che male al cervello. L'ho vista dunque ieri, raggomitolata come una cuccioletta su quella stessa poltrona di vimini su cui stavate acciambellati insieme un certo giorno prima di Natale, l'ho vista sola, immobile mentre passavano le ore. Ho pensato: anche tu vai via? Ma sì, hai ragione, e io ti lascio andar via. Cosa ci rimani a fare qui? Che senso ha per te adesso? (Che senso ha per tutti noi?) E io ti lascio andar via. Tranquillamente, in quiete e silenzio.

E' andata via il 9 giugno Poppea, Poppy come la chiamava ormai Maria Grazia, ma non in quiete e silenzio. E' andata via con fatica, assordata negli ultimi minuti dal dolore. E' andata via mentre ormai la primavera si prepara a diventare estate, sotto il pergolato delle rose (ma chissà se era ormai in grado di accorgersene?) nel giardino di una casa che avrebbe potuto finalmente darle un po' di quiete e non ha fatto in tempo a dargliela. E' andata via per ultima come ultima era sempre stata in vita: l'ultima ad arrivare, l'ultima a farsi avanti; l'ultima, anche, a essere ricordata.

Poppy e Maria Grazia, maggio 2006

Il giorno prima l'avevo portata un po' in giardino, e avevo promesso (a me, a lei) che lo avrei fatto ancora. Il pomeriggio in cui è andata via a un certo punto ho pensato che forse, nuovamente non c'era più tempo. Avevo ragione. L'ho riportata allora sotto il pergolato delle rose, dove tante volte l'avevo lasciata insieme a Maria Grazia al momento di partire, e per alcuni minuti sembrò che ritrovasse un po' di riposo. Solo per alcuni minuti.

Poppy, maggio 2006

Poppea era l'unica fra tutti ad avere gli occhi azzurri, di un azzurro saturo e profondo. Quegli occhi magnifici li teneva quasi sempre chiusi negli ultimi mesi, cosa che avevo imparato a considerare buon segno: segno, se non altro, di quiete, di non sofferenza. Li ricordo invece aperti nelle ultime 24 ore (cominciò a star male alle 2 del pomeriggio del giorno prima, quando la trovai, tornando dal pranzo, con la testa abbandonata sulla ciotola che non aveva toccato, lei che negli ultimi mesi aveva sempre fame, una fame spasmodica, innaturale), li ricordo spalancati e grandi, in un viso che sembrava invece essersi fatto piccolissimo. Ogni tanto tornavano a chiudersi, ma solo per pochi istanti. E' così che ha trascorso il suo ultimo giorno.

Poppy e Maria Grazia, maggio 2006

Torniamo di nuovo indietro. Questa volta a due settimane fa:

30 maggio 2006 ore 1.23
A volte il caso assume l'apparenza della regolarità. Sta accadendo così per le vostre morti, la cui successione è avvenuta con una quasi incredibile, quasi perfetta simmetria.

Ieri Maria Grazia ti ha nominato e ha detto: "vuole tornare a giocare con tutti insieme". E tutto infatti sta accadendo come se nessuno volesse sopravvivere a te. Li stai chiamando? Se credessi in qualcosa, sarebbe bello credere proprio questo. Pochi giorni fa un marxista ateo cui ho raccontato delle vostre morti ha fatto un'allusione al paradiso. Strana in lui. Molto strana.

Ieri sera, subito prima di partire, ho trascorso l'ultima ora con Poppea nella stanza che è stata dei genitori, e poi della madre, di Maria Grazia. Si è fatto buio poco a poco. Lei era immobile, da quasi 24 ore non mangiava. Non so nemmeno se mi riconosceva. Ho avuto paura che andasse via questa notte, subito dopo la mia partenza. Non avrei sopportato di essere stato ancora una volta quello che non c'era. Ma non è accaduto. Poppea è ancora lì, anche se ormai è irriconoscibile. "Ha il colore della neve sporca" ha detto Maria Grazia con molta pena. Quel giorno aveva rivisto le sue fotografie con Zeus, quelle di 10 anni fa, i due gemelli bianchi come la neve appena caduta, su cui nessuno è ancora passato. Al momento della mia partenza (era ormai buio) lei era raggomitolata nel cesto ed era ormai un cerchio scuro circondato dal bianco del materassino assorbente. Un cerchio scuro, lei che era tutta bianca. A Poppea, pensavo ieri, sta toccando un compito importante: quello di chiudere la sequenza, di mettere la parola fine su questi anni con voi. A Poppea, la più piccola, l'ultima agli occhi di tutti, pur non essendolo, la piccola Poppea, sempre impaurita di tutto. Adesso è lei che dirà l'ultima frase, la più grande: è tutto finito. E mi dirà con ciò che anche lei, la più piccola, l'ultima, è importante, che anche lei ha un compito in questo piccolo brandello di storia del mondo.

L'ha rotta Poppea la simmetria di queste morti, andando via appena quattro settimane dopo Piumina.
In quel giorno di gennaio invece, ormai a sera, Poppea era uscita dal torpore, era tornata ai suoi va e vieni a vuoto per le stanze, alle sue serie di quindici urli rochi che sembravano racchiudere tutto il dolore del mondo, l'ultimo dei quali, da qualche tempo, si era trasformato in un miagolio lieve, quasi infantile, quasi interrogativo. Era forse in quel giorno di gennaio il momento giusto per andar via? O era la mattina dell'8 giugno? O il lunedì precedente, quando per la prima volta la malattia aveva assunto una forma acuta? Negli ultimi giorni molte volte si è premuto su di me affinché decidessi per l'eutanasia, e molte volte ho detto no. Non all'eutanasia, ma al momento. C'era sempre un muro: la sensazione di sbarazzarmi di lei.

Poppea è andata via il pomeriggio del 9 giugno poco prima delle 6, sotto il pergolato delle rose nel giardino di Maria Grazia. Quanto a me, posso dire se non altro che questa volta c'ero. Che ci sono stato fino in fondo.
Adesso sono tutti insieme, dove non sanno, non sapremo di esserlo. Sono tornati nell'ultima casa di ognuno, la più accogliente: il silenzio e il nulla.

Filippo Schillaci
13 giugno 2005