Piumina
Piumina aveva almeno 15 anni, forse di più, ma tutti lo avevamo dimenticato: il tempo su di lei sembrava non scorrere. Sembrava che le girasse intorno senza toccarla. Invece le è crollato addosso tutto in una volta, fra la sera del 13 maggio e la mattina del 14, così mi hanno detto.
E' morta mentre ero via per Poppea, che invece stava allontanandosi dalla vita poco a poco. E' morta sola.
Era rimasta con Poppea fino alle soglie della primavera, poi l'avevo riportata nel Lazio. Maria Grazia mi aveva chiesto di lei e io avevo risposto: tranquilla e solitaria. Mi aspettavo che sarebbe stata l'ultima ad andar via, così: solitaria, invece non è toccato a lei chiudere l'ultima porta. Come se, con modestia, avesse voluto cedere questo compito, il più importante, alla più piccola. Come se.
Poppea era la più piccola e incerta, Piumina una solida micia piena di certezze. C'era molta distanza fra loro, che la presenza del Vecchio Saggio colmava. In tre erano ancora una comunità, senza di lui il senso di comunità scomparve di colpo: sola Piumina, sola Poppea.
Dava un grande senso di affidabilità, di stabilità Piumina. Se la lasciavi la sera acciambellata nel grande cesto davanti alla casa dove trascorreva immancabilmente le sue notti estive, la mattina dopo era ancora lì. Sapevi sempre dove trovarla. Forse anche per questo si aveva la sensazione che il tempo su di lei non passasse, che quel momento, quel suo essere lì, poteva ben essere per sempre.
Piumina non scherzava sulla "gattità", ne aveva al contrario un alto concetto, era la sua forma della dignità. E faceva parte del suo essere Gatta non tollerare di avere un tetto sopra la testa. Giusto il periodo più freddo dell'inverno la si poteva vedere in casa durante il giorno. Per il resto dell'anno, mi onorava (un tempo ci onorava) della sua silenziosa presenza solo di notte, e d'estate nemmeno quella. Nelle notti estive per incontrarla dovevi anche incontrare la notte con cui pareva diventasse un'unica cosa.
E' morta nell'orto, nella posizione che i gatti assumono nel riposo, forse proprio di notte, mentre io ero via per la malattia di Poppea che avanzava senza rimedio. E' morta all'aria aperta, senza un tetto sopra la testa, come piaceva a lei, posata sulla pacciamatura di un'aiuola, fra le piante. Mi hanno detto che sembrava dormisse, e forse è accaduto proprio nel sonno.
Non amava i cani Piumina e anche questo atteggiamento un po' altezzoso (diremmo oggi specista) verso i non Gatti era certo parte del suo modo di intendere la "gattità". Spesso notavo come lei e la cagnolina, per beffa del caso dell'identico colore, fossero la perfetta immagine delle rispettive specie ovvero, traslando in termini umani, dell'apollineo e del dionisiaco. Non amava i cani, ne era in tutti i sensi l'opposto eppure sono parole scritte per un cane quelle che più la rappresentano. Sono queste, di Byron:
Possedeva la bellezza senza la vanità
La forza senza l'insolenza
Il coraggio senza la ferocia
E tutte le virtù dell'uomo senza i suoi vizi.
Sono tornato da Merate la mattina del 15 maggio. Sotto i cespugli, nel cestone davanti alla casa lei non c'era. In un angolo del vivaio ho notato una cassetta di legno mai vista prima. E ho capito cosa ci avrei trovato già prima di sollevare l'improvvisato coperchio di cartone.
Eravamo nel mezzo della primavera e il giorno dopo, nell'aiuola accanto a quella in cui lei è morta le fragole hanno cominciato come ogni anno a maturare. Le cose hanno continuato ancora una volta, con puntuale indifferenza, a esistere.
Filippo Schillaci
13 giugno 2005