La Casa di Gondrano
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Ma va tutto bene alla Casa di Gondrano?

Assolutamente no.

Appunto: va tutto bene qui? Se parliamo del sito direi di sì: i visitatori sono tanti e tendono, lentamente ma costantemente, ad aumentare. Se parliamo del luogo, di quei mille metri quadri di pianeta Terra dove un tale sta cercando di vivere in maniera diversa, si può senz'altro dire: assolutamente no!
E non per problemi interni a quei mille metri quadri, che anzi sono, e ancor più potrebbero essere, solo fonte di serenità e soddisfazioni bensì per la stessa, unica ragione per cui le cose vanno male in cento, mille, innumerevoli luoghi che potrebbero anch'essi essere di pace e serenità e sono invece, per quasi metà anno, luoghi di guerra: di sterminio per gli animali selvatici, di paura e pericolo per gli esseri umani.

Parlo ovviamente della presenza a mano armata dei cacciatori, della presenza da incubo di questo spaventoso esercito che ogni anno dilaga senza freno nelle campagne italiane e che non risparmia ovviamente nemmeno la zona in cui vivo io. Nulla li ferma: non la presenza di case, di strade, di bambini che giocano nei giardini, di scolaresche, di agricoltori che lavorano nei loro campi. Nulla. Sparare, uccidere, massacrare è l'unica cosa che li interessa.

Tutti, letteralmente tutti coloro che hanno fatto la mia stessa scelta, o che semplicemente frequentano le campagne vivono per lunghi mesi sotto lo stesso incubo, tanto è che ho imparato a usare il concreto interesse contro la caccia come metro per misurare l'attendibilità di quanti mi dicono: "voglio anch'io fare questa scelta di vita".

E dunque, essendo questo sito lo specchio di ciò che accade in un luogo reale ecco perché qui si parla tanto di caccia. Perché essa è il più grande dei problemi che affliggono questo luogo e tutti coloro che vivono lì e nei dintorni.

Quest'anno poi, le circostanze - leggi: l'inaudita faccia di bronzo di questi individui armati che vengono a sparare fra le nostre case - mi hanno costretto a mettere il problema al primo posto fra i miei impegni quotidiani. E naturalmente tutte le altre attività ne hanno sofferto.
Solo un po' di fave seminate quest'autunno, giù, a valle dell'ulivo, per il resto fermi i lavori alla casa, fermo il mio apprendistato sulla filatura, fermi i previsti miglioramenti all'orto, fermo l'allestimento del vivaio, ferma ogni cosa. Solo procede, nelle ore notturne e a singhiozzo, un libro commissionatomi tanto tempo fa da Silvano Agosti. Un libro lungamente promesso, e di cui ho ancora scritto un solo capitolo.

Insomma, chi venisse a trovarmi oggi stenterebbe a credere che a questo luogo sono appartenute le immagini apparse nelle precedenti pagine di questo diario. Naturalmente i lavori riprenderanno, naturalmente nuove piante saranno messe a coltura nell'orto, gli antichi attrezzi tradizionali nel frattempo raccolti saranno restaurati e rimessi in uso. Ma intanto, tutto ha dovuto, per vari mesi, fermarsi. Per il sadico capriccio di una moltitudine di individui di cui la Terra tutta farebbe volentieri a meno.

E intanto, sono già almeno 48 le vittime umane provocate dal primo settembre 2003 dagli individui legalmente armati denominati "cacciatori". Di tutte le altre, come sempre, come ogni anno, si è perso il conto.

Filippo Schillaci
20 gennaio 2004