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Quelle pagine vuote
Cari lettori,
Forse è un caso, forse è il sintomo di una muta domanda. E se così è, eccomi qua a rispondere. A ciò tuttavia si aggiunge un ulteriore problema interno: la presenza, fortemente invasiva, di una persona da sempre estranea allo spirito che mi ha animato nell'avviare la realizzazione dell'idea cui ho dato il nome di Gondrano. L'insieme di tutto questo rende di fatto ormai per me invivibile quel luogo cui ho dedicato negli ultimi anni tanto lavoro e mi costringe, pur essendo esso "mio", ad abbandonarlo. Per quanto tempo non lo so. Ma è certo che i progetti, le aspettative, le promesse, le speranze descritte in quelle pagine, in questo momento non trovano più riscontro in una realtà che sia di questa terra. Mantenerle visibili significherebbe rendere rispondente al vero l'accusa che un cacciatore, le cui grossolane lettere forse alcuni di voi ricorderanno, mi lanciava un anno fa: di raccontare favole, di essere un millantatore. Se sono stato vago nel descrivere le ragioni "interne" di questa resa è perché ritengo fuori luogo annoiarvi con i dettagli di una situazione che, essendo puramente personale, devo supporre per voi di nessun interesse. Tuttavia vi dovevo una spiegazione. Da ciò, e solo da ciò, questa pagina che conclude un Diario che nelle mie intenzioni avrebbe dovuto raccontarvi ben altro: il progredire, stagione dopo stagione, dello stato di un luogo pensato per vivere in mezzo alla vita. La Casa di Gondrano rimane come sito web, perdendo però quella che fin qui è stata la sua caratteristica più qualificante: l'essere lo specchio di una esperienza concreta. Una cosa vorrei però che fosse chiara: che tutto ciò non deve assolutamente essere interpretato come un fallimento di quell'idea, che essa non è morta, anzi credo oggi più che mai nel suo valore, nella sua realizzabilità. Tutto ciò è determinato esclusivamente da uno stato di incontenibile invasività del mondo umano in un contesto che invece per esistere ha bisogno, come una versione laica degli antichi monasteri, di un isolamento il più possibile completo da esso. Nonostante tutto non abbandonerò completamente quel luogo, cercherò quanto meno di mantenere l'esistente, affinché quanto già è stato fatto non vada perduto. Ma più di questo oggi, e chissà fino a quando, non potrò. Ecco perché quelle pagine piene di speranza in un altro futuro possibile oggi non ci sono più. Filippo Schillaci |