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Il Diario di Gondrano
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Il laboratorio

 

Un piccolo posto vuoto accanto a me

1993

Anche lui, come Bianconero, è andato via in silenzio, in punta di piedi, respirando adagio e addormentandosi poco a poco. Solo negli ultimi minuti il suo respiro si è fatto affannoso, come se l'ultimo tratto di quel cammino non potesse più essere fatto a piccoli passi ma richiedesse un lungo balzo. Poi ha disteso lentamente le zampe e ha compiuto quel balzo. E' andato via in silenzio, tranquillamente, nel letto in cui aveva già dormito insieme a me tante volte, dopo una malattia lunga e triste. Forse non dolorosa, ma triste.

Avevano la stessa età e sono andati via a meno di un mese l'uno dall'altra. Avevano fatto appena in tempo a incontrarsi, non a conoscersi. Avevano di simile il grande senso della mitezza, cui lui aggiungeva quella disarmante, morbida intraprendenza che gli consentiva di irradiarlo intorno a sé, di trasmetterlo poco a poco a coloro che gli stavano intorno. Non che bastasse a renderli per sempre migliori ma per un po' di tempo, per qualche istante, forse accadeva. Era insomma uno che "non si faceva i fatti suoi" ma pretendeva che quella piccola fetta del mondo che toccava diventasse un po' più simile a sé (cioe' un po' più pacifica, un po' più sorridente, ovvero un po' migliore) di come l'aveva trovata. E ci riusciva.

Ha vissuto dunque una vita mite, senza rabbie, senza dissidi, potrebbe dire di sé (e quanti altri potrebbero?) di non aver mai preso parte a un litigio, di non esser mai stato ostile a nessuno. E cos'è la saggezza se non questo?
Non ha mai preteso di avere una missione nel mondo, non ha mai preteso di avere nulla da insegnare, si è limitato a essere ciò che era. A essere un gatto. E cos'è un maestro se non questo?
Esagero dunque se dico che era un saggio e un maestro? No, non esagero.

estate 2003

E' andato via la mattina del 16 gennaio, poco prima delle otto. Rimangono una sedia vuota accanto al termosifone e una coperta che lo aveva tenuto caldo nelle sue ultime due settimane e sotto cui non c'è più nessuno. Sono ancora lì, ci resteranno.

Rimangono le sue ultime fotografie, che in quei giorni ho esitato a fare perché pensavo che sarebbe stato ingiusto ritrarlo "in quello stato". Che le immagini meritevoli di restare, quelle che più lo rappresentavano erano di lui sano, vitale, giocoso, le immagini buffe, le immagini dei momenti di quiete, quelle che esprimevano la leggerezza, la mitezza, l'autoironia che avevano percorso tutta la sua vita. Non era così. Perché, ora che ho quelle immagini davanti, vedo che dietro i segni della malattia il viso, lo sguardo erano, saranno sempre i suoi, che niente era riuscito a mutarli. Di diverso, forse, la mestizia di chi è stanco, di chi ha percorso un cammino fattosi ormai troppo lungo. Di chi sta preparandosi ad andar via. Con leggerezza, come con leggerezza è vissuto. Adesso qui accanto a me c'è un piccolo posto vuoto. Piccolo come un intero mondo.

gennaio 2006

Filippo Schillaci
Merate, 18 gennaio 2006